14-01-2018 11:27:41

Cicloturismo 2015: Parigi - Londra attraverso l'Avenue Verte

Questo e' il resoconto della mia prima esperienza, datata agosto 2015, come cicloturista.

L'idea nacque nel 2013, leggendo un articolo su un quotidiano online in cui veniva presentato un percorso molto intrigante che univa Parigi a Londra, attraverso una serie di percorsi ciclabili e strade secondarie. Girai l'articolo ad una collega (non avezza ad Internet e ai social, e che quindi non apparira') che qualche tempo prima mi aveva detto che le sarebbe piaciuto fare del cicloturismo, e subito ne fu entusiasta, poi la cosa decanto' fino a fine 2014 quando decidemmo di verificare la possibilita' di avventurarci in questa impresa: il giorno dopo eravamo gia' in possesso del libro di Alberto Fiorin "Parigi - Londra in bicicletta" (Ediciclo Editore) e a febbraio 2015 c'era gia' la prima prenotazione effettuata.

Certamente a chi pratica cicloturismo da anni ed ha molta esperienza, un percorso di questo tipo, con poco piu' di 500km, puo' apparire semplice, pero' per noi era la prima volta con la logistica, i trasporti, i bagagli, le difficolta' e gli imprevisti che possono capitare pedalando in paesi stranieri, per cui abbiamo cercato di fare il tutto nel modo piu' attento possibile, programmando per bene ogni aspetto.

Questo racconto, oltre a voler far rivivere in chi legge cio' che e' accaduto, vuole anche essere uno sprono a coloro i quali volessero iniziare a pedalare per un viaggio attraverso paesi stranieri, in piena liberta' e tranquillita', seguendo l'esperienza diretta di chi ha percorso la stessa strada. Ci sono le tracce che partono dai punti del primo colpo di pedale al mattino e arrivano fin davanti ai posti dei pernottamenti. Le tracce le potete seguire serenamente, sono quelle che io ho fatto e, a parte un errore nella penultima tappa che comportano un allungamento di un paio di km (di salita), seguono quello che e' consigliato nel libro di Alberto Fiorin che potete trovare in libreria, in particolare il percorso corto delle due varianti, per poter godere maggiormente dell'ambientazione "impressionista".

I pernottamenti sono tutti in ottimi b&b o hotel economici e ci siamo trovati perfettamente, a parte l'Ibis Budget che fa parte di una catena estremamente economica, ma anche questo frutto di una precisa scelta, per questo vi elenco anche i dettagli in modo che, se interessati, possiate contattare le persone per verificare l'eventuale disponibilita', in questo modo, come ho detto sopra, avrete le tracce esatte per arrivare direttamente alle strutture. Noi abbiamo prenotato tutto in anticipo, compresa la traversata in traghetto, perche' il periodo in cui siamo andati e' alta stagione e c'e' il rischio di non trovare un posto libero ed essere costretti a deviare, magari di sera, stanchi e con il maltempo, in altri paesi vicini, cosa non facile in bici.

La preparazione

Non si parte per un giro in bici senza un minimo di preparazione, sia fisica che di attrezzatura. La preparazione fisica mia era piu' che buona, venendo da una stagione di corse e allenamenti, la collega invece praticava altri sport, meno specifici e quindi era un po' un punto di domanda. Le bici che avevamo a disposizione era la mia vecchia MTB Specialized prestata alla collega e la MTB Galmod di mio fratello per me, quest'ultima gia' provata da un paio di rotture al carro posteriore e riparata, tanto che sara' il mio cruccio cerca di non stressarla troppo meccanicamente. Per il trasporto dei bagagli abbiamo optato per un carrello porta merci (lo vedete nelle foto sottostanti) comperato su Amazon, su cui caricare tutto il bagaglio e far fare a me il mulo della situazione. Era la scelta piu' ovvia, per i livelli di preparazione. Avevamo previsto di fare dei giri di test, alla fine siamo arrivati a Parigi il giorno della partenza con zero km.

Di certo migliore e' stata la preparazione logistica, ho preparato le tracce in formato gpx ed ho usato l'applicazione Google my maps per averle a disposizione sia sui cellulari che su un tablet che abbiamo usato come navigatore. Questa soluzione pero' presenta principalmente due difetti: la prima e' la durata delle batterie che non consentono di avere un controllo continuo della tappa, il secondo e' che non si tratta di veri e propri navigatori, per cui viene visualizzata la traccia da seguire e la posizione corrente, e solo quando ci si scosta dalla traccia e' evidente di essere fuori rotta, il che, unito al punto precedente, obbliga a fermarsi, attivare il tablet, attendere che si sincronizzi la posizione che e' rimasta indietro e capire dove andare. Ah e sperare che non ci sia troppa luce o il display e' difficilmente leggibile. In qualche modo, comunque, si riesce a trarsi d'impaccio. Il percorso e' comunque ben segnato in tutta la parte francese, meno in quella inglese (nel 2015). Anche la scelta dei pernottamenti ha seguito la filosofia del cercare di stare piu' vicini possibili alla traccia, per cui dopo aver deciso a grandi linee le lunghezze delle tappe ci siamo concentrati a trovare delle strutture nei dintorni dei punti di arrivo.

09/08/2015 - Il viaggio di avvicinamento

Uno dei primi problemi con cui ci si scontra con questo tipo di viaggio in bici parte prima, ovvero come avvicinarsi al punto di partenza, in questo caso Parigi. Non volendo usare l'auto, non ci sono molti modi per portare due biciclette piu' il carretto piu' i bagagli in modo economico. La nostra fortuna e' stata quella di trovare un amico trasportatore che fa consegne sia a Parigi che a Londra e che si e' offerto di portare le biciclette ed il carretto nella prima citta' e recuperarle nella seconda, gratuitamente. Ci siamo quindi dovuti occupare solo del trasporto bagaglio. La scelta e' caduta sul treno per l'andata e l'aereo per il ritorno.

Siamo partiti dalla stazione di Verona con il treno regionale Verona-Lambrate delle ore 05.40 e arrivo alle ore 07.26, da li la metro che unisce Lambrate con la stazione Porta Garibaldi per prendere il TGV delle 08.45 con arrivo previsto a Parigi alle 16.13 (il sito SNCF delle ferrovie francesi )

Il consiglio per spendere meno possibile e' farsi furbi con la prenotazione del TGV. Sul sito delle ferrovie francesi c'e' una visione d'orizzonte prenotazioni di qualche mese (mi sembra si possa prenotare con massimo tre mesi di anticipo, ma verificate), basta andare e cercare di prenotare per vedere qual e' il limite. A questo punto segnatevi il giorno in cui la data che avete previsto la vostra vera prenotazione sara' disponibile in modo che, al mattino, siate tra i primi a prenotare il vostro viaggio perche' i primi posti solitamente godono di forti sconti, poi gia' dai giorni successivi si rischia di pagare il prezzo pieno.

Il viaggio da Milano a Parigi non e' dei migliori a causa di un problema all'impianto di aria condizionata della carrozza che fa salire inesorabilmente la temperatura, tanto che il personale (gentilissimo) inizia a distribuire bottiglie d'acqua e si prodiga nell'avvisare che ci sono alcuni posti in altre carrozze per chi abbia problemi di salute, e solo in mezzo alle Alpi complice l'aria esterna, il convoglio viene rinfrescato. Arriviamo abbastanza provati, ma con in tasca un voucher per richiedere uno sconto su un ulteriore viaggio: praticamente abbiamo viaggiato gratis.

Arriviamo all'hotel dove ci accertiamo che abbiano ricevuto le bici, che troviamo depositate in un angolo, per cui procedo ad aprire le sacche e al montaggio delle ruote e sistemazione in vista del giorno dopo. Sorpresa numero uno, l'inesperienza di non sgonfiare gli pneumatici, e mi ritrovo con entrambe le gomme della Specialized a terra a causa dello scoppio delle camere d'aria. Non c'e' problema, ho almeno sei camere d'aria di scorta, per cui mi metto a smontare il tutto ma ecco che, al momento di montare la camera d'aria nuova la valvola e' del tipo largo, mentre il cerchio ha il buco piccolo. Dannazione, questi sono i piccoli particolari cui non si pensa e che possono rovinare tutto. Non so dove a Parigi possa comperare una camera d'aria nuova, e comunque e' domenica, difficilmente sarebbe aperto. Poi il colpo di inventiva: il cerchio e' di alluminio ed ho un cacciavite a croce che posso usare per alesare il foro, e cosi' un po' alla volta lo allargo quel tanto che basta per far passare la valvola. Perfetto: primo ostacolo superato alla grande. Alla sera giro per la citta' e visita a Montmartre.

Pernottamento: Ibis Styles Parigi Cadet Lafayette 11 Bis Rue Pierre Semard Ile de France 75009 PARIGI, FRANCE Tel: +33 1 487 82 894 mail: H7952@accor.com

10/08/2015 - I tappa (Parigi - Cergy 77.3km/301m d+)

Lunedi' mattina usciamo presto per dirigerci al punto di partenza ufficiale che si trova presso la basilica di Notre Dame, in cui c'e' anche un cartello che indica la destinazione

Le bici sono a posto, il carretto pure anche se il carico e' piuttosto ingombrante (e pesante). Lo attacco per la prima volta alla bici ed e' tutto ok. "Pronti ? Andiamo". La prima sensazione, dopo alcuni colpi di pedale mi fanno restare di stucco: la pedalata e' "molleggiata", perche' il carretto ha uno snodo elastico che tende a fare "tira e molla" a mano a mano che si spinge sui pedali, il tutto accentuato dal peso (siamo tra i 50 e 60kg totali da trainare) del rimorchio che sbilancia la bici a destra e sinistra ed in piu', pure con l'allenamento, non e' cosa facile far avanzare il tutto. Sto zitto, ma per non rovinare l'atmosfera gioiosa della partenza di questa nuova esperienza, ma sono piuttosto perplesso di riuscire ad arrivare a Londra. Giunti sotto la casa del Gobbo dopo un paio di km, devo dire che mi sono gia' abituato al molleggio, facciamo alcune foto di rito e poi via, lungo la Senna. Nonostante i cartellini segna percorso ed il tablet, riusciamo a perderci quasi subito cercando di uscire dalla metropoli e facciamo alcuni giri alla "Rotonde de la Villette". Qui incontriamo una coppia che sta facendo piu' o meno lo stesso giro, intenta a cercare di capire come uscire dalla Rotonde leggendo lo stesso libro nostro, ci avviciniamo e con il tablet riusciamo a ritrovare la retta via. Con Erika e Alfredo, questi i loro nomi, facciamo buona parte della prima tappa.

Arriviamo a Saint Denis dove facciamo una breve visita alla cattedrale, che dovrebbe essere quella che viene descritta nelle vicende di Tom il Costruttore raccontate da Ken Follet ne "I pilastri della terra". Passata Saint Denis il secondo inconveniente: le mie vecchie scarpe da MTB cedono e la suola sinistra si scolla dalla tomaia, rimanendo appesa al pedale tramite l'attacco. Ovviamente non posso pensare di andare avanti cosi' per cui ricerca veloce con il tablet e...fortuna a pochi km c'e' un negozio Decathlon proprio lungo il percorso. Entro ad acquistare due pedali senza attacchi, getto le scarpe in un cestino e indosso quelle da running che ho in borsa e con le quali terminero' il viaggio. Ne approfitto anche per rimpolpare la scorta di camere d'aria, che non si sa mai.

Riprediamo il percorso lungo la Senna, pranzo a Nanterre in un bar vicino alla stazione sempre in compagnia di Erika e Alfredo. Attenzione che prima di arrivare a Nanterre c'e' un ponte piuttosto ostico da attraversare, e' una scalinata con uno spazio liscio a sinistra su cui far scorrere la bicicletta, cosa facile se e' scarica ma piu' complicata se avete le borse, ed impossibile con il carretto: l'ho dovuto sganciare e portare di peso, grazie ad Alfredo, lungo la salita e la discesa del ponte.

Dopo pranzo la strada ci porta nel "Parco degli impressionisti", un'isolotto non molto lungo che si puo' percorrere tranquillamente e godere di un ottimo momento di quiete.

Si torna quindi a pedalare lungo la Senna, le strade sono belle con alcuni tratti sterrati, il traffico lo incontreremo solo una volta arrivati in Inghilterra o nei centri abitati di arrivo, da qui in poi solo strade secondarie poco frequentate che addirittura tagliano fuori i paesi, il che rende necessario talvolta fare delle brevi deviazioni per trovare qualcosa da mangiare o bere.

Bello il passaggio a Maison Lafitte, con l'ippodromo e le sue piste da trotto e galoppo.

Arriviamo a Cergy, il pernottamento e' in un hotel di fascia ultraeconomica Ibis ma e' quello piu' vicino alla traccia e che non ci costringe a deviazioni, per cui va bene, si tratta solo di dormire una notte e si riesce a farlo risparmiando meglio ancora. Prima pero' andiamo a cena in un locale vicino (5 minuti a piedi), Grill Courtepaille in cui abbiamo mangiato bene: consigliato.

Il percorso e' pianeggiante e non presenta difficolta'.

Pernottamento: Ibis Budget Cergy Saint Christophe 1, Avenue du Promenoir Rue du Petit Albi PA d'Horloge BP 68289 95804 CERGY PONTOISE, FRANCE Tel: +33 892 680 920 mail: H4981@accor.com

Dati I tappa su Strava

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11/08/2015 - II tappa (Cergy - Giverny 55.5km/365m d+)

La seconda tappa e' quella che potrei definire "la tappa impressionista", portandoci tra le braccia dello spirito di Monet.

Il percorso non presenta molti aspetti degni di nota, non attraversiamo paesi importanti ne' monumenti caratteristici, siamo in piena campagna e il paesaggio e' rurale con qualche sterrato. Mentre attraversiamo una strada in mezzo a due campi coltivati, un trattore sta lavorando la terra alzando un enorme polverone che, spinto dal vento, incrocia proprio la nostra strada. Il contadino alla guida del mezzo si accorge di noi e si ferma, cosi' il vento sposta lontano il nuvolone polveroso e possiamo attraversare indenni: ci giriamo e lo salutiamo, ringraziandolo.

Arriviamo al b&b dove abbiamo prenotato la camera, molto bello e isolato, ci presentiamo alla proprietaria, sgancio il carretto e con le sole bici proseguiamo verso Giverny, a vedere la casa di Monet con il suo, consentitemi, splendidissimo giardino, con il lago, le ninfee da lui disegnate in innumerevoli quadri, il celeberrimo ponte e i tanti, tantissimi fiori: e' valsa davvero la pena fare questa deviazioni per ammirare uno spettacolo unico. Poi siamo tornati al b&b per il pernottamento. Attenzione che non c'e' molto per la cena, noi ci siamo affidati ad un panino.

Pernottamento: La Roseraie 2, Rue des Jacobins Sainte Genevieve les Gasny, 27620 FRANCE Tel: +33 (0) 607 675 643 mail: sylvie.pekar@free.fr

Dati II tappa su Strava

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12/08/2015 - III tappa (Giverny - Gourney-en-bray 70.0km/348m d+)

Si parte la mattina e dopo pochi km la strada e' in leggera discesa consentendoci di tenere una buona velocita' con minima fatica. Il paesaggio e' molto simile a quello della tappa precedente, a volte si passano dei paesi fantasma in cui non c'e' assolutamente nessuno, eppure dovrebbe esserci qualche abitante perche' le auto sono parcheggiate. Ci rendiamo conto che le strade indicate dalle nostre tracce tagliano volontariamente alcuni centri abitati, ed infatti e' sbagliando strada che riusciamo a mangiare: la deviazione e' chiara nella traccia, all'altezza di Neuf-Marche', nonostante tutto io la consiglio, magari non andate fuori dal paese lungo la strada trafficata come abbiamo fatto noi, una volta trovato da mangiare tornate indietro e ricollegatevi con la traccia corretta.

A St. Germen de Fly sosta per un caffe' che, nonostante sia stato ordinato "petit" arriva a riempire la tazzina.

Arriviamo a Gourney en Bray, finalmente un paese con degli abitanti ed e' pure molto carino con numerosi esercizi di parrucchieri, farmacie e istituti di bellezza. Incontriamo per caso Erika e Alfredo che sono assieme ad una coppia di romani, anche loro in giro in bicicletta sulla stessa rotta; per strada non incontriamo nessuno, solo qualche sporadico cicloturista che percorre la strada in senso opposto, da Londra a Parigi, ma nessuno che segua il nostro percorso, evidentemente si va piu' o meno alla stessa velocita' per cui non ci si raggiunge mai.

Scendiamo dall'hotel molto caratteristico e carino per andare in un brasserie che avevamo addocchiato poco prima, ma sono le 22 ed e' gia' chiusa, dobbiamo quindi optare per una pizzeria/gelateria "Le Prado", unico locale ancora aperto: pizza e insalatona soddisfacenti.

Pernottamento: Le Cygne Hotel ** - 20, rue Notre Dame - 76 220 Gournay-en-Bray Tel : +33 (0)2 35 90 27 80 en.hotellecygne.fr mail: hotel.le.cygne@orange.fr

Dati III tappa su Strava

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13/08/2015 - IV tappa (Gourney-en-bray - Bures-en-bray 54.5km/442m d+)

Fino ad oggi il tempo e' stato perfetto, con un bel sole, cielo sereno e temperatura ottimale. Ma gia' dal giorno prima i siti di previsioni meteo davano poca speranza dal 13 in poi, con una forte perturbazione in arrivo da ovest su tutto il nord della Francia, e noi c'eravano nel mezzo. Siamo andati a letto quindi con la certezza che il giorno dopo saremmo partiti sotto una forte pioggia e vento. In realta' aveva piovuto durante la notte, al mattino le strade erano bagnate ma nessuna precipitazione, tanto che a Gourney-en-Bray era uscito un bel sole caldo.

Finalmente abbiamo incontrato qualche gruppo organizzato, come ho detto prima sono stato molto colpito dalla mancanza di cicloturisti, vuoi per il periodo favorevole (la settimana di ferragosto), sia perche' il tragitto e' affascinante e quindi mi aspettavo molti piu' incontri. I gruppi incontrati, come i precedenti, erano tutti in direzione opposta. Incontriamo nuovamente Erika e Alfredo con i quali faremo un bel tratto di strada assieme, fin quasi all'arrivo quando loro si separeranno per cercare dove passare la notte mentre noi avevamo gia' la prenotazione in un b&b.

In questa tappa iniziano a farsi sentire le salite. Siamo partiti da Parigi con una tappa completamente pianeggiante ma, mentre ci si dirige verso nord, si devono superare delle colline o dei saliscendi, e ad ogni tappa si fanno piu' impegnative. In realta' sono delle salitelle, ma con il carretto attaccato le pendenze e' come se raddoppiassero di difficolta' e alla fine della giornata le gambe sentono la fatica.

Merita una sosta il castello di Mesnier-en-Bray, che assomiglia a quelli visibili nelle fiabe, con un bel giardino molto particolare con alberi dipinti e vari animali da cortile.

Il b&b e' vicino alla pista ciclabile, si tratta di uscire, fare una bella salita che porta al paese e poi una discesa altrettanto impegnativa, e gia' mi gusto la partenza del giorno dopo, con il carretto da portare su. Pero' la stenza merita e la proprietaria, invero un po' rustica, alla fine e' simpatica e la cena, che consumiamo nella struttura, molto piacevole. L'avevo scelto perche' dalla cartina era poco distante dalla pista ciclabile, consentendo di non deviare troppo dal percorso, pero' non era ben visibile l'orografia della strada. Pazienza, ci pensero' il giorno dopo, l'importante e' poter l'indomani partire, essere in poco tempo sulla ciclabile per poter raggiungere rapidamente l'imbarco del traghetto. Le bici dormiranno in un garage di campagna, controllate a vista dalle galline.

Pernottamento: Au Mesnil Le Bas Bray (Chemin o Ferme) du Bas Bray 76660 Bures-en-Bray - FRANCE Tel: +33 (0) 672 692 572 www.lebasbray.com mail: lebasbray76@gmail.com

Dati IV tappa su Strava

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14/08/2015 - V tappa (Gourney-en-bray - Newhaven - Brighton - Newhaven 58.9km/375m d+)

Ultimo pezzo francese per arrivare al traghetto. La partenza dal b&b non e' cosi' difficoltosa come poteva apparire il giorno prima: rapportino e via. Finamente mi tolgo di dosso la paura di non arrivare in tempo, la prenotazione e' importante per potersi garantire il passaggio, ma significa anche avere una scadenza e, da Parigi, sarebbero potuti accadere mille imprevisti. Percorriamo i 30km che ci separano dalla Manica con un buon ritmo, e' tutta una ciclabile immersa nel verde che finisce poco prima di Dieppe, la citta' portuale. Attraversata la citta' raggiungiamo il porto. Nell'attesa di salire, c'e' anche una famiglia piuttosto numerosa di cicloturisti composta anche di ragazzini, a dimostrazione che, calibrando bene le tappe, questo percorso puo' essere adatto davvero a tutti.

Scendiamo a Newhaven dopo quattro ore di traversata ma l'orologio va portato indietro di un'ora quindi e' come se ne durasse tre. Salutiamo un cicloturista tedesco che stava andando a Glasgow, in Scozia e gli auguriamo buona fortuna nell'attraversare le colline Inglesi. Che non sono per niente facili, lo vediamo gia' in questa cittadina in cui non c'e' una strada pianeggiante. Raggiungiamo il b&b, gestito da un cinese per la verita' non molto simpatico, ma almeno ci lascia portare la bici all'interno dopo qualche insistenza visto che secondo lui avrebbero dovuto dormire in strada, ed invece le possiamo portare nella stanza delle colazioni che tanto non credo verra' mai usata visto il costo esorbitante del breakfast: consiglio di prendere dei biscotti e arrangiarvi in camera, visto che sono tutte dotate di bollitore, tazze e bustine di the.

Dopo avere sganciato il carretto, nonostante qualche dubbio sul meteo, partiamo in direzione Brighton. Il tempo sembra tenere ma minaccia di buttare giu' un bell'acquazzone da un momento all'altro. Brighon e' una bella cittadina di mare e vale la pena di andarla a vedere, con il suo pier, le giostre, le luci, i chioschi dei dolci, la gente che fa il bagno nel mare del nord con 15 gradi di temperatura...ce n'e' di gente strana. Dopo aver trovato una banca per prelevare il contante, rientriamo prendendo qualche goccia d'acqua proprio a pochi km dal b&b, giusto per fare contento anche questo cielo plumbeo che ha tenuto duro per tutto il giorno.

La sera e' tutto chiuso, a parte un pub i cui avventori erano impegnati a vedere Aston Villa vs Manchester United ed in cui servivano solo birra, ed un kebabbaro, e sara' quest'ultimo a fornirci l'alimentazione composta da un hamburger niente male, nonostante il pregiudizio iniziale.

Pernottamento: Newhaven Lodge 12 Brighton Road, Newhaven, East Sussex, BN9 9NB Tel: 0044 (0) 1273 513 736 www.newhavenlodge.uk mail: newhavenlodge@hotmail.com

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15/08/2015 - VI tappa (Newhaven - East Grinsted 82.8km/980m d+)

E' stato il mio primo ferragosto passato pedalando, e devo dire che non e' stato per niente male, su e giu' per le colline del Sussex. La sera precedente, sul tardi, aveva iniziato a piovere e cosi' ha proseguito durante parte della notte, ma al mattino c'era il sole ed i gabbiani, vista la vicinanza con il porto, erano pure un po' fastidiosi col loro conversare.

Sveglia, colazione in camera (nel senso, a base di vivande proprie) e poi partiamo direzione East Grinsted, sapendo che la tappa sara' piuttosto lungo e movimentata, probabilmente sulla carta la piu' difficoltosa, a proseguire quel crescendo di cui accennavo in precedenza. La strada e' molto carina uscendo dal paese, affianca il mare per qualche chilometro per poi voltare a sinistra e attraversare dei gruppi di case che immagino siano per le vacanze.

Entriamo poi in un bel parco, le "Seven Sisters" e dopo poco piu' di 10km il secondo errore di percorso dopo quello della III tappa, stavolta vi invito ad evitarlo: ci siamo trovati su una strada molto trafficata e per di piu' con una ripida salita. Io non sono molto convinto che sia la strada giusta per cui in cima, prima di proseguire lungo un'altrettanto ripida discesa (che sarebbe diventata di nuovo salita dovendo tornare indietro), verifico sul tablet che qui prende segnale e mi rendo conto dell'errore e dell'aver fatto un chilometro di salita ripida per niente. Una volta ritrovata la traccia proseguiamo in un bellissimo habitat, fatto di parchi ed alberi tagliati da una strada con pochissimo traffico, affiancando ville di campagna come nei telefilm inglesi. Unica pecca e' che si tratta di una zona collinare, fatta di brevi salite piuttosto cattive e ripide discese, si sale a velocita' molto ridotta con le marce basse, ma e' tutto uno spettacolo, immersi come si e' in un verde lussureggiante.

Ad un certo punto crediamo di esserci di nuovo persi, ci fermiamo in un piccolo centro abitato dove chiediamo ad un altro ciclista la direzione per quella che e' chiamata Cuckoo Trail, una strada ciclabile sterrata immersa in un bosco rigoglioso, tra le piu' frequentate (dicono, ma noi abbiamo visto poco traffico in realta') del sud dell'Inghilterra. E' il percorso ex ferrovia e, teoricamente, non puo' superare piu' di un certo grado di pendenza, ma subito ci accorgiamo che in effetti e' cosi' ma e' tutta piu' o meno sul valore limite: si sale di continuo per una ventina di km, mai impegnativa come i tratti cattivi precedenti, ma non mollano mai. Ed io ho sempre quei cinquanta/sessanta chili da trascinarmi. Ci fermiamo un una sorta di bicigrill dove pranziamo a base di panino e Coca Cola. Il percorso, nella sua difficolta', e' pero' meraviglioso, tra felci enormi ed alberi ovunque, a tratti anche insidioso a causa del terreno reso umido dalle pioggie dei giorni precedenti, pioggie che comunque riusciamo a schivare, vedendo i nuvoloni girarci attorno.

Terminata la Cuckoo Trail ci troviamo vicino ad una casa con la strada sbarrata. Controlliamo il tablet e siamo giusti, il passaggio e' di qui, ma non capisco da dove si debba passare. Assieme a noi si fermano un altro paio di cicloturisti e poi una famiglia italiana pure in bici, loro sono armati di cartina e quindi non sono di molto aiuto. Torno indietro per controllare i cartellini indicanti il percorso e mi confermano che siamo sulla strada corretta. E poi lo vedo, mezzo nascosto dalla folta vegetazione, un cartellino che indica di aggirare il blocco e passare per un pertugio, lo imbocchiamo non senza un po' di esitazione visto che il sentiero sterrato pare andare verso il nulla, ma noi stoici proseguiamo mentre gli altri esitano un po'. Segue una discesa mozzafiato sempre su sterrato che sembra un single track come se ne vedono nelle gare di MTB, su un percorso mezzo fangoso e ripide variazioni di direzione, e farlo con il carretto e' una figata tanto che mi sono sempre chiesto come abbia fatto a passare e a cosa sarebbe successo se si fosse piantato contro un albero. Ma anche le cose belle durano poco e al termine della discesa ci si para davanti un grande parco in cui incrociamo due ciclisti con bici da strada e bagagli che vorrebbero fare il percorso inverso e cerco di consigliare loro di trovare una strada alternativa.

Al termine di una giornata piuttosto impegnativa, arriviamo al posto del pernottamento, una camera in quella che sembra in tutto e per tutto una casa privata. Il proprietario e' un anziano signore che da il senso dell'inglese vecchio stampo, sia nel modo di parlare che nei gesti, e il tutto e' davvero molto british. Per la cena optiamo per andare a mangiare in centro, e alla fine scegliamo un ristorante spagnolo che si rivela di buona qualita'. Poi a nanna, con bici e carretto al coperto.

Pernottamento: Cranston House Guest House Cranston Road - East Grinstead West Sussex - RH19 3HW Tel: 00 44 (0) 1342 323 609 www.cranstonhouse.co.uk mail: stay@cranstonhouse.co.uk

Dati VI tappa su Strava

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16/08/2015 - VII tappa (East Grinsted - Londra 79.4km/531m d+)

Ultima tappa, partiamo al mattimo presto per raggiungere la meta di questo viaggio "on the road" a pedali. Il tempo sembra tenere, le nuvole sono attorno ma ho speranza che si arrivi a Londra asciutti.

Dopo circa 15 chilometri, a Three Bridges, sbagliamo un incrocio e attraversiamo il paese per un chilometro ad andare e altrettanto per tornare sulla traccia, ovviamente in leggera salita. Ripresa la strada corretta, proseguiamo ancora un po' pria di accorgerci che il carretto ha una ruota a terra. Potrebbe essere un disastro perche' per strada non c'e' anima viva e comunque e' l'ora di pranzo di una domenica, per cui non c'e' alcuna speranza di trovare un negozio di bici aperto per ovviare al problema, che sembra di poco conto ma in realta' no lo e', perche' ho almeno sei camere d'aria di scorta ma sono tutte per le bici e non per la piccola ruota del carretto. Ma ecco che mi ricordo di avere acquistato da Decathlon, prima di partire, delle pezze autoadesive, molto simili a quelle classiche da accoppiare con il mastice ma molto piu' pratiche e comode: devo solo trovarle, se mi ricordassi dove le ho messe. Inizio dai posti piu' ovvii e piu' accessibili, tra cui i borselli, lo zainetto, la taschina latera della borsa sul carretto ma niente, alla fine cedo al fato e scarico il carretto, sparpagliando su tutto il marciapiedi borse e borsoni. Non le trovo, inizio a pensare di averle lasciate da qualche parte a casa prima di partire, ma proprio quando le speranze sono al minimo eccole, smonto la ruota, tappo il buco, gonfio, sospiro e...tiene. Perfetto. Sono altamente consigliate, perche' economiche, per nulla ingombranti e assolutamente pratiche non necessitando del mastice che, quando serve, e' sempre secco.

Ripartiamo affiancando l'aeroporto di Gatwick, con numerosi aerei che ci passano sulla testa.

Il tratto che ci separa dalla capitale inglese e' ancora piuttosto lungo e costellato di salite, che non mancano mai, nemmeno attraversando i paesi, ma c'e' un tratto in particolare di strada collinare circondato da bellissimi prati verdi, in cui si immaginano gruppi fare picnic, o passeggiare a piedi o a cavallo.

L'avvicinamento verso Londra e' ricco di attesa, passando tra parchi pieni di gente che legge, chiacchiera, mangia, corre, approfittando di una temperatura perfetta per stare all'aria aperta nonostante il cielo coperto. Sono parchi enormi che iniziano ben prima che la citta' si presenti all'orizzonte, poi eccoli i primi grattacieli che si stagliano in lontananza con il London Eye, i parchi che finiscono e lasciano il posto ai quartieri esterni della citta', le strade sempre piu' grandi, i palazzi sempre piu' imponenti. Poi il Chelsea Bridge, le strade del centro con le corsie blu per le bici e la convivenza tra ciclisti e autobus, un ciclista urbano mi sorpassa ma trattengo lo spirito competitivo e lo lascio sfilare e, finalmente, il Big Ben termine del percorso ufficiale. Il tempo di farci delle foto commemorative, con l'emozione di avere portato a termine una bella impresa e poi via a sistemarci nell'hotel, che ci vedra' pernottare per un paio di notti mentre visiteremo la citta'. Le bici ed il carretto sono subito sistemate nelle sacche perche' al mattino seguente passera' il corriere a ritirarle mentre noi rientreremo in aereo direttamente a Verona. L'hotel e' in una zona molto ricca di uffici finanziari per cui la sera non e' facile trovare da mangiare, infatti la prima sera, stupiti da quest'assenza di movimento, abbiamo optato per un McDonald's.

Pernottamento: Ibis Styles Londra Southwark Rose 43-47 Southwark Bridge Road SE1 9HH LONDRA - UNITED KINGDOM Tel: 00 44 207 01 514 80 mail: H7465@accor.com

Dati VII tappa su Strava

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Conclusioni

Portato a termine il primo giro cicloturistico, devo dire che e' stata un'esperienza estremamente positiva in tutto. La lunga preparazione logistica primaverile, quasi maniacale, e' stata perfetta e ci ha reso possibile affrontare l'incognita con una buona dose di serenita'. Certo, il primo impatto, il primo colpo di pedale ed i primi chilometri sono stati densi di domande, ma gia' durante la prima tappa si e' capito che, salvo imprevisti, saremmo arrivati a Londra. L'unica fonte di ansia e', per assurdo, il programmare tutte le tappe con i pernottamenti ed il traghetto prenotati perche' se succede qualcosa si rischia di perdere la traversata o il dormire. Se ad esempio avessimo bucato il carretto nei 30km prima di arrivare a Dieppe, difficilmente saremmo riusciti a fare tutto in tempo utile. Poi e' chiaro che su un traghetto due bici trovano sempre posto, ma per il pernottamento sarebbe stato piu' difficile. Non prenotare, d'altra parte, offre la serenita' di non dover arrivare esattamente in un posto, magari fermarsi prima, ma anche qui c'e' sempre il rischio di trovare tutto occupato e a fare chilometri aggiuntivi alla ricerca di un alloggio, cosa che in bici, magari di sera o sotto la pioggia, non e' raccomandabile, mentre avendo tutto prenotato si sa che i chilometri sono quelli previsti e che in fondo alla tappa c'e' una doccia calda ad aspettarti. E poi ci sarebbe da portarsi dietro tutto l'occorrente per dormire e mangiare, troppo stressante per un modo di viaggiare che, nelle nostre teste, doveva essere esclusivamente di relax.

Il percorso e' molto bello e merita di essere gustato dall'inizio alla fine. Forse la parte francese, piu' facile in termini orografici, presenta meno spunti essendo sostanzialmente tutto percorso agricolo ma con un suo fascino, mentre la parte inglese e' davvero bellissima sebbene piu' difficile ciclisticamente, ma immersa nel verde quasi nella sua interezza. Proprio la parte inglese pero' e' quella che non la rende del tutto adatta alle famiglie, la guida dice che e' un percorso fattibile, secondo me non proprio, a meno che non si programmino tappe da qualche decina di km da fare in tutta la giornata, perche' sicuramente si dovranno attendere i ragazzini sopra le salite piu' dure.

Il carretto e' andato abbastanza bene, ma non lo usero' piu'. Il motivo principale e' che non e' pratico, ad esempio nel passaggio sopra il ponte e' stato piuttosto complicato, e poi nei paletti che delimitano le ciclabili non sempre si poteva passare agevolmente, a volte era necessario fermarsi e spostarlo a mano non essendoci spazio di manovra. Quando poi serve qualcosa, come ad esempio le pezze per riparare la gomma, si devono disseminare i bagagli in giro, ed in caso di pioggia sarebbe davvero un grosso problema.

Come mezzo di trasporto la MTB si e' rivelata la scelta migliore visti i lunghi tratti di sterrato. Forse anche una bici da trekking si sarebbe ben comportata, ma credo che in linea di massima la mountain bike offra maggiori possibilita' di adattamento ad ogni percorso, sia che si tratti di asfalto che di sterrato leggero o bosco.

Un plauso agli automobilisti francesi ed inglesi che si sono dimostrati davvero encomiabili e mi hanno positivamente sorpreso, abituato agli scenari italiani costantemente attaccati ai clacson ed in cui si viene sorpassati a folle velocita' e a pochi centimetri di distanza, qui i guidatori restano dietro fino a quando non c'e' modo di passare in assoluta sicurezza, nonostante il carretto ingombrante e le velocita' molto ridotte, mettono la freccia, si spostano completamente sulla corsia opposta e rientrano inserendo l'altra freccia quando sono a debita distanza. Addirittura sulle salite piu' ripide, visto che si trattava di strade comunque tortuose, se ne stavano dietro anche qualche minuto a passo d'uomo, e mai un colpo di clacson o segnali di insofferenza. Forse siamo stati fortunati, ma l'idea che mi sono fatto e' che ci sia proprio tutta un'altra cultura e tutto un rispetto che, sfortunatamente, in Italia manca.

Gia' durante il percorso si pensava a quale sarebbe potuto essere un degno seguito per il 2016, pensieri che hanno poi preso forma nei mesi successivi.

07-01-2018 15:23:44

GF Peschiera 2017

Ultima gara del 2017, la GF di Peschiera. Ci siamo iscritti tempo prima, io e mio fratello, con la scarsa idea di arrivarci anche minimamente preparati, visto il lungo periodo di stop delle vacanze, ma e' vicina a casa e sarebbe stato un peccato non presenziare. Tra l'altro, e' un percorso semplice, il lungo (percorso unico quest'anno) e' piu' un medio sia come lunghezza che come dislivello, pero' in agosto ho fatto un giro cicloturistico (magari un giorno mettero' qualcosa in proposito, ma considerate che e' gennaio 2018 e sto scrivendo di una gara fatta a settembre 2017 :D ) e poi sono partito per il mare per cui davvero la forma e' piuttosto bassa.
Certo, con il passare del tempo la baldanzosa "ma si', basta prenderlo come allenamento" lascia il posto ai soliti dubbi, perche' alla fine non e' mai facile partire "alla buona" e prendere quello che viene. Soprattutto la pioggia :)
Partiamo di buon'ora perche' la partenza e' alle 8. Il cielo non promette niente di buono, ma sembra tenere. Sembra, fino al momento in cui iniziamo a cambiarci, quando iniziano a scendere delle gocce d'acqua. Uno sguardo, due, ma l'intesa che ci lega non ci fa desistere e, finiti i preparativi, ci avviamo al via.
In griglia la pioggia si fa piu' copiosa, e piu' di qualcuno scavalca le transenne e salutando i compagni di squadra se ne va. Guardando, in molti non sono vestiti adeguatamente: ci sara' da salire a 700m e poi scendere, non oso pensare al freddo che patiranno.
Pronti via, sotto una pioggia battente imbocchiamo la tangenziale che ci porta a Castelnuovo, anche in questo tratto molti girano la bici e tornano indietro, io e mio fratello teniamo le ruote di chi ci sta davanti e tiriamo dritti. Per me e' difficile, la scarsa forma si fa sentire e vorrei tornare indietro, e' tutto un saliscendi fino Bardolino dove arriviamo ai 32km/h di media con una forte pioggia che spesso non fa vedere che a qualche decina di metri.
La salita "del pigno" vede la pioggia dimunire fino a che, a meta' circa, smette del tutto. Io rimango in un gruppo che fa strada, il livello e' adatto al mio e cerco di tenerlo anche nei momenti in cui cerca di strappare, soprattutto nel lungo pezzo che conduce a Castion, in cui mollo.
Attacchiamo la salita, l'unica vera di giornata, che porta ai Lumini, dove mi metto di un passo consono alle mie capacita' (leggasi: salgo piano) ottenendo, secondo Strava, solo alcuni terzi tempi su dei segmenti, ma nulla sulla salita in totale. Bello lo strappo chiamato "muro del Garda", inserito quest'anno, e che conduce ai Lumini da San Zeno di Montagna, senza attraversare il paese ma girando subito a destra (salendo) appena entrati nel centro abitato: duro e tosto, mi fa faticare parecchio. E fa faticare anche una ragazza che e' con noi, ma che di potenza sale incitata anche da mio fratello.
Arrivati in cima, ci copriamo e partiamo per la discesa che conosciamo a memoria, viste le innumerevoli volte fatte, ma con il freno un po' tirato per le condizioni della strada ancora umida. Arrivati in fondo ci aggreghiamo ad un gruppo, fatico a tenerlo nel tratto che esce da Caprino ma stringo i tenti e ce la faccio, poi nel successivo tratto in leggera discesa recupero il fiato. Ad un certo punto mio fratello si arrabbia perche' il gruppo si fa tirare dalla ragazza che avevamo incontrato sul muro del Garda, e indispettito si piazza davanti a tirare; io ovviamente in fondo :D
Procede cosi' per alcuni km, riesco a stare a ruota fino all'inizio della salita che da Sega porta a Pastrengo, qui complice una caduta davanti a me in una rotonda perdo il gruppo, cerco di ripartire ma le gambe se ne escono con un perentorio NO. Mi siedo, butto giu' un paio di rapporti e ciao ciao. Salgo del mio ritmo accompagnato da mio fratello e, lentamente, mi trascino prima a Pastrengo e poi all'arrivo.
Devo dire che, tutto sommato, considerando il periodo di stop, ho fatto pure troppo, mi sono divertito, ho stretto i denti andando oltre i miei limiti, ho pagato pegno, ho preso tanta pioggia e va bene cosi' :) A settembre non posso pretendere di piu', lo so e lo metto in previsione.
Il pagellone (e' passato un bel po' di tempo, vedo se mi ricordo):
Strade 7: direi buone, a parte un tratto dopo Caprino, in cui c'e' circa un km davvero dissestato e si "gioca" a schivalabuca in gruppo a quasi 40km/h. Il resto e' in linea con lo stato generale delle strade locali, e vanno dal discreto all'insufficente, ma non e' colpa dell'organizzazione.
Presidi 5: se non ricordo male, sono piuttosto scarsi. A dire il vero non ne ricordo proprio, ma forse e' proprio una mia dimenticanza dovuta al tempo passato.
Pasta party 6: me lo ricordo sufficente, con possibilita' di pasta in bianco, niente di eclatante, ma sempre meglio di alcuni in cui ti fanno pagare ogni variazione.
Voto totale 7: e' una buona granfondo, percorso unico, una vetrina dell'agenzia che organizza viaggi per ciclisti Bike Division. Si vede che c'e' un buon impegno anche se, credo per gli scarsi investimenti economici (non e' una pecca, se non ci sono tanti sponsor si fa con quello che c'e') che pero' sono gestiti al meglio, niente sprechi in stupidaggini ma solo in quello che serve, il percorso e' bello e adatto alla stagione, ritmo veloce e divertente. Una buona granfondo, da rifare.

L'attivita' su Strava

23-06-2017 18:47:38

GF Internazionale Sportful Dolomiti Race

E' passata quasi una settimana dalla mia prima partecipazione alla Sportful Dolomiti Race, e trovo il tempo per scrivere qualcosa relativamente a quella che e' stata, senza dubbio, una scelta difficoltosa: il ritiro.
Sapevo che la mia preparazione non era perfetta, mi mancavano sicuramente lunghe salite visto che gli allenamenti erano ancora mirati ad altre cose, ma ho cercato di prepararla comunque al meglio, ma non e' bastato.
Devo dire che non ho vissuto serenamente l'avvicinamento a questa Granfondo, il timore che mi incuteva era notevole. Puo' apparire assurdo, ma ne ho sempre sentito parlare con estrema reverenza e rispetto, com'e' giusto, e nella mia testa appariva come un lupo (il lupo del Passo Manghen), bramoso e violento che altro non attendeva che il mio sacrificio.
Dopo un inverno con la testa gia' a Feltre, nonostante non fosse la mia gara di riferimento (che per il 2017 era ancora la Nove Colli), passato il week end di Cesenatico ho chiesto al mio amico Gabriele quanto la Sportful fosse piu' dura della gara romagnola: "la nove colli", mi rispose, "se ti fa male il ginocchio cali e la porti a casa, la Sportful la chiudi sul carro scopa". Una delle prime cose che ho cercato di fare e' stata proprio capire il perche' del dolore al ginocchio, e qualcosa sono riuscito a guadagnare spostando la sella. L'amico Pietro invece mi ha raccontato di come, secondo lui, il Manghen fosse la salita piu' dura che ricordasse. Insomma, mettendo insieme le varie opinioni, quello che ne e' venuto fuori e' stato un quadro non certo idilliaco: gara molto dura, qualche acciacco, preparazione che comunque era in divenire. Alla fine la decisione di farla ed eventualmente, se avessi scelto il lungo (cosa non scontata) ed in difficolta' ritirarmi, senza patemi, scientemente, sapendo che l'anno prossimo la rifaranno.
Io e mio fratello riusciamo all'ultimo a trovare un posto da dormire assieme alla squadra, quindi il sabato si parte dopo pranzo. Io sono certo delle sue capacita', non ho alcun dubbio che possa portarla a termine e lo sprono a lasciarmi andare per la mia strada gia' dall'inizio, ma non c'e' verso.
La distribuzione pacchi gara e' un momento di tensione. Vedo tutti questi ciclisti tiratissimi, muscoli che sembrano lacerare la pelle, fisici magri da scalatori puri e mi chiedo cosa ci sto a fare li, tra tutti quei "real cyclist" come recita lo slogan, io che non ho nulla a che fare con loro. Ritiriamo il materiale mentre nella mia mente scaccio la voglia di non partire il mattino dopo, di trovare una scusa, una qualsiasi, per restare a letto.
Poi si sale a Lamon, dove abbiamo l'albergo, una cena abbastanza semplice, portiamo le bici in camera per sistemarle e ci prepariamo: alle 22.30 siamo a letto. Non dormo. La notte tra giovedi' e venerdi' e' passata sostanzialmente in bianco, qualcosa ho recuperato la notte dopo, ma ora non riesco a prendere sonno. Continuano a risuonarmi nelle orecche parole, frasi, avvertimenti, il lupo, il Manghen. Il Manghen: basterebbe girare per il corto per evitarlo, ma varrebbe la pena aver fatto tutto questo per non scegliere la vera Sportful ? So come ci si sente a girare per il corto, l'ho fatto alla Nove Colli e lascia un forte amaro in bocca. No, se il ginocchio regge giro per il lungo e sara' quel che sara'. Nel frattempo pero' non dormo. Ho anche caldo. E sento mio fratello che pure non riesce a dormire. Ad un certo punto riesco a prendere sonno, l'ultima volta che ho visto la sveglia segnava l'una passata: tre ore scarse. Mio fratello dormira' molto meno, un'oretta o qualcosina di piu'.
Alle 4 suona la sveglia, abbiamo piu' di un'ora prima che il titolare sia disponibile a darci una colazione, per cui i preparativi del mattino li facciamo con tranquillita'. Una volta mangiato partiamo, perche' dobbiamo andare in auto al via e ci vuole una mezz'oretta, piu' gli ultimi preparativi. Troviamo un bel parcheggio non lontano dalle griglie. Ho sonno e sono teso.
Arriviamo in griglia circa venti minuti prima del via, e li incontriamo gli altri compagni di squadra, vedo e saluto Anastasia. 5, 4, 3, 2, 1....il lupo ulula a Feltre, la mia prima Sportful e' partita. Il ritmo e' buono, mio fratello mi lascia davanti a fare la mia andatura e cerco come sempre di trovare dei gruppi alla mia portata. Non si va freneticamente come alla Nove Colli. Prima ancora dell'inizio di Cima Campo, la prima salita, fatico pero' a tenere, uno scatto per stare con un compagno di squadra mi porta a oltre 500W per rientrare. Dico a mio fratello che girero' per il corto, di andare via. "Stiamo insieme, poi decidi cosa fare, ma fino al bivio stiamo insieme, se decidi per il lungo staro' con te" e' la sua risposta. Io vorrei che se ne andasse e si divertisse.
Cima Campo e' una salita non durissima, ma lunga: 16 km a circa il 6% di media. Questa salita l'ho sottovalutata, mai approfondita, per me c'era solo il Manghen ed il Croce d'Aune, invece il martedi' prima ho scoperto che c'era anche questa, che consideravo una salitella preliminare, corta e facile. E invece no. In piu' si e' ancora freschi, si cerca di tenere il ritmo delle persone vicine e quindi si e' portati a strafare. Io mi controllo, cerco di non salire oltre i 210W perche' questa e' la potenza che voglio tenere, piu' o meno, su tutte le ascese. Mi risuonano nella mente le parole "resta in Z2, la Z2 e' tua amica". Due compagni di squadra sono andati avanti, uno e' rimasto indietro, io e mio fratello proseguiamo da soli, lui sale con il freno a mano tirato. Inizia a fare caldo. La salita e' bella, piacevole, varrebbe la pena rifarla con meno ansia, l'ansia che viene dalla consapevolezza che, dopo questa salita dovro' decidere. Non c'e' molto tempo perche' siamo in cima, inizia la discesa, lunga e veloce, ma non abbastanza lunga per chiarirmi definitivamente le idee. Manca 1km al bivio. Rallento un po' per avere piu' tempo. Alla fine vedo mio fratello tirare dritto per il lungo, e io lo seguo.
Dopo una sosta meccanica per controllare un cerchio, ripartiamo per il tratto di falsopiano verso il Manghen. Mi chiedo se ho fatto bene, come sempre, ma il ginocchio non si sta facendo sentire, in compenso il caldo si': picchia forte ed in valle siamo esposti.
Poi ecco il cartello che indica l'inizio della salita a Passo Manghen, il temuto lupo della Sportful. La salita e' impegnativa, pero' i primi chilometri non sono impossibili, ma ce ne sono ben 23 da fare e gli ultimi 6 sono i piu' difficili. Io salgo cercando sempre di controllarmi, cuore e watt, watt e cuore, ma mi guardo anche in giro per vedere la gente, il panorama, che piu' si sale piu' diventa bello. Queste sono montagne vere, queste sono dolomiti, queste sono salite. Arriviamo al ristoro di meta' salita, mio fratello e' in difficolta'. Riempiamo le borracce che, con il caldo, calano in fretta e ripartiamo. Dopo pochi km dico "ecco, abbiamo fatto la coda del lupo, e la schiena, adesso tocca alla testa e ai denti". Ed iniziano i denti. Che mordono. E fanno male. Io cerco di tenere il mio ritmo, nonostante anche il mio garmin si spenga e mi lasci al buio, senza cercare di spingere troppo, ma mio fratello fatica, tanto, troppo, c'e' qualcosa che non va. Una sosta. Due. Decisamente qualcosa non va. E' stanco, gambe vuote, non riesce a spingere. Anch'io faccio fatica, ma e' la salita che e' complicata, ed anche se il ginocchio ha iniziato a farsi sentire da meta' Manghen in qualche modo salgo. Lo sprono. Finalmente scolliniamo insieme. E giu' in picchiata, o quasi, per la discesa. Io sto davanti, supero un paio di ciclisti decisamente troppo lenti e alla fine, dopo tanti tornanti, troviamo un gruppo cui ci accodiamo. Con questo gruppo, sotto il sole di meta' giornata, attraversiamo la val di fassa. Mio fratello, pero', da dopo il Manghen ha perso entusiasmo ed io con lui. Stiamo nel gruppo per non dover pedalare da soli contro vento, ma ci stiamo chiedendo quale sia il modo per tornare a Feltre da li. Arriviamo a Predazzo, di li a poche centinaia di metri inizia il Passo Rolle, ci sorpassa un furgone che poi si attesta un centinaio di metri piu' avanti, in coda al gruppo che abbiamo lasciato andare. "Potrebbe essere dell'organizzazione", dico, e con uno scatto lo raggiungo e confermano la mia ipotesi. Si ferma, carichiamo le bici, e ci riporta indietro dove prendiamo un pullman che ci riporta a Feltre.
Sul bus varie persone, di varia eta'. Io cerco di buttarla un po' sul ridere, in effetti mi pesa ma non eccessivamente questo ritiro, un po' perche' era "previsto" e un po' perche' il temuto Manghen l'ho fatto. Tirandomi potrei essere arrivato a Feltre, ma non ne avevo piu' voglia, mi ero svuotato mentalmente. Ad un certo punto l'illuminazione di mio fratello che, dopo 18 anni di ciclismo amatoriale, rivede tutte la gare in cui non e' andato bene e trova il denominatore comune: l'alimentazione. Ne parliamo, ed in effetti la cosa quadra. Gli dico di riparlarne con qualcuno che ne sappia e che lo sappia indirizzare verso una possibile soluzione.
Fare il Passo Rolle in autobus, vedere gli altri partecipanti, mi mette un po' di amarezza. Mi sarebbe piaciuto essere li con loro, ma oggi doveva andare cosi', e cosi' e' andata.
Rimorsi ? Qualcuno, ma ho scelto di girare per il lungo, ho scelto di stare con mio fratello sul Manghen quando lui aveva scelto di stare con me su Cima Campo, e quindi va bene cosi'.
Ora relax, cicloturismo e uscite di piacere. Basta gare, salvo decisioni dell'ultimo minuto.
PS: niente dati visto che il garmin ha deciso di mollarmi a meta' Manghen.
Il pagellone Le strade: 7. Buone le salite, un po' meno le discese, soprattutto quella del Manghen. Non e' bello il pezzo della Val di Fassa, chilometri di statale con auto che sfrecciano, ma non ci sono alternative.
Sicurezza: 5. Mi aspettavo di piu', molto di piu', da una granfondo di questa caratura. Capisco che sia difficile chiudere i passi, pero' fare in modo di sensibilizzare automobilisti e motociclisti non sarebbe male. In particolare questi ultimi (e lo dico da motociclista).
Il pacco gara: 7. La maglietta e' molto bella (anche se credo non la indossero' mai, almeno finche' non me lo saro' meritato facendo il lungo) e vale il prezzo dell'iscrizione (con riduzione fiera).
Incontri: 8. Incontrato nuovamente Anastasia sia al via che durante la gara. Poi un contatto facebook, scoperto pero' solo un paio di giorni dopo quando ha messo le foto sul social network, e ho capito che era in un gruppo di tre con una ragazza, con i quali abbiamo fatto la discesa di Cima Campo e iniziato il Manghen. Ad un quarto del Manghen ritrovato anche quello che ho battezzato "ciclo deejay", il ciclista con la musica (mettero' un video).
La squadra: 10. Un grande plauso a tutti gli altri tre partecipanti, soprattutto ai due che hanno fatto il lungo (bravissimo Luca !!!).
Organizzazione: 6 (7). Non ho molto modo di giudicare, ma quello che ho visto non mi ha entusiasmato, sempre rispetto alle aspettative che avevo. Niente coda al ritiro pacco gara e chip, mentre al pasta party coda molto lunga tanto che alla fine ho saltato e sono andato via. Un 7 invece al servizio carro scopa di cui ho usufruito :) Non merita di piu' perche' un autista che insulta i ciclisti in gara come un iscritto di MdM qualsiasi e' intollerabile: capisco che sei in ballo dalle 7 del mattino, ma un po' di comprensione sarebbe stata apprezzata.
Mio fratello: 10. Lui merita sempre e comunque il massimo :) Si e' allenato tantissimo, era in forma smagliante ed ero sicuro l'avrebbe portata in fondo. Mi e' stato vicino quando sarebbe potuto andare via ed alla fine ha avuto la forza di ritirarsi e mentalmente non e' mai una scelta facile.
Io: 7. Ho fatto quello che sono riuscito considerando tutto. Non doveva essere una gara ma un allenamento, cosi' l'ho presa e quando sono stato troppo stanco per andare avanti ho mollato. Credo e sono convinto di avere fatto la scelta giusta, ero mentalmente stanco e volevo stare con mio fratello, anche avessi avuto la forza di andare avanti (e non e' detto che sarei comunque arrivato in fondo), tagliare il traguardo da solo sarebbe stato diverso. E' gia' accaduto l'anno scorso alla Nove Colli. Se posso, se riesco a stargli dietro, voglio arrivare con lui :)
Voto totale: 7. Devo sicuramente tornare, il percorso merita. Peccato perche' il meteo era quasi perfetto, un po' troppo caldo, ma difficilmente in montagna si trova una giornata cosi'. E' una gara dura, per scalatori veri, ma l'anno prossimo saro' sicuramente piu' preparato.

22-05-2017 22:01:06

GF Internazionale Nove Colli 2017

Ed anche l'edizione 2017 della Nove Colli se n'e' andata. Tra luci ed ombre, forse piu' ombre che luci, ma se n'e' andata. Ed eccone il resoconto, per chi avesse voglia di leggerlo :)
Dopo la GF Felice Gimondi la mia testa era piena di dubbi circa le possibilita' di portare in fondo la Nove Colli, ma dovevo almeno provarci. Ho proseguito con gli allenamenti e sono arrivato abbastanza sereno alla vigilia, serenita' offerta dalla consapevolezza di avere fatto tutto quello che era previsto, che le potenzialita' incamerate erano quelle e non si poteva fare altro e che i percorsi sono due.
La vigilia io e mio fratello partiamo presto, volendo vedere Giancarla partire per la Running, e alle 8.15 siamo gia' in strada direzione Cesenatico. Durante il viaggio il cielo e' nuvoloso, e si sapeva, poi all'incirca a Faenza ci coglie un acquazzone piuttosto importante: le previsioni dicono che la domenica dovrebbe essere coperto e con qualche sprazzo di sole e noi ci speriamo a dispetto di quello che accade. "Tempo, cul e siori i fa quel che i vol lori".
Arrivati a Cesenatico possiamo evitare l'incombenza del ritiro pacchi gara, di cui si occupa la squadra, per cui scarichiamo l'auto, vado a prendere le bici da passeggio che ho prenotato da un noleggiatore e cerchiamo di andare a vedere la partenza della Running sul filo dei minuti, prendendo anche un po' di pioggia. Purtroppo, anche quest'anno, la sbagliamo di pochi minuti arrivano al porto canale alle 12.10. Ci ripariamo in un bar per un aperitivo in attesa della squadra e del pranzo.
Da tradizione il pranzo al Levante 56 si conferma un'ottima scelta, poi visita veloce agli stand, gelato, sistemazione bici ed e' ora di cena.
Purtroppo, come al solito, dormo pochissimo (meno di un'ora) e continuo a girarmi nel letto con il pensiero al ginocchio che mi ha fatto male alla Gimondi e che, ogni tanto si fa sentire. Alle due del mattino mio fratello si alza, guarda fuori: diluvio. Che palle, non ho voglia di farmi quasi nove ore sotto la pioggia, davvero non ne ho voglia. Le restanti due ore passano con un pensiero in piu'.
La sveglia suona alle 4, mi alzo, mi guardo allo specchio e sembro uno straccio. Pazienza, e' sempre cosi'. Mi vesto e proseguo con le operazioni di rito e colazione leggera, visto che sono stato abbondante il giorno prima. Fortunatamente ha smesso di piovere, l'aria e' freddina ma meno del previsto e le nuvole minacciano ancora, ma abbiamo fiducia. Alle 5.30 passiamo a prendere un compagnio di squadra che alloggia in un hotel vicino ma e' gia' partito pochi istanti prima e via, in direzione griglia sulle strade umide.
Entriamo nella griglia blu piuttosto tardi ed infatti siamo praticamente in fondo (dobbiamo velocizzare questo aspetto), e dopo poco si parte.
La partenza della Nove Colli e' quella che tollero maggiormante. E' un pronti/via ai 40km/h ma se si trova il treno giusto non e' impossibile come tante altre, e poi si hanno quaranta minuti circa perche' il corpo si abitui prima di arrivare al Polenta, il colle che apre la serie di nove. O quattro. Mio fratello ha steso l'elenco dei tempi di percorrenza di tre anni fa, quando facemmo il nostro "best of" ed arriviamo sotto la prima ascesa in anticipo di qualche minuto. Le sensazioni sono buone, il gruppo va via bene e non ho problemi, riusciamo anche a passare in gruppi un po' piu' veloci finche' non vediamo che davanti non c'e' nessuno.
Il Polenta lo affrontiamo bene, nessun grosso intasamento e siamo ancora in anticipo sulla tabella di marcia, ottimo, avanti cosi'. Anche la successiva discesa va via rapida, le strade sono umide, si deve fare molta attenzione, ma partire dalla griglia blu ha questi grossi vantaggi: treni abbastanza veloci in pianura, niente ingorghi in salita e gente che sa guidare abbastanza bene in discesa.
La salita di Pieve di Rivoschio va pure via abbastanza bene ma, nei tratti in cui la salita cala il ginocchio sinistro comincia a farsi sentire. Presto, dannazione, troppo presto. In discesa poi e' piu' di un fastidio, inizia a fare male e in pianura non va certo meglio.
Il terzo colle, il Ciola, passa senza grossi problemi, a parte sempre il ginocchio dolorante. Inizio a chiedermi se posso fare il lungo o optare per il corto. La gamba non andrebbe male, riesco a spingere abbastanza bene e stare su una media di 220W, ma il dolore c'e' e non posso far finta di niente. Decidero' sul Barbotto cosa fare, non c'e' altra possibilita', sempre che riesca a farlo. Siamo comunque in anticipo sulla tabella di marcia di qualche minuto.
Fortunatamente tra la discesa del Ciola e la salita del Barbotto non c'e' pianura e riesco a far riposare il ginocchio e le gambe, ma lo stesso salendo il Barbotto mi fa male.
Il Barbotto lo sento meno faticoso, in molti mi superano ma non me ne curo, imposto il mio ritmo. Ritmo lento, in realta'. Se sul Polenta ho fatto il mio PR, su Pieve di Rivoschio il terzo tempo ad un minuto e mezzo circa dal PR, cosi' come sul Ciola, sul Barbotto lascio tre minuti e spiccioli. Non ho mai spinto davvero, sono andato abbastanza in contenimento avendo in testa le parole "resta in Z3 e la porti a casa, se forzi crolli".
Arrivato in cima al GPM, passo sotto il gonfiabile con le mani al cielo assieme a mio fratello, come vuole la tradizione: l'anno scorso l'ho aspettato per farlo, quest'anno e' lui costretto a rallentare l'andatura per aspettare me. Li ho deciso di proseguire per il lungo, senza dire niente salto il ristoro, so che l'intesa assoluta tra me e mio fratello gli ha gia' fatto capire quale sia, affronto il mangia e bevi successivo e in fondo alla picchiata verso Ponte Uso, giro a destra. Mi fermo al ristoro, ho bisogno di recuperare. La tentazione di prendere un Oki che ho portato via preventivamente e' forte, ma resisto: lo prendero' piu' tardi se servira' perche' ci sono ancora alcune ore da stare in bici.
Come con la Gimondi, gia' pochi km dopo il bivio mi pento della decisione, il ginocchio e' veramente messo male ed il dolore in alcuni momenti mi costringe ad alzarmi smettendo di pedalare. Sara' cosi' fino alla fine: un dolore continuo e forte, specie nei momenti di recupero quando si dovrebbe tirare il fiato.
Sul Tiffi lascio giu' relativamente poco, circa un minuto, mentre sul Perticara faccio il mio secondo tempo rispetto al 2014 (lasciandoci comunque tre minuti). Altri tre minuti sul Pugliano mentre sul Passo delle Siepi lascio solo pochi secondi.
Piccola nota: io tengo i freni con il fermo aperto, contrariamente a quello che si fa di solito, perche' mi piace avere la leva con una corsa piuttosto corta e mi infastidisce quando prende gioco, per cui in questo modo posso allungare la mano, se necessario, e stringere i pattini. Non ricordo esattamente quando l'ho fatto ma poi all'attacco di una salita il cambio mi ha dato un problema passando dal 50 al 34 e mi sono dovuto fermare per sistemare la cosa, e mi accorgo che la ruota posteriore non gira: per forza, il freno era disallineato e uno dei due pattini bloccava la ruota. E chissa' da quando era cosi'. Spero da poco prima, sarebbe uno smacco avere faticato (di piu') per colpa di una ruota frenata. Spostato a mano il freno alla fine toccava ancora un po', e l'ho riaperto com'era.
Ormai le forze sono finite e c'e' ancora il Gorolo, il mio piu' temuto avversario. "Non so se riesco a farlo, al limite tu vai, io arrivo su a piedi", dico a mio fratello, il quale mi manda bellamente a quel paese.
Ci attacchiamo a qualche gruppo nei km in falsopiano a scendere che portano al nono e ultimo colle, non siamo velocissimi, ma riusciamo a tenere un buon tempo. I cambi si susseguono e alla fine tocca anche a me, e dando sfogo a quel poco che ho riesco a tirare tutto il gruppone per qualche minuto fino ad agganciare il gruppo che ci precedeva. Che non si dica che faccio solo il fagiano :)
Il Gorolo, devo dire la verita', passa senza troppe difficolta'. Cerco, e' vero, di fare i tratti meno insidiosi, allargando i tornanti, ma ad essere sincero e' passato meglio di quanto pensassi, con un secondo tempo ad un minuto circa dal PR. Per questo mio fratello mi insultera' :)
Sopra il Gorolo ci si sente piu' leggeri, c'e' un'aria diversa che riempie il cuore e inebria la mente. E' l'aria che profuma di "ce l'ho fatta". Da li in poi e' tutto piu' facile. Si superano le ultime asperita', si scende stando incollati a chi c'e' davanti e, una volta sul piano finale, si sta a ruota, chiudendo buchi se necessario e rilanciando sui cavalcavia e fuori dalle rotonde. Nel toboga finale mio fratello ha anche il coraggio di scattare, e sono costretto a chiudere per fare il passaggio in parata :)
Passo sotto lo striscione di arrivo con la gioia di avercela fatta nuovamente, con un tempo discreto, lontano da quelli che erano i miei obiettivi ma in linea con le prestazioni solite: le salite le ho pagate tutte a parte il Polenta, ho guadagnato quasi sempre in discesa e sui piani. Devo lavorare di piu' sulla potenza-resistente, non ci sono storie, se voglio stare sotto le otto ore, che e' il mio obiettivo per il 2018.
Il prossimo appuntamento e' ancora piu' impegnativo: la Sportful Dolomiti Race. Come ho fatto la Nove Colli non posso nemmeno pensare di fare il lungo, altri 1000 metri e oltre di dislivello sarebbero impossibili, se andro' sara' per fare il percorso corto, molto dipendera' da come si sistema il ginocchio e se riusciro' a fare un po' di carico in questo mese.


Il pagellone:
Meteo: 8. Alla fine non e' piovuto, la temperatura era ideale per pedalare e alla fine e' pure uscito il sole. Solo le strade umide in discesa hanno reso alcuni punti piu' insidiosi, anche per la presenza di foglie e petali fatti cadere dal vento.
Pacco gara: 6. Bella la maglietta, ma niente altro se non la borraccia da 750ml, utile. Visto il costo dell'iscrizione ed i numerosi sponsor, forse uno sforzo in piu' lo si poteva fare.
Strade: 6.5. Hanno asfaltato alcuni punti, tra cui la discesa di San Leo, rendendola molto piu' sicura. Per assurdo il pezzo di strada peggiore e' quello sul tratto finale verso Gatteo e Cesenatico, che risentono dell'elevato traffico e della scarsa manutenzione. Per il resto devo dire che non ci sono grossi problemi.
Organizzazione: 8. Sempre al top. Non sono andato a ritirare i pacchi gara per cui non so se ci fossero intasamenti o altro, ma non ho sentito lamentele. Qualcosa di piu' si potrebbe fare per il pasta party finale (vedi sotto).
Pasta party: 6.5. Quest'anno mi e' un po' scaduto, ed era uno dei punti di forza. Lunga coda per entrare, stand del pesce gia' finito, la crostata doveva arrivare e un "cantante" fastidioso sotto il tendone, fastidioso non tanto perche' a mio avviso poco intonato, ma per un volume davvero troppo alto che rendeva difficoltoso parlare. Alla fine una piada con la salsiccia, un gelato e mezzo bicchiere di birra.
Incontri: 9. Quest'anno ho incontrato alcune persone con le quali solitamente interagisco tramite social. In primis Giancarla Agostini, che non sono riuscito a veder partire per la running ma che ho incrociato molto fortuitamente a Ponte Uso, lei che scendeva da Passo Siepi e io che andavo verso il Monte Tiffi, in un tratto di 200m in cui chi sale e chi scende condivide la stessa strada: davvero una bella coincidenza, poi l'ho ritrovata scendendo dal Gorolo. Altro incontro con Alessandra Toni, quest'anno con il marito Giovanni, un gregario di lusso da griglia rossa, con cui abbiamo fatto alcune chiacchiere e qualche chilometro assieme. Incrociata e salutata velocemente anche Alessia Piccolo, titolare della ditta di abbigliamento sportivo Ale'. E poi che dire del personaggio con la musica ? Se eravate nelle retrovie non potete non averlo incontrato e sentito, con la sua musica da spinning a tutto volume. All'inizio era fastidioso, poi pero' ci si e' fatta un po' l'abitudine. Non troppa. Ultima, in ordine cronologico, la forte Anastasia Scheggia, che ho riconosciuta al pasta party:
Totale: 7. La Nove Colli e' un evento, non solo una granfondo. Va vissuta per quello che rappresenta e per quello che porta con se' e lascia dentro, aldila' del percorso. Andare alla Nove Colli solo per fare la gara e' riduttivo e si perde molto. Potremmo dire che la Nove Colli e' la Romagna e ne incarna in tutto e per tutto i valori e l'essenza.

08-05-2017 21:00:09

Granfondo Internazionale Felice Gimondi 2017

Dunque, dov'eravamo rimasti (mi ripeto) ?
ah si', alla Nove Colli dell'anno scorso :) Anche quest'anno sono riuscito ad iscrivermi e a vedermi attribuita la griglia blu di merito (mistero :) ).
Quest'anno avevo voglia di migliorarmi, l'obiettivo ancora una volta era di stare attorno alle 8 ore. Per questo mi sono allenato parecchio sui rulli con esercizi, visto anche l'inverno molto freddo e il fatto che quest'anno non avevo voglia di uscire di sera per ghiacciarmi (forse sto invecchiando :D ) anche perche' ho fatto la pazzia di iscrivermi alla Sportful - Dolomiti race che e' di una categoria ulteriormente superiore. Ho notato pero' che, nonostante tutto l'impegno profuso, i risultati in termini di sensazioni (e di cronometro sulle salite test, e questi non si possono discutere) non erano soddisfacenti. Ho quindi cambiato, da un mese a questa parte, il metodo di allenamento. Per questo motivo ho "sacrificato" la GF Giro dei 3 laghi e cosi' il debutto e' stato ieri, alla GF Internazione Felice Gimondi.
L'amico Marco Scirea risponde positivamente alla mia richiesta di ritirare i pacchi gara per me, mio fratello e Walter, un compagno di squadra, visto che li consegnano solo il sabato, per cui niente sabato da dedicare alla gara.
Sabato passa tranquillamente, ma la notte e' piuttosto agitata, insonne e soprattutto breve: la sveglia e' alle 4 visto che la partenza della gara e' alle 7 a Bergamo. Colazione, ultimi preparativi e via. Piove, ed in effetti il dubbio meteo ci ha perseguitati per tutta la settimana e le previsioni dicono coperto con possibilita' di precipitazioni nella mattinata. All'arrivo pero' non piove ma il cielo e' carico e fa piuttosto freddo. Ci vestiamo e entriamo nella nostra griglia. Al che mi viene in mente che ho lasciato in auto lo spolverino antipioggia, e giu' maledizioni. Vabbe', non ci si puo' fare piu' niente, si parte nella speranza di portarla a casa asciutta.
Pronti via e si va con il toboga per uscire dalla citta', mio fratello mi lascia stare davanti, so che a parti invertite lui tenterebbe di attaccarsi a treni piu' veloci e io faticherei non molto a stare a ruota. Walter lo incontriamo dopo un po', ma dopo pochi chilometri decide di allungare, lo stesso fara' Marco: entrambi porteranno a casa il corto.
Sulla prima salita (Col dei Pasta) sto abbastanza bene e tengo un buon ritmo attorno ai 246W medi ed il cuore a 164bpm, ma e' una salita breve di 3km e facile, la seconda (salita del Gallo) e' gia' diversa (nonostante nessuna salita di questa granfondo sia particolarmente ostica) con i sui 6.4km di lunghezza e la faccio ad una media di 231W a 162bpm, quindi perfettamente in regola. Gia' sul Selvino le cose cambiano ed inizio a faticare non poco. La salita non e' di per se impegnativa, eppure le gambe sono piuttosto stanche e non riesco a spingere: ne esco con un 210W e 159bpm medi: ho gia' perso 30W e 5 battiti (di solito sto sopra i 160 tranquillamente). La discesa e' fredda, l'aria ancora carica di umidita' della notte piovosa e l'altitudine accelerano la dispersione di calore ed inizio a tremare, ma stringo i denti e giu' a tutta. In fondo alla discesa c'e' il bivio corto e medio/lungo e, nonostante le sensazioni, giro per il secondo. Dopo nemmeno 300m, quando si tratta di spingere, due lame si infilano nei quadricipiti: crampi. E' troppo presto per i crampi, quando mi vengono (ed e' raro) di solito e' per la fatica, sui finali, oppure ai polpacci quando passo da basse cadenze a quelle piu' elevate. Mi assilla il dubbio di come posso affrontare il resto del percorso cosi' e mi viene l'idea di tornare indietro e finirla li. Invece tengo duro, rilasso le gambe per quello che riesco e rintuzzo il dolore che, dopo un paio di km se ne va.
La terza salita, la Costa di Olda, la danno per una lunghezza di 20km, ma in mezzo c'e' un tratto di discesa che consente di riprendere fiato. Ne avro' bisogno perche' le difficolta' non se ne vanno e potenza e battiti medi calano ancora (si', c'e' la discesa in mezzo che abbassa entrambi i valori) segnano 182W e 154bpm. Pero' la Val Taleggio merita di essere vista, anche grazie all'atmosfera cupa, le nuvole di nebbia nel canalone, il verde lussureggiante: devo andare a farla con calma in moto :). Ma in bici non c'e' tempo da perdere, e la successiva discesa e' fredda come la precedente, e alla fine di nuovo i crampi che rintuzzo per la seconda volta, ma il dolore al ginocchio sinistro che da un po' mi fa compagnia inizia a farsi sentire con maggior vigore: entrambi secondo me sono causati dal freddo, nonostante in discesa si cerchi sempre di muovere la gamba perche' non si raffreddi troppo e' impossibile evitarlo del tutto, sarebbe stato meglio mettere almeno i mezzi gambali.
Ad ogni modo al bivio medio/lungo chiedo a mio fratello cosa si fa, non aspettandomi una risposta diversa dal "si gira a destra", ovvero lungo: mi aspettano altre due salite, fantastico (o quasi :D )
La quarta salita (Forcella di Berbenno) non e' lunghissima ne' impegnativa, ma ripresenta tutti i problemi precedenti, tanto che mi trovo a pensare a quanto sarebbe bello che fosse l'ultima. E invece no :). I valori medi di 200W a 159bpm (con un mezzo un veloce ristoro). Anche qui, dopo la discesa crampi, ma pazienza, la prossima discesa sara' davvero l'ultima.
La quinta e ultima salita di giornata e' la Costa Valle Imagna di circa 9km lungo la quale, sostanzialmente, mi trascino. Le gambe non riescono a spingere, il cuore non sale, ogni tanto mi viene voglia di fermarmi a tirare il fiato ma no, devo stringere i denti e andare avanti, perche' mettere il piede a terra sarebbe davvero un'umiliazione per il mio orgoglio: anche se piano, devo continuare. Non me la godo per niente, soprattutto i primi km piu' impegnativi (il che significa un 10% circa, non i 17 del Gorolo...), poi lentamente arranco fino alla sommita' dove finalmente tiro un sospiro di sollievo: 182W e 156bpm medi.
Segue la veloce discesa dove recuperiamo alcuni altri ciclisti ed in particolare una ragazza, che poi scopriremo chiamarsi Michela, che scende davvero con un'efficacia e pulizia rare da trovare nelle ragazze che stanno nelle retrovie. Mio fratello si mette a tirare nel tratto di pianura finale fino a Bergamo, dando il cambio un paio di volte con altri e, in un punto in leggera salita sale sui pedali e io mi trovo a dover rallentare per poi chiudere il buco per far si' che Michela, in difficolta', possa rientrare.
Alla fine, scortati da una motostaffetta, arriviamo sul vialone di arrivo e concludiamo insieme questa nostra prima partecipazione alla GF Internazionale Felice Gimondi. Il ginocchio sinistro e' praticamente bloccato :) Ma alla sera un Oki e al mattino e' gia' (quasi) a posto. Quasi.
Per quanto riguarda il nuovo tipo di allenamento, proseguo perche' sono convinto che non posso pretendere cambiamenti continuando a fare le stesse cose, evidentemente ho raggiunto il mio limite con il sistema "esci e pedala", e devo quindi cambiare. Magari impieghero' un po', probabilmente mi devo adattare, ma sento che e' la strada giusta.
Nota finale: non ha piovuto ;)

Il pagellone
Percorso: 9. Questa e' davvero una granfondo adatta a tutti. I tre percorsi consentono di poter scegliere in base alla propria preparazione e le salite non sono mai impegnative.
Organizzazione: 7. Due pecche impediscono di poter dare un voto maggiore: il primo e' la consegna dei pacchi gara solo al sabato (lo spediscono a casa ma costa 10 euro, che e' il costo normale delle poste, ma almeno per chi viene da fuori un piccolo sforzo per consegnarli al mattino sarebbe gradito), e poi il pasta party davvero scarno, anche se con 35 euro di costo non si puo' pretendere un pranzo da cerimonia. Ottimo il fatto di avere squalificato per salto della griglia il primo assoluto: e' neccessario che si cominci a far valere il regolamento.
Sicurezza: 10. Questo e' un aspetto fondamentale. Enorme sforzo s'e' visto per presidiare ottimamente gli incroci, tante motostaffette tra cui una moto della polizia che ha scortato un gruppo in cui ero (ed ero indietro) per parecchio km ed una dell'organizzazione nei km finali piu' pericolosi in citta'. Davvero complimenti.
Strade: 8. In linea di massima molto buone, nessun grosso pericolo o rischio a causa di buche. Bellissima la Val Taleggio.
Pasta party: 5. Un piatto di pasta e una bottiglietta d'acqua. E fine. Un po' pochino. Non ho chiesto se potessi fare il bis, ma una tortina anche confezionata sarebbe stata gradita. A fare da contraltare i tanti ristori e i numerosi punti di assistenza tecnica, ottimamente segnalati.
Voto totale: 8. Sicuramente una granfondo che merita, organizzata bene su belle strade. Credo valga davvero la pena tornare nel 2018.

25-05-2016 19:34:48

GF Nove Colli 2016

Dov'eravamo rimasti ? Alla GF Liotto 2015, 17/04/2015, oltre un anno fa. Ed in questo lasso di tempo sono accadute, ciclisticamente, alcune cose che mi hanno fatto passare la voglia di scrivere, perche' nulla di buono c'era da scrivere.
Riassumendo, dopo una pessima GF Liotto, la successiva Giro dei 3 laghi non e' andata molto meglio, mi sono trovato subito in difficolta' alla partenza, ho perso mio fratello all'inizio della prima salita ed ho portato a casa il lungo stanco e in preda ai crampi.
La disfatta e' stata pero' alla "gara obiettivo" della stagione: la Nove Colli. Gia' il venerdi' sapevo che le cose non sarebbero andate bene, in una banale uscita sul piano ho faticato troppo, ed i fantasmi della Cunego dell'anno prima si sono paventati tutti insieme. Ed infatti. Il meteo inclemente dell'edizione 2015 l'ha fatta da padrone, decimando in partenti, ma io ero pronto al via assieme a mio fratello, siamo partiti ma alla prima salita la gamba non girava, complice forse il freddo, ma sicuramente la scarsa preparazione. Mi sono quindi trascinato attraverso i quattro colli poi, giu' dal Barbotto, ho preso l'amara decisione di girare, tra le lacrime, per il percorso corto. Vedere svanire cosi' un obiettivo che mi ero posto e che inseguivo da un anno, partendo anche dalla griglia blu di merito, mi ha scosso tanto da decidere di non fare altre gare per la restante parte dell'anno.
In realta' poi ho fatto il lungo della GF Eddy Merckx abbastanza bene e a settembre un'ottima GF di Peschiera (prima edizione) con ottime sensazioni.
In inverno mi sono allenato diversamente rispetto all'anno prima, pochi rulli molto specifici, piu' uscite su strada e salite iniziate abbastanza presto per non trovarmi scarso di dislivello. Per assurdo, i problemi della Nove Colli mi hanno dato maggior stimolo a cercare di far bene.
Prima gara dell'anno ancora la GF Liotto, finita abbastanza bene ovvero senza soffrire troppo come l'anno prima, nonostante non sia un percorso adatto alle mie caratteristiche (salite brevi e cattive e discese che non lasciano il tempo di recuperare), seguita da una buona Giro dei 3 laghi (nonostante il responso cronometrico, io attribuisco l'andamento alle sensazioni e al divertimento, non alla prestazione), pero' sono partito bene, ho tenuto il gruppo che avevo, in salita sono andato bene e sono arrivato stanco ma non distrutto. Le premesse, quindi, per una buona Nove Colli 2016 ci potevano essere, sempre considerando che distanze e dislivelli sono inferiori.
L'avvicinamento alla gara di Cesenatico inizia con la notizia della griglia blu anche per il 2016. Ma i dubbi sulla preparazione si riaffacciano vedendo i tempi su Strava nelle varie uscite, l'incapacita' di spingere fuori sella e i frequenti affanni. Il tutto culmina la settimana prima della trasferta, quando in un giro con la squadra sono costretto a staccarmi alla prima salita, e quello che doveva essere un bel lungo con tanta salita si trasforma in un corto con poca salita e rientro anticipato. Gli spettri si riaffacciano. Certo, l'aver partecipato ad una podistica il venerdi' alle 5.30 del mattino per me che corro una volta o due l'anno, non e' stato di grande aiuto, cosi' come i 10km della straverona la domenica, ma speravo di riuscire a gestire tutte le cose, e invece no.
Un paio di uscite in settimana per far girare la gamba poi sabato si parte alla volta di Cesenatico.
La vigilia trascorre tranquillamente, seguendo i soliti ritmi tranne il ritiro pacchi gara, fatto da alcuni compagni di squadra, quindi pranzo, visita degli stand e rientro per riposino pomeridiano. Mi preoccupa un po' l'aver fatto una decina di km a piedi e spero di non risentirne il giorno seguente. Cena, preparazione bici, abbigliamento e scorte e a letto.
Al solito la nottata passa con una certa agitazione e mi addormento piuttosto tardi, poi la sveglia alle 4, la colazione carica ma non troppo per evitare di affaticare lo stomaco, ultimi preparativi e alle 5.30 ci avviamo verso la griglia blu. L'atmosfera e' bella, mi piace sempre vedere tutta questa gente. Di fianco a noi un signore che, dall'attrezzatura, capiamo ha appena concluso la Nove Colli by night e si sta accingendo a ripetere il giro anche di giorno. Sono teso, pieno di dubbi ma determinato a fare quello che dev'essere fatto.
Il via della nostra griglia avviene verso le 6.15 e subito il ritmo e' buono, non forsennato, e la gamba gira bene fin da subito, il cuore reagisce bene e non fatico a tenere il passo dei vari gruppi cui mi aggrego e cosi' l'attacco al primo colle, il Polenta, arriva abbastanta tranquillo. La salita la faccio bene e con agilita', identifico e saluto Alessandra Toni che conosco su facebook e che ho incontrata un paio di volte, l'ultima proprio alla GF di Peschiera, con la sua inconfondibile andatura aggressiva sulle salite. La discesa va via pure veloce e si attacca il secondo colle, Pieve di Rivoschio, e poi il Ciola, entrambi passano senza grandi problemi quando, l'anno prima, arrancavo su ogni piccolo incremento di pendenza. Via veloce anche la discesa verso Mercato Saraceno dove parte il Barbotto, con il suo ultimo chilometro al 18%, soffro pero' un po' l'inizio ma poi il livello di fatica resta pressoche' costante anche nella parte piu' difficile che mi trovo a superare senza le enormi difficolta' dell'anno prima. Prima dello scollinamento mi giro alla ricerca di mio fratello per passare insieme, come sempre, sotto lo striscione del GPM, ma mi accorgo che non c'e', e cosi', a una ventina di metri mi fermo ad aspettarlo, cosi' quando arriva ci prendiamo per mano e attraversiamo insieme sotto il gonfiabile con le braccia alzate.
Il mangia-e-bevi dopo il Barbotto lo faccio un po' in recupero, la strada e' ancora lunga perche' ora, sentendomi, capisco che il lungo si puo' fare, e cosi' al bivio dei percorsi giro a destra seguendo il cartello '200'. "Il dado e' tratto", "le jeux sont fait", "ci g'ha paura sta a casa", questo e' lo spirito con cui piego la bici assecondando la curva che mi porta al primo ristoro.
Il sole e' caldo, la temperatura inizia ad essere quasi fastidiosa, ma io non ho mai sofferto il caldo, vado piano con qualsiasi temperatura. Mio fratello invece, che pensavo fosse dietro ed invece mi aspetta al ristoro, e' piu' sensibile, ed infatti lo vedo piu' sofferente del solito, ma ha girato pure lui, per cui avanti tutta, non prima di aver tirato il fiato: fino a sotto il Barbotto eravamo in buon anticipo rispetto alla tabella di marcia, anche ora manteniamo un certo vantaggio.
Si parte per il Tiffi del quale ricordo poco, seguito da un colle che credo (sbagliando) essere il passo delle Siepi ma che invece scopriro' essere solo un breve scollino, poi sul Perticara la crisi di mio fratello si fa piu' pronunciata e, a meta' salita in prossimita' di un bivio mi fermo e mi prospetta la possibilita' di un ritiro. Cerco di spronarlo ad andare avanti ma e' in preda agli stessi miei fantasmi dell'anno prima e so che deve trovare dentro di lui le forze per proseguire, incitarlo troppo e fargli affrontare un calvario fino all'arrivo sarebbe ingiusto: mancano ancora tanti chilometri e tanta salita. Con grande rammarico sono costretto a lasciarlo per proseguire da solo e cosi' termino il Perticara e poi il Pugliano con la pessima sede stradale della bellissima discesa di San Leo. Sto a ruota di un ragazzo di Sorrento che si prodiga in mille attenzioni nell'indicare la sede stradale dissestata, e con la paura che lo possa tamponare.
Il passo delle siepi me lo ricordavo piu' una formalita', invece e' comunque una salita di 5 chilometri e si deve salire e dopo tante ore e dislivello nelle gambe nulla e' facile. Ma la testa e' ormai oltre, verso il fondovalle con i suoi chilometri di collegamento dove spero di trovare un treno buono e poi lui, il Gorolo.
Poco prima di terminare la discesa vengo raggiunto e superato da una ragazza in tenuta Thinkoff, e il dorsale personalizzato mi informa essere di nazionalita' austriaca. Presa bassa, spinge forte sui pedali nel primo tratto in falsopiano a scendere e superiamo agevolmente altri partecipanti che si aggregano: alla fine saranno, ad occhio e croce, una trentina. Arrivati alla rotonda dove inizia il Gorolo, si stacca, le urlo "Thanks, I love you" e la lascio andare del suo passo ed io proseguo del mio, cercando di limitare lo sforzo sapendo cosa mi aspetta, sotto un sole implacabile. Il primo tratto passa, saltando da una zona d'ombra all'altra, poi nel falsopiano e nel tratto intermedio cerco di non spingere troppo per tenermi un po' di gamba per l'ultimo, distruttivo, tratto che fatalmente arriva sempre troppo presto. Spingo quel poco che riesco, facendomi forza sul fatto che ormai sono alla fine, che poi sara' tutto piu' facile, superando partecipanti che spingono la bici a piedi e che non vanno tanto piu' piano, ma alla fine anche quest'asperita' finisce, e mi faccio bagnare da un generoso volontario armato di canna dell'acqua (gelida) e mi fermo sotto un albero a recuperare. Alla fine, a causa del gran caldo, mi sono fermato in quasi tutti i ristori dopo il Barbotto.
Il tempo di scambiare due chiacchiere con la simpatica (e carina) addetta dell'ambulanza, un "in bocca al lupo" all'occupante della stessa flebomunito, e via, assaporando gia' l'aria del mare. Ma c'e' ancora strada da fare, c'e' la discesa ma soprattutto il piattone finale, dove trovo un gruppo in cui qualcuno tira, altri no, e dove faccio anch'io la mia parte per quello che posso e riesco. Ad una ventina di chilometri dall'arrivo supero anche Giancarla Agostini, alle prese con la Nove Colli Running dalle 12 del giorno prima.
Gatteo, la ciclabile, la spinta ad una ragazza tedesca che non riesce a chiudere un buco, il primo cavalcavia, il secondo cavalcavia...e poi finalmente il rettilineo che separa i due arrivi dove, quest'anno, posso girare a sinistra, la pelle d'oca nelle ultime ceniaia di metri e poi l'arrivo, dove ad attendermi c'e' anche Orsi Gabriele (aka senna977), stavolta dietro le transenne. Mi intervistano pure e per un attimo mi sento un ciclista, e non quel semplice pedalatore che mi considero. Sono soddisfatto, anche se il tempo e' ampiamente oltre quello che era l'obiettivo che mi ero posto l'autunno precedente, ma va bene cosi', perche' nonostante tutto ho portato a casa il lungo, ho dato il 100% e, alla fine (ma solo alla fine) posso dire di essermi divertito. Mi avvio da solo verso il tendone del pasta partu, che a Cesenatico assomiglia piu' una sagra di paese, e rivedo la ragazza Thinkoff: non posso esimermi da rifarle i miei complimenti in un inglese maccheronico, la ringrazio e l'abbraccio con calore perche' se lo merita. "I'm strong" mi dice, e si', e' davvero forte. Dopo pochi minuti arriva anche mio fratello: quel testone non si e' arreso (dentro di me lo sapevo) ed e' giunto al traguardo solo una decina di minuti dopo di me. Ci abbracciamo ed andiamo insieme a mangiare qualcosa al pasta party che, a Cesenatico, e' piu' una sagra di paese, dove incontriamo vari amici.
E' dolce rientrare in bici in hotel, sapendo che mi aspetta una bella doccia calda, e poi, in serata, la tanto sospirata mega frittura seguita da abbondante Pignoletto. Perche' la Nove Colli e' anche questo.
Che dire ? Sono soddisfatto. Una settimana prima non avrei scommesso di fare il lungo e di farlo sentendomi relativamente bene, mi spiace per mio fratello ma le giornate no capitano, peccato sia caduta proprio in questo giorno, ma mi ha dimostrato ancora una volta quanto sia forte di testa e caparbio nel raggiungere gli obiettivi.
Qui alcuni video fatti: Playlist

17-04-2015 18:22:54

GF Liotto 2015

Lo so, lo so, non ho scritto il report dell'ultima granfondo del 2014, la GF Eddy Merckx, che sono qui a scrivere la prima della nuova stagione, chiedo quindi venia e vedro' di provvedere in seguito a grattare nella mia labile memoria al fine di recuperare qualche momento di quella accaldata giornata :)
Si diceva, quindi, della prima gara del 2015, sia come data ma anche come frequentazione, volevo infatti inserire una granfondo prima del classico inizio di stagione che ultimamente coincideva con la GF Giro dei tre laghi che si disputera' la prossima settimana. Quest'inverno ho cercato di prepararmi diversamente, con maggiore rigore e puntando su lavori un po' piu' specifici, non per raggiungere un risultato che so benissimo non essere alla mia portata, ma per dare un senso diverso alle uscite in bici, per cui ho fatto rulli in maniera differente e meno uscite su strada, in particolare meno salita, ero quindi curioso di vedere come mi sarei comportato alla prova dei fatti.
La risposta breve e' che e' andata da schifo :) I motivi sono molteplici: le ultime settimane ho mollato parecchio per vari impegni ed anche il giorno prima ho fatto una tirata che mi ha impedito di riposare bene. Ma tutto si puo' comunque, a mio avviso, riassumere con il fatto che ho fatto poca salita e questa mancanza s'e' sentita tutta.
Partiamo, al solito, dal sabato pomeriggio. Riesco a ritagliarmi un po' di tempo dopo un pranzo veloce per andare in moto con mio fratello a prendere i pacchi gara in quel di Vicenza. Sono chiaro, in un messaggio che gli ho mandato in precedenza, che non sono per niente fiducioso (i tempi su strava non mentono) sulla mia forma, ma quando arriviamo l'aria e' elettrica, e chi legge questi miei post sa che trovo sempre piacevole questo momento che attiva la mente alla modalita' "corsa". Proprio in quel momento al gazebo della squadra Copparo, il futuro vincitore della granfondo Alessandro Bertuola sta posando con gli altri per le foto di rito, noi ci avviamo al tendone dove si ritirano i numeri ed i chip, aspettiamo l'arrivo di due compagni di squadra, quattro chiacchiere per poi rientrare rapidamente a casa visto che, da li a poco, dovevo partire per Bologna al concerto dei Negrita. Il rientro sara' alle 1.15 e a letto alle 1.45 con sveglia alle 6.15, ed anche il poco sonno infatti si fara' sentire.
Domenica mattina ci troviamo con gli altri e a bordo della fantatipo imbocchiamo l'autostrada e gia' iniziano le scaramucce con altri automobilisti bicidotati :) Arriviamo, troviamo un bel parcheggio vicino alla partenza, preparazione di rito, poi io e mio fratello cerchiamo un bar dove bere un caffe' e stare al caldo: io sarei partito almeno mezz'ora dopo da casa. C'e' un unico bar aperto, gestito da un cinese, e mi chiedo perche' i gestori italiani, sapendo che c'e' una manifestazione con quasi 2000 partecipanti, non si siano alzati per accoglierli nei loro locali. Vabbe'...la brioche fa schifo ma il caffe' e' discreto. Mentre sto ancora al caldo, saluto l'amico Gambuti che sta gia' andando alla griglia di partenza e cosi' facciamo anche noi dopo pochi minuti, raggiungendo il resto della squadra che e' gia' al fresco di un pallone gonfiabile (in realta' tremo dal freddo ma la goduria della tenuta estiva e' impagabile).
Arriva il momento del via, il serpentone si muove dapprima lentamente fino al passaggio sui tappeti di cronometraggio e da li si parte ad un ritmo abbastanza veloce, ma non indiavolato, reso difficoltoso dal toboga nelle strade del centro citta'.
Avevo paura del percorso e l'avevo detto anche su facebook in un post: leggendo la descrizione del percorso e l'altimetria mi sarebbero aspettate salite non lunghe ma cattive e poco terreno per recuperare e cosi' e' stato.
La prima salita che portava a S. Gottardo l'ho fatta con il mio passo, senza soffrire particolarmente ma cercando di rimanere nei parametri, ma vedendo cosi' andarsene mio fratello e Massimo, che gia' si erano distanziati nel piano iniziale, mentre il resto della squadra era gia' lontano. Mio fratello sulle salite rallenta vistosamente e mi aspetta e a nulla sono valse le mie rimostranze affinche se ne andasse fuori dalla scatole e si facesse la sua corsa ( :) ), lo stesso vale nella seconda salita del Botteghino. Non sto malissimo, non vado forte e sento che c'e' qualcosa che non quadra, ma faccio finta di niente e al bivio decido di prendere per il lungo. Sara' una decisione che rimpiangero' per il resto del percorso (fino all'arrivo, quando invece saro' contento della scelta), e gia' a meta' della terza salita inizio a "sacramentare": come dicevo sono salite nonlunghe ma cattive, spesso in doppia cifra che ti fanno tirare il fiato quando arrivano al 10%, questa di pozzolo infatti e' proprio cosi'. Una volta superata questa asperita' il tratto successivo di mangia e bevi spezza ancor di piu' le gambe con tratti cattivi che non danno modo di recuperare. Indigeni che mi affiancano (e superano) narrano poi le difficolta' epiche nella salita che da Nanto va a S. Giovanni in monte (salita degli ulivi), lunga 9km, al sole, sempre al 9-10% e punte al 15%, e mentre l'affronto inizio a pensare a come arrivare in fondo senza l'ausilio del carro scopa, piu' volte ho voglia di fermarmi, ma sono con Massimo e saliamo insieme in silenzioso raccoglimento e sofferenza fino allo scollino raggiunto piu' di testa che di gambe.
Sempre un indigeno aveva poi anticipato che la salita successiva sarebbe stata ancora piu' ostica, corta ma cattivissima con punte al 20%: sinceramente non me la ricordo, ricordo invece che mi sono letteralmente trascinato :) Ricordo la salita' sul pave' con pasaggio all'interno di una casa vinicola in cui era stato posizionato un ristoro e poi giu' per raggiungere il piano finale e il traguardo.
Che dire...le sensazioni sono state decisamente pessime, una giornata da dimenticare anche se migliore della Cunego 2014 ed i risultati all'arrivo sono li a dimostrarlo, ma spero che le cose migliorino o la vedo dura per i prossimi impegni, in particolare la Nove Colli. Sono contento di avere fatto il lungo, quello si', almeno ho messo dentro dei km e della salita, e adesso sotto con la preparazione dei prossimi eventi.
Il pagellone
Organizzazione 8: nulla da eccepire se non il fatto di partire ed arrivare in centro storico con tutti i rischi annessi e connessi. Ottima l'idea (da noi non sfruttata) di suddividere i partecipanti nei vari parcheggi e che fossero gratuiti. Percorso ottimament presidiato sempre e su strade poco trafficate. Molto bene.
Strade 7: ottime strade, se togliamo inizio e fine, mai troppo rovinate cosi' da essere pericolose.
Percorso 8: non adatto alle mie caratteristiche con tutti quegli strappi velenosi, ma per chi li ama e' sicuramente entusiasmante. Molto bello anche paesaggisticamente, anche se purtroppo ero troppo impegnato a sacramentare e a guardare l'asfalto per poterlo ammirare.
Pacco gara 7: oltre alle solite riviste, una pompa, una borraccia, una camera d'aria, alcuni integratori. Da segnalare la mancanza del WD40 :)
Mio fratello 10 e lode.

30-11-2014 21:04:51

GF Damiano Cunego 2014

Dopo molti, troppi mesi riprendo in mano il blog, cercando di rovistare nella memoria per recuperare le ultime due gare del 2014, prima che si passi al 2015 :) Eccomi qui quindi a raccontare la mia GF Damiano Cunego 2015
Se dovessi scegliere una parola con cui definirla potrei scegliere direttamente il termine francese debacle: "In senso fig., grave o clamorosa sconfitta, disastro, sfacelo, spec. in campo politico, sociale, o anche sportivo: andare incontro a una d.;".
Fino a quel giorno sono stato molto fortunato e in tutte le granfondo sono sempre stato piuttosto bene ma il 2 giugno 2014 no. Il giorno prima sto bene, arrivo dal lungo della nove colli e sono cosciente di avere nelle gambe la possibilita' di fare il lungo anche alla Cunego ed infatti e' questo l'obiettivo che mi prefiggo. C'e' qualcosa che non va, pero', nell'ambiente pregara del sabato: poca gente che si perde nell'ampio tendone dedicato alla distribuzione dei pacchi gara e allo svolgimento delle formalita', e praticamente nessuno ad assistere alla gara dei giovani che si sta svolgendo all'esterno. La cosa non mi piace.
Il giorno della gara mi dirigo alla partenza direttamente in bici e non ho alcun problema, poi vedo le griglie scarne, il viale del via e' quasi deserto. Cerco di convincermi che sia presto ma la realta' e' che i grandi numeri di qualche anno prima, le iscrizioni chiuse per raggiungimento dei massimi 3500 partenti sono solo un ricordo e che i gravi errori organizzativi del passato stanno presentando il conto. Non dico che organizzare una granfondo sia facile, pero' saper ammettere gli errori e cercare di porvi rimedio e' un atto dovuto verso gli atleti che pagano l'iscrizione, l'hotel, la strada, le alzatacce. Quest'anno non ho nulla da segnalare, ma troppo tempo e' stato perso e l'uscita dal circuito del Prestigio ha dato il colpo di grazia togliendo chi, per regolamento del circuito era costretto a partecipare.
Quattro chiacchiere, saluto un'amica col pargolo e arriva il momento della partenza e...gia' mi sento in difficolta'. Il cuore altissimo, il ritmo subito forte, troppo forte, si e' in pochi e chi c'e' dev'essere gente che pedala ed io arranco gia' nel tratto in tangenziale perdendo subito mio fratello e crollo praticamente dopo pochi chilometri, a meta' della tangenziale di Stallavena dove cerco di stare con qualche gruppo e vedo in lontananza il gruppo di testa (incredibile per me e per dire che il ritmo era davvero alto), ma anche questo diventa difficile e mi ritrovo nelle retrovie. Qualcosa recupero un po' alla volta ma davvero sono in crisi nera, la decisione del lungo si e' persa. A Bellori incrocio in senso opposto Damiano Cunego, che il giorno prima ha terminato il giro d'Italia e, partito assieme al gruppo di testa evidentemente non se l'e' sentita di proseguire: peccato, secondo me avrebbe potuto fare una pedalata tranquilla stando assieme agli ultimi, parlando e scherzando, ma vabbe'.
A meta' della cronoscalata Berner (che non c'e' piu', segno di un, credo, taglio dei costi) raggiungo Massimo che sta un po' con me ma poi allunga, mentre poco dopo raggiungo anche mio fratello che, vedendomi affrontare un tornante si mette a ridere vedendo la mia espressione sconsolata. Gli dico di andare ma decide di rimanere con me. Poi, niente. Nada. Mi trascino all'arrivo senza alcuno stimolo, con la sola voglia di portare a termine la mattinata e cosi' e'.
Pasta party in compagnia di Massimo e Michele, quattro chiacchiere, qualche sorriso: per la prima volta non mi sono divertito. Pazienza, accadra' ancora, non puo' andare sempre "di lusso"
Il pagellone:
Organizzazione 7: purtroppo paga gli errori dell'anno precedente, ma quest'anno e' stata discreta senza alcuna grossa lacuna da segnalare, chissa' se ci sara' un'ulteriore occasione per migliorare.
Strade 8: strade note e straconosciute, ma sempre belle ed e' un peccato se nessuna granfondo portera' ciclisti di altre citta' o regioni a godersele.
Pacco gara 7: non ricordo piu' cosa ci fosse esattamente dentro, ma la bottiglia di vino vale sempre.
Damiano Cunego 5: mi spiace, e' un atleta che ho sempre ammirato e che ammiro ancora considerandomi un suo tifoso, ma nonostante lo avessi avvisato un paio d'anni fa di seguire la gara che porta il suo nome in modo di evitare i problemi che poi ci sono stati, non mi pare che ci sia stato alcun intervento (suo o del suo entourage). Il fatto poi che quest'anno fosse stanco dopo il giro d'Italia e' un motivo accettabile per non stare con il gruppo dei ciclisti, ma sarebbe stato bello vederlo con noi nelle retrovie, incitare chi era in difficolta'. Secondo me ha perso una bella occasione.
La mia gara 3: pessima, niente da rimarcare.

23-05-2014 23:56:25

GF Internazionale Nove Colli 2014

Altro giro, altra granfondo. E che granfondo: la GF Internazionale Nove Colli, a Cesenatico. Attesa, desiderata. Temuta. Quest'anno poi, in cui non sono stato estratto per la Maradona Dles Dolomites, diventa la gara culmine della mia stagione, quella per cui ci si alza al sabato mattina per allenarsi, per cui si cerca di sfruttare ogni scampolo di tempo per pedalare. Perche' la Nove Colli non e' semplicemente una gara, e' un evento che va vissuto dall'inizio alla fine, un evento che ogni ciclista amatoriale dovrebbe vivere almeno una volta. Ma ecco il racconto delle due giornate.
L'idea e' di partire presto, vogliamo arrivare, almeno per una volta, prima delle 12 e vedere la partenza dei runner che affronteranno la Nove Colli Running, vorremmo salutare Giancarla Agostini ed un altro amico che a piedi percorreranno gli oltre 200km del tracciato, ma anche per anticipare un po' i tempi, fare con calma e mangiare ad orari piu' consueti. "Mi raccomando, alle 7 si parte". Consegno anche la bici il giorno prima a mio fratello in modo da dover solo caricare al volo il bagaglio.
Infatti, sabato alle 8 si parte :) La strada scorre veloce, ed io mi lascio prendere dai pensieri, i soliti: non ho tanta strada nelle gambe, non ho fatto tanto dislivello e, a parte la "scampagnata" a Cesenatico in bici, non ho nemmeno giri lunghi avendo raramente superato i 100km per uscita. In piu' alla GF 3 Laghi ho sofferto abbastanza nonostante i soli 140km e il minor dislivello e, cosa abbastanza rara, mi erano pure venuti fuori i crampi al quadricipite sinistro. Dovevamo fare un paio di uscite lunghe come preparazione che pero' sono saltate. Pero' l'eccitazione c'e', la voglia di provarci pure, perche' quest'anno si va per fare il lungo; non ci sara' sosta sul Barbotto per decidere cosa fare, a quel rifornimento si tirera' dritto e ci si fermera' solo al ristoro dopo il bivio. Dopo aver girato a destra. Salvo imprevisti.
Arriviamo con un po' di anticipo, riusciamo a recuperare Flavio che e' sceso apposta dalla Svezia la settimana prima e si sta preparando con un gruppo di connazionali, raggiungiamo il centro sportivo e recuperiamo i pacchi gara. La tensione inizia a salire, l'adrenalina comincia a circolare nel vedere la gente, gli stand. Incrocio e saluto Chiara Ciuffini, la vincitrice di numerose prove svoltesi ultimamente, vedo il DS del team Beraldo per cui corre Roberto Cunico, il vincitore della passata edizione (e numerose altre gare) e la voglia di mettersi in griglia e' sempre piu' forte. Ma prima c'e' da andare a sistemare il bagaglio e scaricare le bici. Guardo l'orologio e sono le 11.50. A fare le cose con troppa calma abbiamo perso il via della9CR. Peccato.
A questo punto non ci rimane che andare a mangiare (un bel piatto di pasta allo scoglio innaffiato da una brocca di vino bianco), andare a ripostare, a fare un bagno di gente nella zona espositiva e mangiare il gelato. Il tempo e' buono, c'e' il sole anche se un vento piuttosto forte e fresco infastidisce non poco. Alla sera ultimi preparativi del materiale, controlli, applicazione dei numeri di gara e poi a letto.
La sveglia suona presto qui a Cesenatico, la partenza dei primi e' alle 6:00, noi avremo una mezz'oretta di ritardo vista la nostra griglia rosa, ma comunque si deve far colazione, prepararsi, svegliarsi per bene, portar giu' le bici e andare nel posto assegnatoci. Niente pasta a colazione, primo perche' non c'era e secondo perche' ho voluto stare sul classico o quasi, quindi ho optato per un cappuccino, qualche pezzo di torta ed un bel panino integrale al prosciutto, oltre ad un bicchiere di succo d'arancia. Poi, indossata la tuta da pittore per ripararci dal freddo, ci avviamo verso il via raccogliendo lungo il percorso Francesco, un altro veronese (ma di origini romagnole) che ho iscritto a suo tempo e che e' alla sua prima partecipazione: partiremo insieme ma lui ha un'altra gamba.
Arriviamo piu' o meno allo stesso posto dell'anno scorso ma siamo piu' avanti, abbiamo quindi gia' guadagnato parecchie decine di posizioni rispetto al 2012 ( :D ) e cerchiamo Flavio anche tramite telegono: e' piu' avanti essendo arrivato prima, decidiamo quindi di stare dove siamo e di raggiungerlo in seguito. L'attesa passa veloce, manca poco quando ci togliamo la tuta ed il sole sta gia' facendo capolino e quando si sente il rumore delle tacchette che si agganciano capiamo che e' arrivato il momento. Lentamente sfiliamo sotto il cavalcavia di Cesenatico e passiamo sul tappeto del cronometraggio. VIA.
L'andatura e' meno forzata rispetto agli altri anni, o almeno cosi' mi sembra, mio fratello e' sempre al massimo a qualche decina di metri, sta andando con Francesco mentre io non riesco a sfruttare gli stessi buchi nella massa di ciclisti in continuo movimento alla ricerca delle scie, ma poi finalmente mi riaccodo a lui e di Francesco non c'e' piu' traccia. Prosegue la parte iniziale in velocita' per i primo 30km scarsi, tra rilanci, rotonde, curve. Recuperiamo anche Flavio quando manca poco al primo colle, si aggancia e con noi arriviamo ai piedi della salita.
Il polenta non e' una salita difficile, presenta un paio di strappetti ma tutto sommato si affronta agevolmente, bisogna solo stare attenti al traffico: non e' difficile infatti che si formino dei veri e propri ingorghi, con ciclisti che per superare la ressa passano sui marciapiedi, che qualcuno perda l'equilibrio o che si metta il piede a terra. Fortunatamente, a parte un paio di momenti, riusciamo a passare il paese di Bertinoro (abbiamo gia' perso Flavio, lo troveremo al traguardo dopo che avra' optato per il medio) e a proseguire l'ascesa e poi giu' in discesa.
Anche la seconda ascesa di Pieve di Rivoschio passa tranquilla, controllo il cardiofrequenzimetro e sono attorno ai 150bpm.
Il terzo colle, il Ciola, passa pure, non dico con disinvoltura, ma senza grandi problemi. Sto bene, la gamba sta andando meglio di quanto mi aspettassi e pedalare e' un piacere.
Discesa veloce e poi attacco al Barbotto. La salita simbolo della Nove Colli, il tanto temuto Barbotto con il suo ultimo tratto al 18%, non e' da sottovalutare perche' e' il momento della verita', dopo quello si decide implicitamente cosa si fara' al bivio nonostante i buoni propositi. Salgo bene, anche Michele sale bene e non c'e' traccia dell'appannamento che lo ha colpito l'anno precedente. Sull'ultima rampa c'e' parecchia gente ai bordi a fare il tifo, qualcuno cede e scende dalla bici e raggiungera' il GPM a piedi. Scolliniamo in 24:53 io e 24:54 Michele, contro i rispettivi 25:56 e 26:17 del 2013. Come prvisto non ci fermiamo al ristoro e proseguiamo e al bivio, al grido di "di medio c'e' solo il dito" coniato da Orsi Gabriele (aka Senna977) e di un "ci g'ha paura sta a casa", giriamo a destra seguendo le indicazioni per i 200km.
Prossima ascesa il quinto colle, il monte Tiffi, ma prima incrociamo, in un tratto di strada di circa 500m condiviso dalla gara in entrambe le direzioni, il gruppo dei primi e resto impressionato dalla velocita' con cui scendono: abbiamo ben quattro colli di distanza :) Sul Tiffi inizio a soffrire un po' troppo per essere a poco meno della meta' della strada e nella mia testa inizia a prendere forma il dubbio di avere sbagliato e che forse sto pretendendo troppo dalla preparazione che ho. Mi lascio sfuggire un "Non so proprio come andra' a finire...". La perdita di sicurezza e' rapida e mi annebbia un po', ho le gambe stanche. E c'e' ancora molta strada da fare. Fortunatamente mio fratello propone alcune soste rapide che mi aiutano a recuperare: mi basta mettere a terra il piede ad un ristoro, il tempo di riempire una borraccia per poter ripartire.
Sul Perticara riacquisto fiducia, oramai i colli fatti sono piu' di quelli da fare, i cartelli dei km all'arrivo sono in doppia cifra e nonostante la fatica si faccia sentire, riesco a salire bene con il rapporto piu' agile.
Anche il Pugliano passa abbastanza bene, per quanto possa passare bene una salita di circa 9km con dei bei tratti dopo quasi 140km di gara. Poi giu' a tutta.
Il passo delle siepi e' molto simile al Tiffi, salita corta (meno di 5km) ma con alcuni tratti un po' impegnativi, ma e' quello che viene dopo che mi preoccupa.
Cerco di non pensarci troppo ma il Gorolo, quello si' mi fa paura. Quando si fa il medio si pensa al Barbotto come LA salita della gara ma quando si affronta il lungo e' qui che ci si scontra con i propri demoni. Per arrivarci c'e' un tratto piuttosto lungo pianeggiante, qui l'anno scorso abbiamo trovato un romano che s'e' messo davanti a menare ai 40km/h senza chiedere alcun cambio e ci ha portati ai piedi della salita (che non conoscevamo) in bellezza. Quest'anno siamo in un gruppo piuttosto nutrito, ma davanti nessuno ha voglia di tirare e si va a circa 30km/h. Ad un certo punto, a meta' del tratto pianeggiante, da dietro parte una ragazza (che scopriremo poi essere tedesca) che si mette davanti a fare la lepre, e subito il gruppo riprende vigore e l'andatura si alza. Arriviamo cosi' ai piedi del Gorolo. La salita e' subito impegnativa per il primo terzo e faccio fatica, poi pero' spiana nel mezzo cosi' da tirare un po' il fiato fino a quando non si vede il paese, ed e' allora, nell'ultimo terzo, che le cose si fanno piu' complicate: testa bassa a guardare la ruota davanti, ascoltare il cuore che batte nella testa che da un po' mi fa male, la bocca resa dolciastra dai sali che fa venire voglia di bere semplice acqua, ma anche questa la supero e scollino con i polmoni che bruciano. Devo rallentare vistosamente per recuperare fiato tanto che Michele allunga un po' finche' non lo riprendo al ristoro. Il cronometro si ferma a 21:24 per me e 21:21 per mio fratello, quando nel 2012 i tempi furono rispettivamente 23:43 e 24:41.
Ripartiamo rapidamente, ormai e' fatta, il pensiero che ho fin dall'avvio, la visione del rettilineo in cui i due percorsi si dividono in vista dell'arrivo (130km dritto, 200km a sinistra), io che giro a sinistra, e' piu' vivido che mai e ce l'ho davanti agli occhi. Un paio di salitelle mi fanno perdere il contatto con mio fratello che allunga mentre dopo qualche minuto vengo ripreso dal gruppo che avevo alle spalle, capitanato dalla tedesca. Capisco che non devo lasciarlo andare, e' un buon gruppo, mi alzo sui pedali e richiudo in coda e li rimango finche' non recupero Michele poco dopo. Nella discesa finale ho degli accenni di crampi, sempre al quadricipite sinistro, ma riesco a rintuzzarli per un po' fino a quando non si fanno piu' forti a una decina di chilometri dall'arrivo dove dovro' lasciare la pedalata per massaggiarmi il muscolo, ma comunque rimanendo sempre nel gruppo.
Ultimi cavalcavia, rettilineo, e come nell'immagine che mi accompagna da ore, giro a sinistra e poi...il traguardo insieme a Michele, mano nella mano al cielo.
Sono stanchissimo, ma contento per aver portato a termine il mio obiettivo stagionale. Il tempo finale sara' di 8:43:33 (8:21:35 in movimento), che e' di oltre 40 minuti inferiore all'anno scorso. Serata, come da tradizione, a mangiare il fritto all'osteria degli inseguiti, sul porto canale e poi rientro a casa.
Non c'e' niente da fare, la Nove Colli e' un evento che va oltre la semplice GF. Secondo me arrivare al mattino, correre e andare via non rende il giusto merito. La Nove Colli va, secondo me, vissuta il giorno prima, assaporata nella gente, nei sapori della romagna, e' un'esperienza che ogni ciclista o, come mi considero io, pedalatore, dovrebbe vivere.

Il pagellone
Organizzazione 10: Ottimo tutto, niente da eccepire, congratulazione.
Strade 6: Insomma...a parte un tratto asfaltato di fresco (anche troppo) il resto soffre come tutte le strade italiane ed e' in uno stato di sostanziale abbandono. Molto brutta la discesa di San Leo.
Percorso 7: Io non lo trovo entusiasmante. Bello, se la giornata e' buona offre dei begli scorci paesaggistici (per quando in gara non guardi molto in giro), ma preferisco la maesta' delle dolomiti. Come tracciato invece e' molto nervoso, non presenta salite lunghe dove impostare un ritmo, ci sono i colli che non sono regolari, presentano qualche rampa piuttosto accentuata e in ogni caso ci sono tanti saliscendi, uno fra tutti e' il Barbotto dopo il quale uno si aspetterebbe la discesa mentre invece si trova ad affrontare un paio di salite.
Pacco gara 6/7: Discreto, c'era dentro una giacca antipioggia sportful e qualche integratore.
La mia gara 9: Ho dato tutto quello che avevo, ho migliorato il tempo, mi sono divertito e, ancora una volta, ho sconfitto i miei demoni e la mia pigrizia, piu' di cosi'... :)
Mio fratello 10 e lode.

27-04-2014 19:25:16

GF Tre Laghi 2014

Portata a termine anche la GF Giro dei 3 laghi e, anche quest'anno come da tradizione, c'era pure il quarto lago che scendeva copioso dal cielo :)
Per il 2014 l'idea era di portare a casa il giro lungo in questa gara e sarebbe stata la prima volta, essendo un po' troppo presto nel calendario e quindi arrivando quando la preparazione non e' al massimo. Pero' la volonta' c'era.
Gia' durante i giorni precedenti al week end le previsioni meteo erano poco incoraggianti, ma si sa che non ci si deve mai fidare degli algoritmi a lungo periodo. Ed infatti...
Sabato come al solito si va in auto a ritirare i pacchi gara, l'aria e' piuttosto fresca e nuvoloni all'orizzonte non promettono niente di nuovo per il giorno dopo, ma chissa', forse nella notte...Comunque, prendiamo il nostro sacchetto e si rientra a casa. Non ci sono infatti gli stand da visitare o altri motivi per rimanere.
Al mattino sveglia presto, perche' la partenza e' alle 8 e c'e' quasi un'ora di strada da fare, carico la bici, passo a prendere mio fratello e via. Il morale e' buono, la strada e' umida per cui ha piovuto nella notte e forse il tempo s'e' sfogato, e il cielo ha una parvenza di sereno.
Arrivati a destinazione iniziamo la preparazione e facciamo conoscenza con due fratelli bresciani giunti a bordo di un furgone e scambiamo qualche chiacchiera e poi via in griglia, piuttosto indietro visto che mancano pochi minuti al via. Poco prima pero' ricevo la chiamata di Giulia, una ragazza del team Chesini, che mi avvisa essere in ritardo e non sa se riuscira' ad essere al via dopo essere stata costretta a tornare a casa a prendere la borsa.
Pronti, si parte. Mio fratello stranamente mi lascia stare davanti per cui cerco di aggregarmi a qualche gruppo ma il ritmo e' troppo alto e inizio a perdere unpo', per cui mi riprende e passa avanti...e allunga pensando che io fossi dietro. Rimango cosi' in un gruppo dietro e faccio tutta la gardesana in loro compagnia: purtroppo su una rotonda uno dei due bresciani e' caduto e il fratello e' fermo con lui.
Finita la gardesana iniziamo a salire ed comincia a piovere un po'. Raggiungo mio fratello e da li staremo insieme fino all'arrivo. Purtroppo la pioggia si fa sempre piu' insistente.
Le sensazioni sono buone nonostante non riesca a tenere un gran ritmo ed arriviamo al ristoro dove ci fermiamo un po' sotto una pioggia ormai battente che ci accompagnera' fino all'arrivo. Al bivio decidiamo, nonostante l'essere fradici e infreddoliti, di proseguire per il lungo. La strada e' bella, in mezzo ai boschi in continui saliscendi e strappi, e sarebbe ancora piu' bella se non si continuasse a tremare per il freddo soprattutto nei tratti in discesa. Alla fine pero' riusciamo a fare anche la discesa, l'ultima, che ci porta sul tratto dritto dove mio fratello si mette a menare mentre io, in lotta con un crampo al quadricipite sinistro, gli sto a ruota.
Arriviamo insieme, come sempre, contenti di avere portato a termine anche questa gara nel percorso lungo nonostante le intemperie, che ci costringono a cambiarci in auto, fradici, e che continuano finche' non abbiamo finito di mangiare al pasta party.
Purtroppo non c'e' molto da raccontare, il freddo e la pioggia hanno un po' falsato il godere del percorso.
Nota: Giulia e' riuscita a entrare in griglia, pochi secondi dopo che era stato dato il via :) la si vede in un video mentre arranca contro il fiume dei partenti e cerca di guadagnare il passaggio sul tappeto del cronometraggio :) Mitica :)

Il pagellone
Organizzazione 6: Buoni i presidi degli incroci nonostante le intemperie, ma come al solito sono lasciati un po' scoperti quelli nel tratto finale che sono un po' i piu' pericolosi. Buoni i ristori, sempre molto forniti, meno il pasta party veramente molto scarno.
Strade 6: Quest'anno fortunatamente nessuno ha messo (o ha perso...) il gasolio per vari chilometri di gardesana, ma molti tratti erano parecchio sporchi e cio' ha causato numerose forature.
Il pacco gara 6: do la sufficenza ma insomma...piuttosto scarso, ma almeno quest'anno non c'era la bottiglia d'acqua e il sacchetto del supermercato :)
Totale 7: Una buona gara, peccato sempre per il meteo che la rovina, secondo me il percorso merita e con una giornata di sole dovrebbe regalare dei bei panorami: io ho sempre visto solo pioggia e nebbia :)
La mia gara 7: Tutto sommato e' andata bene...non sono caduto nonostante la pioggia ed ho fatto il lungo, ottimo in previsione nove colli, anche se le condizioni in cui sono arrivato ed il crampo che cercava di uscire nel finale non mi danno queste gran certezze sulla preparazione: chilometraggio e dislivello sono solo 2/3 di una nove colli.