25-05-2016 19:34:48

GF Nove Colli 2016

Dov'eravamo rimasti ? Alla GF Liotto 2015, 17/04/2015, oltre un anno fa. Ed in questo lasso di tempo sono accadute, ciclisticamente, alcune cose che mi hanno fatto passare la voglia di scrivere, perche' nulla di buono c'era da scrivere.
Riassumendo, dopo una pessima GF Liotto, la successiva Giro dei 3 laghi non e' andata molto meglio, mi sono trovato subito in difficolta' alla partenza, ho perso mio fratello all'inizio della prima salita ed ho portato a casa il lungo stanco e in preda ai crampi.
La disfatta e' stata pero' alla "gara obiettivo" della stagione: la Nove Colli. Gia' il venerdi' sapevo che le cose non sarebbero andate bene, in una banale uscita sul piano ho faticato troppo, ed i fantasmi della Cunego dell'anno prima si sono paventati tutti insieme. Ed infatti. Il meteo inclemente dell'edizione 2015 l'ha fatta da padrone, decimando in partenti, ma io ero pronto al via assieme a mio fratello, siamo partiti ma alla prima salita la gamba non girava, complice forse il freddo, ma sicuramente la scarsa preparazione. Mi sono quindi trascinato attraverso i quattro colli poi, giu' dal Barbotto, ho preso l'amara decisione di girare, tra le lacrime, per il percorso corto. Vedere svanire cosi' un obiettivo che mi ero posto e che inseguivo da un anno, partendo anche dalla griglia blu di merito, mi ha scosso tanto da decidere di non fare altre gare per la restante parte dell'anno.
In realta' poi ho fatto il lungo della GF Eddy Merckx abbastanza bene e a settembre un'ottima GF di Peschiera (prima edizione) con ottime sensazioni.
In inverno mi sono allenato diversamente rispetto all'anno prima, pochi rulli molto specifici, piu' uscite su strada e salite iniziate abbastanza presto per non trovarmi scarso di dislivello. Per assurdo, i problemi della Nove Colli mi hanno dato maggior stimolo a cercare di far bene.
Prima gara dell'anno ancora la GF Liotto, finita abbastanza bene ovvero senza soffrire troppo come l'anno prima, nonostante non sia un percorso adatto alle mie caratteristiche (salite brevi e cattive e discese che non lasciano il tempo di recuperare), seguita da una buona Giro dei 3 laghi (nonostante il responso cronometrico, io attribuisco l'andamento alle sensazioni e al divertimento, non alla prestazione), pero' sono partito bene, ho tenuto il gruppo che avevo, in salita sono andato bene e sono arrivato stanco ma non distrutto. Le premesse, quindi, per una buona Nove Colli 2016 ci potevano essere, sempre considerando che distanze e dislivelli sono inferiori.
L'avvicinamento alla gara di Cesenatico inizia con la notizia della griglia blu anche per il 2016. Ma i dubbi sulla preparazione si riaffacciano vedendo i tempi su Strava nelle varie uscite, l'incapacita' di spingere fuori sella e i frequenti affanni. Il tutto culmina la settimana prima della trasferta, quando in un giro con la squadra sono costretto a staccarmi alla prima salita, e quello che doveva essere un bel lungo con tanta salita si trasforma in un corto con poca salita e rientro anticipato. Gli spettri si riaffacciano. Certo, l'aver partecipato ad una podistica il venerdi' alle 5.30 del mattino per me che corro una volta o due l'anno, non e' stato di grande aiuto, cosi' come i 10km della straverona la domenica, ma speravo di riuscire a gestire tutte le cose, e invece no.
Un paio di uscite in settimana per far girare la gamba poi sabato si parte alla volta di Cesenatico.
La vigilia trascorre tranquillamente, seguendo i soliti ritmi tranne il ritiro pacchi gara, fatto da alcuni compagni di squadra, quindi pranzo, visita degli stand e rientro per riposino pomeridiano. Mi preoccupa un po' l'aver fatto una decina di km a piedi e spero di non risentirne il giorno seguente. Cena, preparazione bici, abbigliamento e scorte e a letto.
Al solito la nottata passa con una certa agitazione e mi addormento piuttosto tardi, poi la sveglia alle 4, la colazione carica ma non troppo per evitare di affaticare lo stomaco, ultimi preparativi e alle 5.30 ci avviamo verso la griglia blu. L'atmosfera e' bella, mi piace sempre vedere tutta questa gente. Di fianco a noi un signore che, dall'attrezzatura, capiamo ha appena concluso la Nove Colli by night e si sta accingendo a ripetere il giro anche di giorno. Sono teso, pieno di dubbi ma determinato a fare quello che dev'essere fatto.
Il via della nostra griglia avviene verso le 6.15 e subito il ritmo e' buono, non forsennato, e la gamba gira bene fin da subito, il cuore reagisce bene e non fatico a tenere il passo dei vari gruppi cui mi aggrego e cosi' l'attacco al primo colle, il Polenta, arriva abbastanta tranquillo. La salita la faccio bene e con agilita', identifico e saluto Alessandra Toni che conosco su facebook e che ho incontrata un paio di volte, l'ultima proprio alla GF di Peschiera, con la sua inconfondibile andatura aggressiva sulle salite. La discesa va via pure veloce e si attacca il secondo colle, Pieve di Rivoschio, e poi il Ciola, entrambi passano senza grandi problemi quando, l'anno prima, arrancavo su ogni piccolo incremento di pendenza. Via veloce anche la discesa verso Mercato Saraceno dove parte il Barbotto, con il suo ultimo chilometro al 18%, soffro pero' un po' l'inizio ma poi il livello di fatica resta pressoche' costante anche nella parte piu' difficile che mi trovo a superare senza le enormi difficolta' dell'anno prima. Prima dello scollinamento mi giro alla ricerca di mio fratello per passare insieme, come sempre, sotto lo striscione del GPM, ma mi accorgo che non c'e', e cosi', a una ventina di metri mi fermo ad aspettarlo, cosi' quando arriva ci prendiamo per mano e attraversiamo insieme sotto il gonfiabile con le braccia alzate.
Il mangia-e-bevi dopo il Barbotto lo faccio un po' in recupero, la strada e' ancora lunga perche' ora, sentendomi, capisco che il lungo si puo' fare, e cosi' al bivio dei percorsi giro a destra seguendo il cartello '200'. "Il dado e' tratto", "le jeux sont fait", "ci g'ha paura sta a casa", questo e' lo spirito con cui piego la bici assecondando la curva che mi porta al primo ristoro.
Il sole e' caldo, la temperatura inizia ad essere quasi fastidiosa, ma io non ho mai sofferto il caldo, vado piano con qualsiasi temperatura. Mio fratello invece, che pensavo fosse dietro ed invece mi aspetta al ristoro, e' piu' sensibile, ed infatti lo vedo piu' sofferente del solito, ma ha girato pure lui, per cui avanti tutta, non prima di aver tirato il fiato: fino a sotto il Barbotto eravamo in buon anticipo rispetto alla tabella di marcia, anche ora manteniamo un certo vantaggio.
Si parte per il Tiffi del quale ricordo poco, seguito da un colle che credo (sbagliando) essere il passo delle Siepi ma che invece scopriro' essere solo un breve scollino, poi sul Perticara la crisi di mio fratello si fa piu' pronunciata e, a meta' salita in prossimita' di un bivio mi fermo e mi prospetta la possibilita' di un ritiro. Cerco di spronarlo ad andare avanti ma e' in preda agli stessi miei fantasmi dell'anno prima e so che deve trovare dentro di lui le forze per proseguire, incitarlo troppo e fargli affrontare un calvario fino all'arrivo sarebbe ingiusto: mancano ancora tanti chilometri e tanta salita. Con grande rammarico sono costretto a lasciarlo per proseguire da solo e cosi' termino il Perticara e poi il Pugliano con la pessima sede stradale della bellissima discesa di San Leo. Sto a ruota di un ragazzo di Sorrento che si prodiga in mille attenzioni nell'indicare la sede stradale dissestata, e con la paura che lo possa tamponare.
Il passo delle siepi me lo ricordavo piu' una formalita', invece e' comunque una salita di 5 chilometri e si deve salire e dopo tante ore e dislivello nelle gambe nulla e' facile. Ma la testa e' ormai oltre, verso il fondovalle con i suoi chilometri di collegamento dove spero di trovare un treno buono e poi lui, il Gorolo.
Poco prima di terminare la discesa vengo raggiunto e superato da una ragazza in tenuta Thinkoff, e il dorsale personalizzato mi informa essere di nazionalita' austriaca. Presa bassa, spinge forte sui pedali nel primo tratto in falsopiano a scendere e superiamo agevolmente altri partecipanti che si aggregano: alla fine saranno, ad occhio e croce, una trentina. Arrivati alla rotonda dove inizia il Gorolo, si stacca, le urlo "Thanks, I love you" e la lascio andare del suo passo ed io proseguo del mio, cercando di limitare lo sforzo sapendo cosa mi aspetta, sotto un sole implacabile. Il primo tratto passa, saltando da una zona d'ombra all'altra, poi nel falsopiano e nel tratto intermedio cerco di non spingere troppo per tenermi un po' di gamba per l'ultimo, distruttivo, tratto che fatalmente arriva sempre troppo presto. Spingo quel poco che riesco, facendomi forza sul fatto che ormai sono alla fine, che poi sara' tutto piu' facile, superando partecipanti che spingono la bici a piedi e che non vanno tanto piu' piano, ma alla fine anche quest'asperita' finisce, e mi faccio bagnare da un generoso volontario armato di canna dell'acqua (gelida) e mi fermo sotto un albero a recuperare. Alla fine, a causa del gran caldo, mi sono fermato in quasi tutti i ristori dopo il Barbotto.
Il tempo di scambiare due chiacchiere con la simpatica (e carina) addetta dell'ambulanza, un "in bocca al lupo" all'occupante della stessa flebomunito, e via, assaporando gia' l'aria del mare. Ma c'e' ancora strada da fare, c'e' la discesa ma soprattutto il piattone finale, dove trovo un gruppo in cui qualcuno tira, altri no, e dove faccio anch'io la mia parte per quello che posso e riesco. Ad una ventina di chilometri dall'arrivo supero anche Giancarla Agostini, alle prese con la Nove Colli Running dalle 12 del giorno prima.
Gatteo, la ciclabile, la spinta ad una ragazza tedesca che non riesce a chiudere un buco, il primo cavalcavia, il secondo cavalcavia...e poi finalmente il rettilineo che separa i due arrivi dove, quest'anno, posso girare a sinistra, la pelle d'oca nelle ultime ceniaia di metri e poi l'arrivo, dove ad attendermi c'e' anche Orsi Gabriele (aka senna977), stavolta dietro le transenne. Mi intervistano pure e per un attimo mi sento un ciclista, e non quel semplice pedalatore che mi considero. Sono soddisfatto, anche se il tempo e' ampiamente oltre quello che era l'obiettivo che mi ero posto l'autunno precedente, ma va bene cosi', perche' nonostante tutto ho portato a casa il lungo, ho dato il 100% e, alla fine (ma solo alla fine) posso dire di essermi divertito. Mi avvio da solo verso il tendone del pasta partu, che a Cesenatico assomiglia piu' una sagra di paese, e rivedo la ragazza Thinkoff: non posso esimermi da rifarle i miei complimenti in un inglese maccheronico, la ringrazio e l'abbraccio con calore perche' se lo merita. "I'm strong" mi dice, e si', e' davvero forte. Dopo pochi minuti arriva anche mio fratello: quel testone non si e' arreso (dentro di me lo sapevo) ed e' giunto al traguardo solo una decina di minuti dopo di me. Ci abbracciamo ed andiamo insieme a mangiare qualcosa al pasta party che, a Cesenatico, e' piu' una sagra di paese, dove incontriamo vari amici.
E' dolce rientrare in bici in hotel, sapendo che mi aspetta una bella doccia calda, e poi, in serata, la tanto sospirata mega frittura seguita da abbondante Pignoletto. Perche' la Nove Colli e' anche questo.
Che dire ? Sono soddisfatto. Una settimana prima non avrei scommesso di fare il lungo e di farlo sentendomi relativamente bene, mi spiace per mio fratello ma le giornate no capitano, peccato sia caduta proprio in questo giorno, ma mi ha dimostrato ancora una volta quanto sia forte di testa e caparbio nel raggiungere gli obiettivi.
Qui alcuni video fatti: Playlist

17-04-2015 18:22:54

GF Liotto 2015

Lo so, lo so, non ho scritto il report dell'ultima granfondo del 2014, la GF Eddy Merckx, che sono qui a scrivere la prima della nuova stagione, chiedo quindi venia e vedro' di provvedere in seguito a grattare nella mia labile memoria al fine di recuperare qualche momento di quella accaldata giornata :)
Si diceva, quindi, della prima gara del 2015, sia come data ma anche come frequentazione, volevo infatti inserire una granfondo prima del classico inizio di stagione che ultimamente coincideva con la GF Giro dei tre laghi che si disputera' la prossima settimana. Quest'inverno ho cercato di prepararmi diversamente, con maggiore rigore e puntando su lavori un po' piu' specifici, non per raggiungere un risultato che so benissimo non essere alla mia portata, ma per dare un senso diverso alle uscite in bici, per cui ho fatto rulli in maniera differente e meno uscite su strada, in particolare meno salita, ero quindi curioso di vedere come mi sarei comportato alla prova dei fatti.
La risposta breve e' che e' andata da schifo :) I motivi sono molteplici: le ultime settimane ho mollato parecchio per vari impegni ed anche il giorno prima ho fatto una tirata che mi ha impedito di riposare bene. Ma tutto si puo' comunque, a mio avviso, riassumere con il fatto che ho fatto poca salita e questa mancanza s'e' sentita tutta.
Partiamo, al solito, dal sabato pomeriggio. Riesco a ritagliarmi un po' di tempo dopo un pranzo veloce per andare in moto con mio fratello a prendere i pacchi gara in quel di Vicenza. Sono chiaro, in un messaggio che gli ho mandato in precedenza, che non sono per niente fiducioso (i tempi su strava non mentono) sulla mia forma, ma quando arriviamo l'aria e' elettrica, e chi legge questi miei post sa che trovo sempre piacevole questo momento che attiva la mente alla modalita' "corsa". Proprio in quel momento al gazebo della squadra Copparo, il futuro vincitore della granfondo Alessandro Bertuola sta posando con gli altri per le foto di rito, noi ci avviamo al tendone dove si ritirano i numeri ed i chip, aspettiamo l'arrivo di due compagni di squadra, quattro chiacchiere per poi rientrare rapidamente a casa visto che, da li a poco, dovevo partire per Bologna al concerto dei Negrita. Il rientro sara' alle 1.15 e a letto alle 1.45 con sveglia alle 6.15, ed anche il poco sonno infatti si fara' sentire.
Domenica mattina ci troviamo con gli altri e a bordo della fantatipo imbocchiamo l'autostrada e gia' iniziano le scaramucce con altri automobilisti bicidotati :) Arriviamo, troviamo un bel parcheggio vicino alla partenza, preparazione di rito, poi io e mio fratello cerchiamo un bar dove bere un caffe' e stare al caldo: io sarei partito almeno mezz'ora dopo da casa. C'e' un unico bar aperto, gestito da un cinese, e mi chiedo perche' i gestori italiani, sapendo che c'e' una manifestazione con quasi 2000 partecipanti, non si siano alzati per accoglierli nei loro locali. Vabbe'...la brioche fa schifo ma il caffe' e' discreto. Mentre sto ancora al caldo, saluto l'amico Gambuti che sta gia' andando alla griglia di partenza e cosi' facciamo anche noi dopo pochi minuti, raggiungendo il resto della squadra che e' gia' al fresco di un pallone gonfiabile (in realta' tremo dal freddo ma la goduria della tenuta estiva e' impagabile).
Arriva il momento del via, il serpentone si muove dapprima lentamente fino al passaggio sui tappeti di cronometraggio e da li si parte ad un ritmo abbastanza veloce, ma non indiavolato, reso difficoltoso dal toboga nelle strade del centro citta'.
Avevo paura del percorso e l'avevo detto anche su facebook in un post: leggendo la descrizione del percorso e l'altimetria mi sarebbero aspettate salite non lunghe ma cattive e poco terreno per recuperare e cosi' e' stato.
La prima salita che portava a S. Gottardo l'ho fatta con il mio passo, senza soffrire particolarmente ma cercando di rimanere nei parametri, ma vedendo cosi' andarsene mio fratello e Massimo, che gia' si erano distanziati nel piano iniziale, mentre il resto della squadra era gia' lontano. Mio fratello sulle salite rallenta vistosamente e mi aspetta e a nulla sono valse le mie rimostranze affinche se ne andasse fuori dalla scatole e si facesse la sua corsa ( :) ), lo stesso vale nella seconda salita del Botteghino. Non sto malissimo, non vado forte e sento che c'e' qualcosa che non quadra, ma faccio finta di niente e al bivio decido di prendere per il lungo. Sara' una decisione che rimpiangero' per il resto del percorso (fino all'arrivo, quando invece saro' contento della scelta), e gia' a meta' della terza salita inizio a "sacramentare": come dicevo sono salite nonlunghe ma cattive, spesso in doppia cifra che ti fanno tirare il fiato quando arrivano al 10%, questa di pozzolo infatti e' proprio cosi'. Una volta superata questa asperita' il tratto successivo di mangia e bevi spezza ancor di piu' le gambe con tratti cattivi che non danno modo di recuperare. Indigeni che mi affiancano (e superano) narrano poi le difficolta' epiche nella salita che da Nanto va a S. Giovanni in monte (salita degli ulivi), lunga 9km, al sole, sempre al 9-10% e punte al 15%, e mentre l'affronto inizio a pensare a come arrivare in fondo senza l'ausilio del carro scopa, piu' volte ho voglia di fermarmi, ma sono con Massimo e saliamo insieme in silenzioso raccoglimento e sofferenza fino allo scollino raggiunto piu' di testa che di gambe.
Sempre un indigeno aveva poi anticipato che la salita successiva sarebbe stata ancora piu' ostica, corta ma cattivissima con punte al 20%: sinceramente non me la ricordo, ricordo invece che mi sono letteralmente trascinato :) Ricordo la salita' sul pave' con pasaggio all'interno di una casa vinicola in cui era stato posizionato un ristoro e poi giu' per raggiungere il piano finale e il traguardo.
Che dire...le sensazioni sono state decisamente pessime, una giornata da dimenticare anche se migliore della Cunego 2014 ed i risultati all'arrivo sono li a dimostrarlo, ma spero che le cose migliorino o la vedo dura per i prossimi impegni, in particolare la Nove Colli. Sono contento di avere fatto il lungo, quello si', almeno ho messo dentro dei km e della salita, e adesso sotto con la preparazione dei prossimi eventi.
Il pagellone
Organizzazione 8: nulla da eccepire se non il fatto di partire ed arrivare in centro storico con tutti i rischi annessi e connessi. Ottima l'idea (da noi non sfruttata) di suddividere i partecipanti nei vari parcheggi e che fossero gratuiti. Percorso ottimament presidiato sempre e su strade poco trafficate. Molto bene.
Strade 7: ottime strade, se togliamo inizio e fine, mai troppo rovinate cosi' da essere pericolose.
Percorso 8: non adatto alle mie caratteristiche con tutti quegli strappi velenosi, ma per chi li ama e' sicuramente entusiasmante. Molto bello anche paesaggisticamente, anche se purtroppo ero troppo impegnato a sacramentare e a guardare l'asfalto per poterlo ammirare.
Pacco gara 7: oltre alle solite riviste, una pompa, una borraccia, una camera d'aria, alcuni integratori. Da segnalare la mancanza del WD40 :)
Mio fratello 10 e lode.

30-11-2014 21:04:51

GF Damiano Cunego 2014

Dopo molti, troppi mesi riprendo in mano il blog, cercando di rovistare nella memoria per recuperare le ultime due gare del 2014, prima che si passi al 2015 :) Eccomi qui quindi a raccontare la mia GF Damiano Cunego 2015
Se dovessi scegliere una parola con cui definirla potrei scegliere direttamente il termine francese debacle: "In senso fig., grave o clamorosa sconfitta, disastro, sfacelo, spec. in campo politico, sociale, o anche sportivo: andare incontro a una d.;".
Fino a quel giorno sono stato molto fortunato e in tutte le granfondo sono sempre stato piuttosto bene ma il 2 giugno 2014 no. Il giorno prima sto bene, arrivo dal lungo della nove colli e sono cosciente di avere nelle gambe la possibilita' di fare il lungo anche alla Cunego ed infatti e' questo l'obiettivo che mi prefiggo. C'e' qualcosa che non va, pero', nell'ambiente pregara del sabato: poca gente che si perde nell'ampio tendone dedicato alla distribuzione dei pacchi gara e allo svolgimento delle formalita', e praticamente nessuno ad assistere alla gara dei giovani che si sta svolgendo all'esterno. La cosa non mi piace.
Il giorno della gara mi dirigo alla partenza direttamente in bici e non ho alcun problema, poi vedo le griglie scarne, il viale del via e' quasi deserto. Cerco di convincermi che sia presto ma la realta' e' che i grandi numeri di qualche anno prima, le iscrizioni chiuse per raggiungimento dei massimi 3500 partenti sono solo un ricordo e che i gravi errori organizzativi del passato stanno presentando il conto. Non dico che organizzare una granfondo sia facile, pero' saper ammettere gli errori e cercare di porvi rimedio e' un atto dovuto verso gli atleti che pagano l'iscrizione, l'hotel, la strada, le alzatacce. Quest'anno non ho nulla da segnalare, ma troppo tempo e' stato perso e l'uscita dal circuito del Prestigio ha dato il colpo di grazia togliendo chi, per regolamento del circuito era costretto a partecipare.
Quattro chiacchiere, saluto un'amica col pargolo e arriva il momento della partenza e...gia' mi sento in difficolta'. Il cuore altissimo, il ritmo subito forte, troppo forte, si e' in pochi e chi c'e' dev'essere gente che pedala ed io arranco gia' nel tratto in tangenziale perdendo subito mio fratello e crollo praticamente dopo pochi chilometri, a meta' della tangenziale di Stallavena dove cerco di stare con qualche gruppo e vedo in lontananza il gruppo di testa (incredibile per me e per dire che il ritmo era davvero alto), ma anche questo diventa difficile e mi ritrovo nelle retrovie. Qualcosa recupero un po' alla volta ma davvero sono in crisi nera, la decisione del lungo si e' persa. A Bellori incrocio in senso opposto Damiano Cunego, che il giorno prima ha terminato il giro d'Italia e, partito assieme al gruppo di testa evidentemente non se l'e' sentita di proseguire: peccato, secondo me avrebbe potuto fare una pedalata tranquilla stando assieme agli ultimi, parlando e scherzando, ma vabbe'.
A meta' della cronoscalata Berner (che non c'e' piu', segno di un, credo, taglio dei costi) raggiungo Massimo che sta un po' con me ma poi allunga, mentre poco dopo raggiungo anche mio fratello che, vedendomi affrontare un tornante si mette a ridere vedendo la mia espressione sconsolata. Gli dico di andare ma decide di rimanere con me. Poi, niente. Nada. Mi trascino all'arrivo senza alcuno stimolo, con la sola voglia di portare a termine la mattinata e cosi' e'.
Pasta party in compagnia di Massimo e Michele, quattro chiacchiere, qualche sorriso: per la prima volta non mi sono divertito. Pazienza, accadra' ancora, non puo' andare sempre "di lusso"
Il pagellone:
Organizzazione 7: purtroppo paga gli errori dell'anno precedente, ma quest'anno e' stata discreta senza alcuna grossa lacuna da segnalare, chissa' se ci sara' un'ulteriore occasione per migliorare.
Strade 8: strade note e straconosciute, ma sempre belle ed e' un peccato se nessuna granfondo portera' ciclisti di altre citta' o regioni a godersele.
Pacco gara 7: non ricordo piu' cosa ci fosse esattamente dentro, ma la bottiglia di vino vale sempre.
Damiano Cunego 5: mi spiace, e' un atleta che ho sempre ammirato e che ammiro ancora considerandomi un suo tifoso, ma nonostante lo avessi avvisato un paio d'anni fa di seguire la gara che porta il suo nome in modo di evitare i problemi che poi ci sono stati, non mi pare che ci sia stato alcun intervento (suo o del suo entourage). Il fatto poi che quest'anno fosse stanco dopo il giro d'Italia e' un motivo accettabile per non stare con il gruppo dei ciclisti, ma sarebbe stato bello vederlo con noi nelle retrovie, incitare chi era in difficolta'. Secondo me ha perso una bella occasione.
La mia gara 3: pessima, niente da rimarcare.

23-05-2014 23:56:25

GF Internazionale Nove Colli 2014

Altro giro, altra granfondo. E che granfondo: la GF Internazionale Nove Colli, a Cesenatico. Attesa, desiderata. Temuta. Quest'anno poi, in cui non sono stato estratto per la Maradona Dles Dolomites, diventa la gara culmine della mia stagione, quella per cui ci si alza al sabato mattina per allenarsi, per cui si cerca di sfruttare ogni scampolo di tempo per pedalare. Perche' la Nove Colli non e' semplicemente una gara, e' un evento che va vissuto dall'inizio alla fine, un evento che ogni ciclista amatoriale dovrebbe vivere almeno una volta. Ma ecco il racconto delle due giornate.
L'idea e' di partire presto, vogliamo arrivare, almeno per una volta, prima delle 12 e vedere la partenza dei runner che affronteranno la Nove Colli Running, vorremmo salutare Giancarla Agostini ed un altro amico che a piedi percorreranno gli oltre 200km del tracciato, ma anche per anticipare un po' i tempi, fare con calma e mangiare ad orari piu' consueti. "Mi raccomando, alle 7 si parte". Consegno anche la bici il giorno prima a mio fratello in modo da dover solo caricare al volo il bagaglio.
Infatti, sabato alle 8 si parte :) La strada scorre veloce, ed io mi lascio prendere dai pensieri, i soliti: non ho tanta strada nelle gambe, non ho fatto tanto dislivello e, a parte la "scampagnata" a Cesenatico in bici, non ho nemmeno giri lunghi avendo raramente superato i 100km per uscita. In piu' alla GF 3 Laghi ho sofferto abbastanza nonostante i soli 140km e il minor dislivello e, cosa abbastanza rara, mi erano pure venuti fuori i crampi al quadricipite sinistro. Dovevamo fare un paio di uscite lunghe come preparazione che pero' sono saltate. Pero' l'eccitazione c'e', la voglia di provarci pure, perche' quest'anno si va per fare il lungo; non ci sara' sosta sul Barbotto per decidere cosa fare, a quel rifornimento si tirera' dritto e ci si fermera' solo al ristoro dopo il bivio. Dopo aver girato a destra. Salvo imprevisti.
Arriviamo con un po' di anticipo, riusciamo a recuperare Flavio che e' sceso apposta dalla Svezia la settimana prima e si sta preparando con un gruppo di connazionali, raggiungiamo il centro sportivo e recuperiamo i pacchi gara. La tensione inizia a salire, l'adrenalina comincia a circolare nel vedere la gente, gli stand. Incrocio e saluto Chiara Ciuffini, la vincitrice di numerose prove svoltesi ultimamente, vedo il DS del team Beraldo per cui corre Roberto Cunico, il vincitore della passata edizione (e numerose altre gare) e la voglia di mettersi in griglia e' sempre piu' forte. Ma prima c'e' da andare a sistemare il bagaglio e scaricare le bici. Guardo l'orologio e sono le 11.50. A fare le cose con troppa calma abbiamo perso il via della9CR. Peccato.
A questo punto non ci rimane che andare a mangiare (un bel piatto di pasta allo scoglio innaffiato da una brocca di vino bianco), andare a ripostare, a fare un bagno di gente nella zona espositiva e mangiare il gelato. Il tempo e' buono, c'e' il sole anche se un vento piuttosto forte e fresco infastidisce non poco. Alla sera ultimi preparativi del materiale, controlli, applicazione dei numeri di gara e poi a letto.
La sveglia suona presto qui a Cesenatico, la partenza dei primi e' alle 6:00, noi avremo una mezz'oretta di ritardo vista la nostra griglia rosa, ma comunque si deve far colazione, prepararsi, svegliarsi per bene, portar giu' le bici e andare nel posto assegnatoci. Niente pasta a colazione, primo perche' non c'era e secondo perche' ho voluto stare sul classico o quasi, quindi ho optato per un cappuccino, qualche pezzo di torta ed un bel panino integrale al prosciutto, oltre ad un bicchiere di succo d'arancia. Poi, indossata la tuta da pittore per ripararci dal freddo, ci avviamo verso il via raccogliendo lungo il percorso Francesco, un altro veronese (ma di origini romagnole) che ho iscritto a suo tempo e che e' alla sua prima partecipazione: partiremo insieme ma lui ha un'altra gamba.
Arriviamo piu' o meno allo stesso posto dell'anno scorso ma siamo piu' avanti, abbiamo quindi gia' guadagnato parecchie decine di posizioni rispetto al 2012 ( :D ) e cerchiamo Flavio anche tramite telegono: e' piu' avanti essendo arrivato prima, decidiamo quindi di stare dove siamo e di raggiungerlo in seguito. L'attesa passa veloce, manca poco quando ci togliamo la tuta ed il sole sta gia' facendo capolino e quando si sente il rumore delle tacchette che si agganciano capiamo che e' arrivato il momento. Lentamente sfiliamo sotto il cavalcavia di Cesenatico e passiamo sul tappeto del cronometraggio. VIA.
L'andatura e' meno forzata rispetto agli altri anni, o almeno cosi' mi sembra, mio fratello e' sempre al massimo a qualche decina di metri, sta andando con Francesco mentre io non riesco a sfruttare gli stessi buchi nella massa di ciclisti in continuo movimento alla ricerca delle scie, ma poi finalmente mi riaccodo a lui e di Francesco non c'e' piu' traccia. Prosegue la parte iniziale in velocita' per i primo 30km scarsi, tra rilanci, rotonde, curve. Recuperiamo anche Flavio quando manca poco al primo colle, si aggancia e con noi arriviamo ai piedi della salita.
Il polenta non e' una salita difficile, presenta un paio di strappetti ma tutto sommato si affronta agevolmente, bisogna solo stare attenti al traffico: non e' difficile infatti che si formino dei veri e propri ingorghi, con ciclisti che per superare la ressa passano sui marciapiedi, che qualcuno perda l'equilibrio o che si metta il piede a terra. Fortunatamente, a parte un paio di momenti, riusciamo a passare il paese di Bertinoro (abbiamo gia' perso Flavio, lo troveremo al traguardo dopo che avra' optato per il medio) e a proseguire l'ascesa e poi giu' in discesa.
Anche la seconda ascesa di Pieve di Rivoschio passa tranquilla, controllo il cardiofrequenzimetro e sono attorno ai 150bpm.
Il terzo colle, il Ciola, passa pure, non dico con disinvoltura, ma senza grandi problemi. Sto bene, la gamba sta andando meglio di quanto mi aspettassi e pedalare e' un piacere.
Discesa veloce e poi attacco al Barbotto. La salita simbolo della Nove Colli, il tanto temuto Barbotto con il suo ultimo tratto al 18%, non e' da sottovalutare perche' e' il momento della verita', dopo quello si decide implicitamente cosa si fara' al bivio nonostante i buoni propositi. Salgo bene, anche Michele sale bene e non c'e' traccia dell'appannamento che lo ha colpito l'anno precedente. Sull'ultima rampa c'e' parecchia gente ai bordi a fare il tifo, qualcuno cede e scende dalla bici e raggiungera' il GPM a piedi. Scolliniamo in 24:53 io e 24:54 Michele, contro i rispettivi 25:56 e 26:17 del 2013. Come prvisto non ci fermiamo al ristoro e proseguiamo e al bivio, al grido di "di medio c'e' solo il dito" coniato da Orsi Gabriele (aka Senna977) e di un "ci g'ha paura sta a casa", giriamo a destra seguendo le indicazioni per i 200km.
Prossima ascesa il quinto colle, il monte Tiffi, ma prima incrociamo, in un tratto di strada di circa 500m condiviso dalla gara in entrambe le direzioni, il gruppo dei primi e resto impressionato dalla velocita' con cui scendono: abbiamo ben quattro colli di distanza :) Sul Tiffi inizio a soffrire un po' troppo per essere a poco meno della meta' della strada e nella mia testa inizia a prendere forma il dubbio di avere sbagliato e che forse sto pretendendo troppo dalla preparazione che ho. Mi lascio sfuggire un "Non so proprio come andra' a finire...". La perdita di sicurezza e' rapida e mi annebbia un po', ho le gambe stanche. E c'e' ancora molta strada da fare. Fortunatamente mio fratello propone alcune soste rapide che mi aiutano a recuperare: mi basta mettere a terra il piede ad un ristoro, il tempo di riempire una borraccia per poter ripartire.
Sul Perticara riacquisto fiducia, oramai i colli fatti sono piu' di quelli da fare, i cartelli dei km all'arrivo sono in doppia cifra e nonostante la fatica si faccia sentire, riesco a salire bene con il rapporto piu' agile.
Anche il Pugliano passa abbastanza bene, per quanto possa passare bene una salita di circa 9km con dei bei tratti dopo quasi 140km di gara. Poi giu' a tutta.
Il passo delle siepi e' molto simile al Tiffi, salita corta (meno di 5km) ma con alcuni tratti un po' impegnativi, ma e' quello che viene dopo che mi preoccupa.
Cerco di non pensarci troppo ma il Gorolo, quello si' mi fa paura. Quando si fa il medio si pensa al Barbotto come LA salita della gara ma quando si affronta il lungo e' qui che ci si scontra con i propri demoni. Per arrivarci c'e' un tratto piuttosto lungo pianeggiante, qui l'anno scorso abbiamo trovato un romano che s'e' messo davanti a menare ai 40km/h senza chiedere alcun cambio e ci ha portati ai piedi della salita (che non conoscevamo) in bellezza. Quest'anno siamo in un gruppo piuttosto nutrito, ma davanti nessuno ha voglia di tirare e si va a circa 30km/h. Ad un certo punto, a meta' del tratto pianeggiante, da dietro parte una ragazza (che scopriremo poi essere tedesca) che si mette davanti a fare la lepre, e subito il gruppo riprende vigore e l'andatura si alza. Arriviamo cosi' ai piedi del Gorolo. La salita e' subito impegnativa per il primo terzo e faccio fatica, poi pero' spiana nel mezzo cosi' da tirare un po' il fiato fino a quando non si vede il paese, ed e' allora, nell'ultimo terzo, che le cose si fanno piu' complicate: testa bassa a guardare la ruota davanti, ascoltare il cuore che batte nella testa che da un po' mi fa male, la bocca resa dolciastra dai sali che fa venire voglia di bere semplice acqua, ma anche questa la supero e scollino con i polmoni che bruciano. Devo rallentare vistosamente per recuperare fiato tanto che Michele allunga un po' finche' non lo riprendo al ristoro. Il cronometro si ferma a 21:24 per me e 21:21 per mio fratello, quando nel 2012 i tempi furono rispettivamente 23:43 e 24:41.
Ripartiamo rapidamente, ormai e' fatta, il pensiero che ho fin dall'avvio, la visione del rettilineo in cui i due percorsi si dividono in vista dell'arrivo (130km dritto, 200km a sinistra), io che giro a sinistra, e' piu' vivido che mai e ce l'ho davanti agli occhi. Un paio di salitelle mi fanno perdere il contatto con mio fratello che allunga mentre dopo qualche minuto vengo ripreso dal gruppo che avevo alle spalle, capitanato dalla tedesca. Capisco che non devo lasciarlo andare, e' un buon gruppo, mi alzo sui pedali e richiudo in coda e li rimango finche' non recupero Michele poco dopo. Nella discesa finale ho degli accenni di crampi, sempre al quadricipite sinistro, ma riesco a rintuzzarli per un po' fino a quando non si fanno piu' forti a una decina di chilometri dall'arrivo dove dovro' lasciare la pedalata per massaggiarmi il muscolo, ma comunque rimanendo sempre nel gruppo.
Ultimi cavalcavia, rettilineo, e come nell'immagine che mi accompagna da ore, giro a sinistra e poi...il traguardo insieme a Michele, mano nella mano al cielo.
Sono stanchissimo, ma contento per aver portato a termine il mio obiettivo stagionale. Il tempo finale sara' di 8:43:33 (8:21:35 in movimento), che e' di oltre 40 minuti inferiore all'anno scorso. Serata, come da tradizione, a mangiare il fritto all'osteria degli inseguiti, sul porto canale e poi rientro a casa.
Non c'e' niente da fare, la Nove Colli e' un evento che va oltre la semplice GF. Secondo me arrivare al mattino, correre e andare via non rende il giusto merito. La Nove Colli va, secondo me, vissuta il giorno prima, assaporata nella gente, nei sapori della romagna, e' un'esperienza che ogni ciclista o, come mi considero io, pedalatore, dovrebbe vivere.

Il pagellone
Organizzazione 10: Ottimo tutto, niente da eccepire, congratulazione.
Strade 6: Insomma...a parte un tratto asfaltato di fresco (anche troppo) il resto soffre come tutte le strade italiane ed e' in uno stato di sostanziale abbandono. Molto brutta la discesa di San Leo.
Percorso 7: Io non lo trovo entusiasmante. Bello, se la giornata e' buona offre dei begli scorci paesaggistici (per quando in gara non guardi molto in giro), ma preferisco la maesta' delle dolomiti. Come tracciato invece e' molto nervoso, non presenta salite lunghe dove impostare un ritmo, ci sono i colli che non sono regolari, presentano qualche rampa piuttosto accentuata e in ogni caso ci sono tanti saliscendi, uno fra tutti e' il Barbotto dopo il quale uno si aspetterebbe la discesa mentre invece si trova ad affrontare un paio di salite.
Pacco gara 6/7: Discreto, c'era dentro una giacca antipioggia sportful e qualche integratore.
La mia gara 9: Ho dato tutto quello che avevo, ho migliorato il tempo, mi sono divertito e, ancora una volta, ho sconfitto i miei demoni e la mia pigrizia, piu' di cosi'... :)
Mio fratello 10 e lode.

27-04-2014 19:25:16

GF Tre Laghi 2014

Portata a termine anche la GF Giro dei 3 laghi e, anche quest'anno come da tradizione, c'era pure il quarto lago che scendeva copioso dal cielo :)
Per il 2014 l'idea era di portare a casa il giro lungo in questa gara e sarebbe stata la prima volta, essendo un po' troppo presto nel calendario e quindi arrivando quando la preparazione non e' al massimo. Pero' la volonta' c'era.
Gia' durante i giorni precedenti al week end le previsioni meteo erano poco incoraggianti, ma si sa che non ci si deve mai fidare degli algoritmi a lungo periodo. Ed infatti...
Sabato come al solito si va in auto a ritirare i pacchi gara, l'aria e' piuttosto fresca e nuvoloni all'orizzonte non promettono niente di nuovo per il giorno dopo, ma chissa', forse nella notte...Comunque, prendiamo il nostro sacchetto e si rientra a casa. Non ci sono infatti gli stand da visitare o altri motivi per rimanere.
Al mattino sveglia presto, perche' la partenza e' alle 8 e c'e' quasi un'ora di strada da fare, carico la bici, passo a prendere mio fratello e via. Il morale e' buono, la strada e' umida per cui ha piovuto nella notte e forse il tempo s'e' sfogato, e il cielo ha una parvenza di sereno.
Arrivati a destinazione iniziamo la preparazione e facciamo conoscenza con due fratelli bresciani giunti a bordo di un furgone e scambiamo qualche chiacchiera e poi via in griglia, piuttosto indietro visto che mancano pochi minuti al via. Poco prima pero' ricevo la chiamata di Giulia, una ragazza del team Chesini, che mi avvisa essere in ritardo e non sa se riuscira' ad essere al via dopo essere stata costretta a tornare a casa a prendere la borsa.
Pronti, si parte. Mio fratello stranamente mi lascia stare davanti per cui cerco di aggregarmi a qualche gruppo ma il ritmo e' troppo alto e inizio a perdere unpo', per cui mi riprende e passa avanti...e allunga pensando che io fossi dietro. Rimango cosi' in un gruppo dietro e faccio tutta la gardesana in loro compagnia: purtroppo su una rotonda uno dei due bresciani e' caduto e il fratello e' fermo con lui.
Finita la gardesana iniziamo a salire ed comincia a piovere un po'. Raggiungo mio fratello e da li staremo insieme fino all'arrivo. Purtroppo la pioggia si fa sempre piu' insistente.
Le sensazioni sono buone nonostante non riesca a tenere un gran ritmo ed arriviamo al ristoro dove ci fermiamo un po' sotto una pioggia ormai battente che ci accompagnera' fino all'arrivo. Al bivio decidiamo, nonostante l'essere fradici e infreddoliti, di proseguire per il lungo. La strada e' bella, in mezzo ai boschi in continui saliscendi e strappi, e sarebbe ancora piu' bella se non si continuasse a tremare per il freddo soprattutto nei tratti in discesa. Alla fine pero' riusciamo a fare anche la discesa, l'ultima, che ci porta sul tratto dritto dove mio fratello si mette a menare mentre io, in lotta con un crampo al quadricipite sinistro, gli sto a ruota.
Arriviamo insieme, come sempre, contenti di avere portato a termine anche questa gara nel percorso lungo nonostante le intemperie, che ci costringono a cambiarci in auto, fradici, e che continuano finche' non abbiamo finito di mangiare al pasta party.
Purtroppo non c'e' molto da raccontare, il freddo e la pioggia hanno un po' falsato il godere del percorso.
Nota: Giulia e' riuscita a entrare in griglia, pochi secondi dopo che era stato dato il via :) la si vede in un video mentre arranca contro il fiume dei partenti e cerca di guadagnare il passaggio sul tappeto del cronometraggio :) Mitica :)

Il pagellone
Organizzazione 6: Buoni i presidi degli incroci nonostante le intemperie, ma come al solito sono lasciati un po' scoperti quelli nel tratto finale che sono un po' i piu' pericolosi. Buoni i ristori, sempre molto forniti, meno il pasta party veramente molto scarno.
Strade 6: Quest'anno fortunatamente nessuno ha messo (o ha perso...) il gasolio per vari chilometri di gardesana, ma molti tratti erano parecchio sporchi e cio' ha causato numerose forature.
Il pacco gara 6: do la sufficenza ma insomma...piuttosto scarso, ma almeno quest'anno non c'era la bottiglia d'acqua e il sacchetto del supermercato :)
Totale 7: Una buona gara, peccato sempre per il meteo che la rovina, secondo me il percorso merita e con una giornata di sole dovrebbe regalare dei bei panorami: io ho sempre visto solo pioggia e nebbia :)
La mia gara 7: Tutto sommato e' andata bene...non sono caduto nonostante la pioggia ed ho fatto il lungo, ottimo in previsione nove colli, anche se le condizioni in cui sono arrivato ed il crampo che cercava di uscire nel finale non mi danno queste gran certezze sulla preparazione: chilometraggio e dislivello sono solo 2/3 di una nove colli.

24-02-2014 23:21:04

Giro del lago di Garda

Esco da un weekend un po' impegnativo. Il "main event" previsto era il giro del lago di Garda, la mia prima volta, che si sarebbe dovuto tenere il 7 febbraio ma che, a causa delle avverse condizioni meteo era stato rimandato di due settimane.
Venerdi' sera giro di messaggi, il tempo e' inclemente e la pioggia cade copiosa per cui si decidera' al mattino successivo. Al risveglio le strade sono parecchio bagnate ma praticabili, in previsione, appunto, del giro del lago di Garda, optiamo per un giro tranquillo: siamo io, mio fratello e il nuovo iscritto Riccardo, e alle 8.30 partiamo in direzione Est.
Partiamo abbastanza tranquilli e affrontiamo il falsopiano verso Tregnago e poi Badia Calavena dove giriamo e facciamo la salita verso la Bettola. Una volta in cima Michele scopre di avere forato: salutiamo quindi Riccardo che prosegue verso Velo Veronese mentre noi, una volta sostituita la camera d'aria, rientriamo verso Verona.

A sera uscita in montagna con alcuni amici, con relativa scarpinata lungo un pendio innnevato, niente di estremamente complicato se non che comunque le gambe non erano freschissime per l'uscita mattutina e per il forte vento freddo. Alla fine cena al rifugio Primaneve e rientro ad un orario piu' che accettabile. E gambe ancora piu' stanche :)

Domenica mattina sveglia presto, alle 6.00 e preparazione in stile granfondo con colazione, borsa, carico bici, recupero fratello e via in direzione Peschiera per il ritrovo dove arriviamo con buon anticipo.
L'uscita doveva essere organizzata, inizialmente, da tre squadre veronesi ma alla fine ci saranno solo gli amici del team Turnover, capitanati dall'inossidabile Romeo. Scopriro' poi che la squadra che si e' aggragata, il team laOrsi bike di Piacenza era stata invitata appositamente per una sorta di "scambio culturale", ed infatti ci accompagneranno lungo tutto il giro.
Partiamo baldanzosi, a buona andatura, il meteo e' stupendo e dopo settimane di nuvole grigie e pioggia, il sole la fa da padrone e nonostante l'aria frizzante i panorami del lago circondato sono spettacolo puro, con visibilita' quasi infinita e il monte Baldo coperto di neve a farla da padrone.

Il gruppo e' compatto, cerchiamo di non dare troppo fastidio al traffico ma e' inevitabile che decine di ciclisti (quaranta ? cinquanta ?) in qualche modo si prenda qualche colpo di clacson, anche viaggiando in fila indiana, una lunga fila indiana: pazienza.
L'organizzazione prevede furgone al seguito ma soprattutto un ristoro a Limone del Garda, quando dallo stesso furgone del team Turnover e dalle auto del team laOrsi bike vengono tirate fuori torte, banane, bevande calde e fredde: un ristoro degno di una granfondo.
Ripartiamo un po' piu' carichi con gia' 71km sulle gambe, io sto faticando un po' dovendo ancora smaltire il sabato, ma sto coperto, chiacchiero e mi godo la pedalata che, da li in poi, diventa piu' impegnativa a causa del vento e delle gallerie del lato bresciano che sono veramente brutte e pericolose. Mi piazzo giusto dietro Romeo e un altro e viaggiamo, contro un forte vento da nord, a oltre 34km/h, con giubbino rinfrangente e fanali accesi. Arrivati a Riva del Garda e poi giu' verso Malcesine il gruppo si allunga, davanti macinano pedalate di gran lena, dietro si fatica un po', ma sara' lo strappo da Torri del Benaco a Garda a fare la prima selezione, ed infatti non riesco a stare agganciato e vedo quelli davanti allontanarsi, assieme a mio fratello. Da li in poi me la faccio da solo fino a poco prima di Lazise dove vengo raggiunto da due ragazzi e due ragazze del team laOrsi bike con cui, non risparmiando qualche spintarella alle ragazze nel tratto in salita dopo Lazise, arriviamo a Peschiera.
Che dire...ottima uscita, perfettamente organizzata e molto allenante, per me portare a casa in questo periodo oltre 140km ad oltre i 31km/h di media, sebbene tutti al coperto a parte il tratto finale) e' un gran risultato.
Un grazie a tutto il team Turnover e al team laOrsi bike per l'organizzazione e la compagnia.

15-02-2014 15:55:49

Resoconto ciclistico 2013

Accidenti, e' il 15 febbraio 2014 e non ho ancora scritto un resoconto dell'annata ciclistica 2013, eppure e' stata la migliore: vediamo di porvi rimedio :)
La stagione non e' iniziata nel migliore dei modi con tanta acqua, sia nella parte di preparazione che nella GF giro dei tre laghi, poi pero' mi sono ripreso e nelle successive sono riuscito a fare sempre il lungo, raggiungendo cosi' il mio obiettivo: Merckx, Cunego (sebbene accorciato dalla direzione), Nove Colli e Maratona Dles Dolomites, ora potrei anche appendere la bici al chiodo, ma invece no, ora vediamo il nuovo obiettivo che e' cercare di fare le stesse cose ma con meno fatica. O meglio, la fatica sara' piu' o meno uguale ma si spera di abbassare i tempi :)
Intanto, sotto con gli allenamenti :)

24-09-2013 23:30:30

GF Colnago 2013

E cosi' anche per il 2013 chiudo la stagione di gare con la granfondo che si chiamava South Garda Road ma che e' stata rinominata GF Colnago Desenzano: sembra ieri che son passato da gambali e manicotti alla tenuta estiva, ed invece son gia' trascorsi i mesi caldi e le gare (e tante altre cose sono cambiate).
Ma veniamo alla gara.
Anche questa volta l'idea era di affrontare il week end da solo, ma all'ultimo momento l'amico Gioacchino del team Rana-Tagliaro mi chiede se posso dare una mano ad un suo compagno di squadra, senz'auto, intenzionato a partecipare: accetto e cosi' conosco Tom Martin, un ragazzo romeno veramente simpatico e con una gamba davvero importante nonostante la giovane eta'. Ci accordiamo per andare sabato mattina a prendere i pacchi gara e scopro che deve ancora iscriversi; poco male, posti ce ne sono ancora per cui riesce ad ottenere il suo pettorale: numero altissimo (1600 e passa) e ultima griglia. Avendo capito che potrebbe essere un personaggio agonisticamente interessante gli dico di andare a rompere le scatole e di vedere se riesce ad ottenere una griglia di merito, poco convinto si avvicina al tavolo degli assegnatari dei pettorali, lo vedo confabulare e dopo un paio di minuti si avvicina sorridente: gli hanno dato la griglia di merito grazie ai risultati in gare precedenti e la possibilita' di giocarsi la classifica assoluta. Giriamo un po' per gli stand, guardiamo le Colnago in esposizione dotate di freno a disco, prendiamo un gelato e rientriamo.
Il giorno dopo sveglia presto nonostante la partenza sia alle 9.00 per poter passare a prendere Tom, andare con tranquillita' a Desenzano e fare tutte le fasi preparatorie con calma, fortunatamente sono riuscito a dormire abbastanza bene (lo stesso non si puo' dire per Tom che si e' fatto il turno di notte in fabbrica ed ha staccato alle 5...). Ricerca di un bar mentre facciamo un po' di riscaldamento poi lo lascio a pensieri piu' privati (nel bagno del bar :) ) e me ne vado in griglia dove incontro alcuni Chesini e faccio quattro chiacchiere con Romeo Scapin e Gambuti (che arrivera' 50mo assoluto sul lungo: ne conosco di gente forte, peccato che la gamba non si acquisti per osmosi :) ).
Arriva il momento della partenza e via, cerco di non spingere troppo ma di mantenermi nei gruppi che ho vicini, magari passando da uno all'altro in base all'andatura, l'essere da solo non mi costringe a cercare di stare attaccato a mio fratello che ha, come gia' sa chi ha letto i racconti precedenti, il brutto vizio di partire come un dannato sempre alla ricerca di gente veloce :)
La prima salita passa veloce cosi' come la seconda, l'idea e' gia' dall'inizio di fare il lungo e vendicarmi cosi' del Tesio che, due anni, prima mi aveva costretto a mettere il piede a terra e di conseguenza regolo l'andatura, ma faccio gia' fatica: e' praticamente un mese e mezzo che tra ferie ed un'infiammazione alla spalla, pedalo niente e anche quando ho la possibilita' non riesco a fare lunghi e quindi non ho fondo e me ne accorgo, ma per ora non ho problemi. Tutto passa veloce e arrivo presto al bivio e giro a destra per il lungo. Al 42mo km inizia la salita del Tesio: non la ricordavo cosi' dura, ma lo e' eccome, fatico tantissimo e a in alcuni momento viaggio a poco piu' dei 5km/h con la bici che tende ad impennarsi. Vedo un piccolo slargo della strada e mi dico "li dev'essere dove mi sono fermato l'altra volta, lo ricordo, per cui dopo questo muro dovrebbe spianare" ma il contachilometri racconta una storia diversa ed infatti dopo un tratto duro ne segue un altro ed un altro ancora, e cosi' per oltre sei chilometri, ma alla fine arrivo in cima e non mi fermo nemmeno al ristoro, avanti a tutta.
La discesa sarebbe bella ma passa attraverso dei paesi e nonostante il percorso sia ben presidiato e' sempre un rischio. Raggiungo e sorpasso un paio di ciclisti dopo un paio di chilometri in solitaria, uno a sua volta mi sorpassa salvo scivolare al tornante successivo, lo evito, proseguo ma con la coda dell'occhio mi assicuro che non si sia fatto niente.
Poi la noia :) Si arriva in fondo alla discesa al 59mo chilometro quando ne mancano settanta all'arrivo, fatti di strade di campagna, mangia e bevi, curve e rotonde in cui rilanciare. Riesco a trovare un buon gruppo che pero' si sfalda e mi ritrovo con tre baresi della stessa squadra con cui scambio due parole; si danno cambi regolari ma due viaggiano bene e tengono alto il ritmo, il terzo pare abbia dei problemi o comunque non ha la stessa gamba per cui rallenta vistosamente, io me ne sto al coperto alla quarta posizione poi pero' mi faccio avanti e inizio a dare il mio contributo una, due, tre volte...poi su un tratto in piano che costeggia una superstrada mi giro convinto che i tre siano dietro ma li vedo lontani alcune centinaia di metri e devo procedere da solo. Dopo qualche chilometro vengo raggiunto da un gruppo piu' numeroso a cui mi aggrego, poi ci saranno dei rimescolamenti, qualcuno viene perso, qualcuno viene guadagnato e tutto procede tranquillamente e io mi diverto a chiudere dei buchi che via via si formano, ma soffro la mancanza di fondo ed avrei esaurito le mie energie parecchi chilometri prima dell'arrivo, ma vedo il cartello dei meno cinque, meno tre, ultimo km e alla fine transito sotto il gonfiabile del traguardo. Il tempo ufficiale e' di 4h35m32s per coprire i 130km alla media di circa 29km/h: non ho migliorato rispetto a due anni prima, ma la consapevolezza della condizione in cui mi sono presentato al via e la soddisfazione di non essermi fermato sulla salita piu' impegnativa mi rendono soddisfatto.
Andando al pasta party incrocio Tom che aveva deciso di fare da gregario ad Astrid, la donna di riferimento della squadra che ha seguito sul percorso medio ma senza puntare alla classifica. Dopo la pasta, caricata la bici si rientra a casa.
Alla fine anche questo lungo l'ho messo in bacheca.
Il pagellone:
Pacco gara 6: bella la maglia tecnica, ma non c'e' altro se non una piccola confezione di succo di limone, un integratore e l'immancabile WD40. Io non guardo molto il pacco gara ma devo ammettere che e' piuttosto scarno;
Organizzazione 7/8: secondo me buona. Bella la location, il pasta party non male (a parte il tramezzino con la maionese), praticamente nessuna coda in nessuna occasione, buoni i ristori e ottimi i presidi lungo il percorso;
Strade 7: non ci sono particolari problemi di asfalto, ma le rotonde sono sempre un'incognita; Sicurezza 7: buoni i presidi, come gia' detto, e avevamo uno scooter dell'organizzazione vicino, e considerando che io navigavo nelle retrovie e' una cosa piuttosto insolita;
La mia gara 7: mi sono presentato un po' scarso di preparazione ma con comunque la voglia di fare il lungo nonostante tutto, e l'ho fatto per cui sono contento.
Dati Garmin
Dati Strava

02-07-2013 09:09:27

Maratona Dles Dolomites 2013: la marcia dei condannati


La mia partecipazione alla Maratona Dles Dolomites (Maratona delle dolomiti in ladino) ha radici lontane: la terra era un globo informe di roccia fusa quando...no, forse l'ho presa troppo alla larga, vediamo di ridurre un po' il focus.
Ci provai l'anno scorso con l'estrazione, pagando l'obolo di due euro a fondo perduto richiesti al momento della domanda ma purtroppo senza successo, per cui ho ritentato per l'edizione 2013, questa volta piu' furbescamente con la squadra, aumentando cosi' come da regolamento le probabilita' di partecipazione, e cosi' e' stato: estratto assieme a mio fratello e ad altri tre compagni di squadra.
Poche settimane dopo l'estrazione mi arriva un'email in cui un ragazzo, Nicola, chiedeva se ci fosse un pettorale libero perche' aveva voglia di partecipare ma non era stato estratto. Rapida consultazione ed uno della squadra mi comunica di essere costretto a rinunciare: Nicola si iscrive alla squadra, come richiesto dal regolamento, e subentra. Siamo quindi in tre (gli altri due non partecipano). Parte la ricerca del posto dove pernottare, ma purtroppo "non c'era posto per loro negli alloggi". No, il posto c'era, ma tutti volevano almeno tre notti e sarebbe stato stupido pagare delle notti delle quali non si sarebbe usufruito visto che l'idea era di partire sabato mattina e rientrare domenica sera. L'alternativa: il camper a noleggio. Rapido giro a La vie on road e prenotiamo l'ultimo camper libero per il weekend, strappando anche un prezzaccio. Definito l'alloggio non rimane altro che attendere. Ed allenarsi.
Il tempo passa ma purtroppo il giorno prima del via, mio fratello mi comunica che non puo' partecipare per problemi lavorativi. Questo piu' altri avvenimenti delle settimane prima va a scombussolare il mio equilibrio mentale tanto che alla fine la voglia di andare c'e', ma non sono sicuro di cosa fare una volta sul percorso. Vista la possibilita', io e Nicola decidiamo di partire venerdi' pomeriggio per vedere di fare una sgambata perlustrativa sabato e fare tutto con comodo, per cui il 28 giugno ritiro il camper, passo a prendere Nicola e si parte destinazione La Villa.
Il viaggio passa tranquillo, Nicola e' di buona compagnia e si chiacchiera piu' o meno di tutto ma in particolare delle sue esperienze come maratoneta e la sua invidiabile partecipazione alla maratona di New York (di corsa). Ci fermiamo sul passo Gardena con l'idea di mangiare qualcosa ma, alle 21.30 il locale e' gia' chiuso (ci fermeremo poi nell'hotel pochi km dopo), non possiamo non notare pero' come la temperatura sia decisamente bassa, vicino agli zero gradi ad occhio e croce e che il weekend sara' piuttosto impegnativo anche dal punto di vista climatico: ed infatti inizia tra noi il toto-vestiario. Dopo cena arriviamo a La Villa e troviamo un bel parcheggio, sistemiamo il camper, accendiamo il riscaldamento, spegniamo la luce e in branda: Nicola in mansarda io nella cuccetta in alto perche' quella in basso non e' agibile per la presenza delle bici nel passaggio.
La sveglia suona presto per poter fare colazione e andare a ritirare i pacchi gara evitando il caos, ma scendendo dal letto perdo l'equilibrio e cado con il piede e ritrovandomi con il quarto dito del piede dolorante: mi dara' fastidio a camminare, diventera' viola e si gonfiera', ulteriore colpo alla mia determinazione, ora davvero il problema non e' piu' che percorso fare ma se partire o meno visto che vado ritirare il pacco gara zoppicando.
Prima di andare, pero', mi accorgo, com'era prevedibile, che il parcheggio e' vietato ai camper e siamo da una parte fortunati per non aver preso la multa dai solerti vigili della zona, ma sfortunati perche' era davvero un posto invidiabile, praticamente in griglia. Rapida ricerca quindi di un posto dove andare, ma non c'e' nessun parcheggio libero e gratuito solo una zona attrezzata a poche centinaia di metri, per cui cambiamo locazione. Anche qui, piccola fortuna, il posto che andiamo a riempire e' il penultimo disponibile, con presa di corrente, docce, bagni e possibilita' di scaricare i serbatoi. A pagamento ovviamente.
Piccola polemica: non capisco perche' ci debba essere tutta questa avversione verso i camperisti: chi ha il camper non va in hotel perche' non trova da posteggiare, semplicemente cambia paese, viceversa se potesse parcheggiare liberamente in aree dedicate a costi accettabili (anche senza bagni, docce ed elettricita', il camperista si adatta) sarebbe il cliente di supermercati e negozi.
Dopo la lunga coda al ritiro pacco gara (probabilmente abbiamo trovato il momento con maggiore affluenza), decidiamo di salire al passo Campolongo per testare un po' la temperatura e muovere la gamba. Fa freddo, il termometro indica all'incirca 12/15 gradi, che in salita non danno molto fastidio ma che, in tenuta estiva, si fanno sentire in discesa, ed infatti arrivo al camper ghiacciato, ma fortunatamente il dito non ha dato molto fastidio, decido quindi che l'indomani saro' in griglia, almeno per provarci, me lo devo, e lo devo a tante persone, tra cui il mio capitano rimasto a casa.
A cena ci abbuffiamo di patate e verdura e a letto presto.
Sveglia alle 4.45, colazione vestizione cercando di dare una soluzione al rebus "cosa indossare ?". Nella borsa ho tutto a parte i pantaloni invernali e la maglia tecnica felpata, la scelta cade su intimo manica corta primaverile, pantalone estivo con mezzo gambale, manicotti, maglia estiva, giubbino invernale, sottocasco, copriscarpe in neoprene e quanti invernali, ma nonostante questo l'impatto con l'aria esterna e' un po' traumatico e le cose peggiorano quando entriamo in griglia e rimaniamo ad attendere il via. Non ne ho voglia, sono stanco e la testa e' continuamente altrove, persa nei mille pensieri. Inizio a tremare in maniera vistosa, fatico anche a tenere la bici dritta nei primi metri tanto le braccia si muovono autonomamente, ma poi arriva il nostro momento di partire in direzione Corvara. Nicola e' con me, la sua idea e' di fare insieme la gara per godercela, ma io so gia' come andra' e gli dico di fare tranquillamente il suo ritmo, ed infatti gia dopo poche centinaia di metri dall'attacco del passo Campolongo, complice anche il traffico lo vedo allontanarsi e non ho voglia di andare a riprenderlo, non avrebbe senso, ha comunque una marcia in piu'.
Il Campolongo passa senza grande fatica, schivando alcuni intasamenti in cui qualcuno mette il piede a terra e le battute di ciclisti toscani che si mettono in luce per la goliardia, anche se le sensazioni non sono per niente buone e non accennano a migliorare, il freddo si sente e ancora di piu' in discesa ma fortunatamente e' breve. Arriva la prima, vera salita, verso il Pordoi, salita lunga che pero' non presenta grandi difficolta' essendo piuttosto pedalabile e costante ma la successiva discesa e' freddissima, gelida e ricomincio a tremare tanto che poi, all'attacco del Sella non mi fermo a togliere il giubbino finche' non esco dalla zona d'ombra. Raggiunto il passo Sella i dubbi ci sono ancora tutti sul da farsi, ma non sono piu' se lungo o medio ma sto prendendo seriamente in considerazione l'idea di fare il solo sella ronda. Sara' il passo successivo, il Gardena, a sciogliere almeno questo quesito facendomi optare per il medio visto che lo supero con sensazioni migliori. Discesa veloce, attraverso il bivio di Corvara e proseguo.
Di nuovo il Campolongo, che passa piu' veloce del passaggio precedente, grazie alle gambe che ora reagiscono meglio ma soprattutto per l'assenza del traffico del primo mattino e via in discesa. Il freddo ora e' meno pungente, in salita c'e' caldo poi in discesa riesco a non mettere il giubbino e mi bastano i manicotti che alzo ed abbasso secondo le necessita'. Poi decido di fare la pazzia e al bivio opto per il percorso lungo, quello che mi dico e' chiaro "Vaffanculo tutto, se ci riesco bene altrimenti torno col carro scopa, ma ci voglio, ci devo provare". E via, invece di prendere la salita verso il Falzarego proseguo la discesa in direzione Cortina per andare ad attaccare la salita al passo Giau. La salita successiva e' breve, 2,5km non facilissimi, tanto che vengo tratto in inganno pensandolo l'inizio della salita al passo mentre invece e' solo il colle S. Lucia il Giau verra' piu' tardi, immancabile.
Il Giau merita rispetto, e' una salita dura, che non molla mai, sempre attorno al 10% e piu' volte sopra che sotto, ma mai un attimo di respiro, 10km di pura passione e fatica, la fila di ciclisti sembra una lunga marcia di condannati: sofferente e silenziosa, silenzio che nelle gallerie diventa surreale, non ci sono rumori di rapporti da scalare perche' siamo tutti al massimo dell'agilita'. Qualcuno va a zigzag, qualcuno si ferma a respirare, altri si rinfrescano infilando braccia e testa in una fontana a bordo. Io proseguo, e' difficile pero' perche' la testa a volte non ce la fa a reggere la pressione e verrebbe voglia di unirsi a coloro che sono a bordo strada, all'ombra, perche' salita e sole stanno fando alzare la sensazione di caldo. I cartelli che indicano la distanza rimanente al termine della salita si susseguono, mai abbastanza rapidamente, e confronto tali distanze con quelle che deduco dal Garmin, cerco errori che mi dicano che no, non mancano ancora 8,5km, 7,5km, 6,5km ma che il passo e' li, dietro quel tornante, cosa che immancabilmente non accade, tutto combacia, c'e' da faticare ancora e quindi giu' la testa tranne pochi momenti in cui guardo il panorama cercando ristoro nelle montagne, nelle valli e nei boschi che mi circondano. Ad un certo punto credo davvero che la salita sia finita, piu' o meno ci siamo, ci dobbiamo essere e quella e' la curva dietro la quale si cela il passo, ne sono davvero convinto ma quando vedo che in realta' non e' cosi' e che ci sono almeno altri 500m/700m di salita da fare vengo preso dallo sconforto, ma dura poco perche' ormai e' li, stavolta si vede l'arrivo, il termine della salita, di questa marcia. E non c'e' una sentenza di condanna per me.
Dopo una breve pausa mi butto in discesa, affianco uno dei tanti olandesi e gli chiedo com'e' il Falzarego e mi risponde che non e' duro come questo. Rinfrancato continuo a scenere in picchiata senza prestare attenzione a due ciclisti a bordo strada soccorsi dalle ambulanze.
In effetti il Falzarego non e' duro, e' pedalabile e non presenta strappi, tanto che mi stupisco che il cartello di inizio salita riporti una pendenza massima del 16% che io non trovo. La fatica pero' si fa sentire, le gambe cominciano a reagire male alle sollecitazioni tanto che non riesco piu' ad alzarmi sui pedali per muovere un po' la schiena e dare respiro alle parti a contatto con la sella, se ci provo i quadricipiti si tendono e sono al limite dei crampi in entrambi i muscoli. Resto quindi seduto per quasi tutti i 10km circa della salita che passano piuttosto rapidamente (55 minuti contro i 77 minuti del Giau , che e' un po' piu' corto) assieme all'ultimo strappo del Valparola: passato sotto lo striscione ormai e' fatta, c'e' solo la discesa che affronto al meglio che posso rilanciando e attaccandomi, nel tratto finale fino a La Villa, a due olandesi (gli ennesimi, oppure hanno tutti nomi simili).
Sul breve strappo nel centro di La Villa che porta sulla statale verso Corvara mi alzo sui pedali ma le gambe cedono e sento partire due fitte contemporaneamente nelle gambe, abbasso il rapporto, mi siedo, respiro, rallento, e dopo pochi secondo fortunatamente riesco a rintuzzare i crampi, mi immetto sulla strada e dopo degli interminabili minuti percorro gli ultimi 4km che separano La Villa dal traguardo di Corvara.
Nicola e' arrivato molto prima, e' gia' all'area di sosta che sta per entrare in doccia. Mi faccio una pasta (non ho usufruito del pasta party, troppa confusione e troppa voglia di riposare), mi rilasso e poi partiamo per il ritorno, di nuovo il passo Gardena, ma stavolta la fatica la fa un motore diesel.
Ora pausa estiva, allenamenti leggeri, mare, moto, jazz, per tornare in occasione della GF Colnago.
Il pagellone

Pacco gara 7: per il costo e' adeguato, con una bella maglietta. Ci sarebbe anche lo smanicato che viene consegnato a chi porta a termine la maratona, ma non l'ho ritirato perche' non sono andato al pasta party, ed il capellino consegnato all'arrivo (oppure si poteva scegliere se ricevere indietro 10 euro). Nella foto manca una bottiglietta di spumante.
Organizzazione 9.5: potrebbe essere da 10 e lode, ma soffre l'elevato numero di partecipanti, con code al ritiro pacco e al pasta party. L'unica vera nota negativa e' la strada che si e' dovuta fare al termine della gara tra Corvara a La Villa, obbligatoriamente su una ciclabile sterrata: ho visto gente farsi 4km a piedi con la bici in spalle.
Strade 9: belle, con asfalto il piu' delle volte ottimo e in qualche tratto steso nuovo. I panorami sono poi indescrivibili.
Sicurezza 10 e lode: la chiusura totale al traffico non puo' che meritare il voto assoluto.
Voto finale 9: difficilmente migliorabile.
La mia gara 10: l'aver portato a termine il lungo, avercela fatta, per me e' il massimo. Non potevo fare di piu' nelle condizioni attuali e, probabilmente, anche se tutto fosse stato perfetto. Chiudo la parte importante della stagione estremamente soddisfatto, dopo avere portato a casa tutti gli obiettivi che mi ero preposto l'anno scorso.
Dati Garmin
Dati Strava

20-06-2013 23:20:08

Fisco: due pesi e due misure

E' quel periodo in cui arriva l'email del commercialista: "si prega di inviare le ricevute degli F24 e le spese mediche e assicurative sostenute". Fino a due anni fa ero veramente disattento ed effettuavo parecchi pagamenti in ritardo, e via di avvisi bonari e ravvedimenti operosi. L'anno dopo sono stato molto piu' attento, stufo di regalare allo stato piu' di quando, gia' esosamente, si prende, e quindi tutti i pagamenti li prenotavo in banca molto prima, appena mi arrivava l'F24, ed infatti non ho pagato nulla piu' del dovuto (o meglio, dell'estorto). Quest'anno ero convinto di avere fatto lo stesso, sono stato molto diligente, eppure. Eppure mi mancavano le ricevute di tre F24. A nulla e' valso ricercarle, o cercare tra le email gli avvisi del commercialista: loro convinti di averli inviati e io convinto di non averli ricevuti (di uno proprio non ho traccia). Alla fine uno non e' stato pagato e due sono stati pagati in ritardo e ieri mi e' arrivato l'avviso bonario con il dovuto piu' gli interessi di mora. Niente da discutere, dura lex sed lex.
Apro una parentesi: ma e' mai possibile che nel 2013 io debba compilare via web un F24 (con i rischi del caso) per dare ordine alla banca di pagare un importo che l'ente conosce gia' ? Perche' non lo possono venire a prendere con un RID ? A me basta ricevere l'avviso, darlo al commercialista per verificare che sia tutto ok e basta, alla scadenza che vengano a prendersi i soldi (lo stesso vale per i bolli auto, ad esempio). Chiusa parentesi.
Ora, la cosa che mi fa imbestialire e' che io, che sono un niente nel PIL nazionale, non solo pago tutto ma anche gli interessi, ed e' giusto che sia cosi', ma perche' allora i signori domenico dolce e stefano gabbana (ma con loro molti altri, e le minuscole sono volute e dovute) sono liberi di evadere cifre spaventose (si parla di 420 milioni di euro a testa piu' altri 130 milioni) e nessuno se ne accorge fino a far andare il reato in prescrizione ? E poi se la cavano con un anno e otto mesi di reclusione che non faranno mai perche' troppo bassa. E 500mila euro di multa. 500mila euro per mezzo miliardo evaso a testa. Ora, io non dico, come sarebbe facile, che non debba pagare le mie pendenze con l'INPS, anzi, e' giusto che paghi il dovuto piu' gli interessi, ma uno stato con la S maiuscola, quale non e' l'italia, dovrebbe esigere lo stesso dai signori dolce e gabbana. E la galera la devono fare, non ci sono storie. Le pene per evasioni cosi' importanti e sofisticate non possono essere una piccola pena pecuniaria e una finta condanna che non faranno mai, devono essere serie per dare il senso di presenza di uno Stato che si erge a paladino della Giustizia. Evadi 100milioni di euro ? Ne paghi il doppio. E vai in galera.
E la cosa mi dispiace perche' in passato avrebbe coinvolto anche Valentino Rossi, che a fronte di 112milioni evasi ne ha pagati solo 39,8milioni (e sei mesi di galera, mai scontati e mai indicati in fedina), come se avesse avuto un premio per essere stato bravo ad evadere. Troppo comodo cosi': come io pago il 100% del dovuto cosi' anche loro, altrimenti mi si dia una settimana di galera che non faro' mai e non andra' a sporcare la fedina e amici col fisco (si fa per dire) come prima.
Sicuramente le cose sono piu' complicate di come le vedo io, ma la sostanza non cambia: in nessun caso conviene pagare, ma evadere, eludere, nascondere, tanto poi se si viene pizzicati in qualche modo si riesce ad uscirne con enormi vantaggi. E non e' giusto.