GF Eddy Merckx 2013: la paura del Baldo

Il titolo e’ chiaro e devo dire che riassume bene i giorni precedenti la mia partecipazione alla GF Eddy Merckx 2013. L’indecisione era tanta e solo al bivio ho deciso, quando non era piu’ possibile rimandare.
Il monte Baldo mi ha sempre incusso un timore reverenziale, non so perche’, ma ogni volta che devo salirlo da qualche parte mi prende l’ansia. Ed infatti non ci sono salito spesso e nelle due gare che ne affrontano i versanti o non partecipo (all’Avesani, per motivi di calendario) oppure giro al medio (la Merckx, appunto).
E cosi’, a tutti coloro che mi chiedevano cosa avrei fatto rispondevo baldanzoso ‘non so di preciso, ma l’intenzione e’ di fare il lungo’, mentre in realta’ il primo a non crederci ero proprio io: so come sono le salite del medio, pensare di aggiungerci anche l’ascesa a San Valentino (quest’anno e’ cambiata) di sedici chilometri mi lasciava alquanto perplesso. Davvero, non ci ho dormito nemmeno la notte prima.
La settimana precedente non ho fatto molto per vari motivi se non un’uscita il venerdi’ e che doveva essere tranquilla, fatta piu’ per provare il Garmin Edge 500 che ho preso su ebay e che si e’ rivelata ancor piu’ tranquilla (ma non meno piacevole) quando prima di iniziare la salita di giornata ho incontrato due conoscenti e con loro sono salito su una collina che domina la citta’, chiacchierando.
Arriva quindi sabato pomeriggio, decido di approfittare ed andare in moto, e’ da tantissimo tempo che non faccio un po’ di strada con il mio amato V4 (e si e’ pure sentito…), alle 15 ho appuntamento con un ragazzo per fare il cambio pettorale e cedergli quello di mio fratello, che non partecipera’ (lasciandomi da solo ad affrontare la decisione del percorso). L’operazione si svolge in maniera rapida, non devo fare la coda per l’abilitazione del chip perche’ ho quello personale, e quindi dopo aver salutato il neo ‘603’, prendo la moto e mi avvio a salutare mio cugino che sta seguendo una ragazza cui fornisce i telai, presso il kartodromo di Ala.
Nuvoloni neri girano attorno alle montagne del basso trentino, scende qualche goccia d’acqua, decido di avviarmi perche’ voglio andare a visionare la salita del Baldo. Smette subito per cui inizio l’ascesa e quasi subito me la ricordo, l’ho fatta l’anno scorso con Michele, l’ho patita, anzi l’abbiamo patita, un casino, complice la sparata da Verona ad Avio ed il caldo di quella giornata. Salgo, piano, non ho voglia di correre ma voglio gustarmela, per una volta senza fare fatica. Non sembra dura come la ricordavo, ma e’ chiaro che vedere le cose seduti su un V4 da 750cc puo’ ingannare, il sellino di una bici e’ molto piu’ scomodo e faticoso. Finita la salita i dubbi rimangono. Tutti. La discesa invece e’ molto bella e veloce, la strada quasi perfetta, poi una volta in valle rendersi conto che mancano ancora oltre venti chilometri all’arrivo e’ un altro bel colpo ai buoni propositi: come ci arrivo al termine se mi trovo da solo ? Che poi non sono tutti piani, sono ondulati…in che stato saranno le gambe ?
Tutti questi sono pensieri che mi porto fino a casa e che, probabilmente, mi disturbano il sonno tanto che non credo di avere dormito piu’ di un paio d’ore.
Sveglia alle 4.30, ho deciso di cambiare colazione, mi faccio del riso bollito con un po’ di olio d’oliva e pezzi di grana (non ho voglia di mettermi a grattarlo, va bene cosi’), nell’ottiche proprio di fare il lungo se riusciro’ a dissipare i dubbi strada facendo e visto che alla Nove Colli anticipare la colazione potrebbe avermi aiutato a soffrire meno. Poi torno a letto per un’altra ora di pseudo sonno. Alle 6.00 la sveglia torna a suonare, mangio un altro po’ e via. Il tempo e’ bello, c’e’ il sole e l’aria e’ gia’ ad una buona temperatura vado in griglia con il mio 602 e sento che ha piovuto la notte, per cui la speranza e’ che quello che doveva scendere sia sceso. Attendo il via senza grossa ansia, solo una signora aldila’ della transenna, mi urla nelle orecchie per parlare con un’amica dall’altra parte…per 10 minuti.
Alle 8.35, pronti via, si parte come al solito a tutta e io mi trovo con il cuore in gola gia’ al cavalcavia dopo un chilometro, poi via a velocita’ elevata stando in gruppo, anche perche’ c’e’ un bel vento contrario, sempre oltre i quaranta e in alcuni punti (dove ci si mette un po’ di discesa) abbondantemente oltre i cinquanta. Gia’ sulla salita di Zuane pero’ non sono contento…ricordo le parole che mi ha detto l’amico Gioacchino il giorno prima ‘non tirarti il collo a Zuane, falla tranquillo che poi hai tutto il tempo per recuperare’, per cui mi metto del mio passo, non cerco nessuno…e’ una salita semplice, corta di circa un chilometro, ma ci si arriva in gruppo, praticamente ci si ammassa, e soprattutto rompe il ritmo veloce delle gambe. Ed infatti soffro ancora….mi dico ‘andiamo avanti e vediamo’. Giu’ verso Domegliara per affrontare la prima salita, quella che porta a Mazzurega e poi alla Pela. Il caldo inizia a farsi sentire e sudo tantissimo, e com’e’ abitudine cerco sempre di stare in quelle poche zone d’ombra che alcuni alberi che costeggiano la strada possono offrire: ogni anno e’ cosi’, questo tratto e’ caldissimo. Insulto due ciclisti che gettano le carte per terra: ma davvero l’involucro di una barretta, se tenuto in tasca, puo’ compromettere la prestazione ? Non capisco, loro evidentemente meno perche’ non accennano risposta. Poi sorrido quando ad uno dei due, con un pettorale sotto il 20, si rompe il reggisella: sono un bastardo lo so.
Giu’ a tutta nella discesa tecnica verso Fumane, falsopiano fino a prendere la seconda salita che porta a Fosse, poi Sant’Anna e di nuovo a Fosse dopo un leggero tratto a scendere. E’ una salita bellissima, a tratti con delle belle pendenze e soprattutto che non molla mai…sempre a salire, non un tratto pianeggiante se non nel finale. La prima salita verso Mazzurega mi aveva dato modo di capire che sono in tanti a passarmi, il mio ritmo e’ veramente basso e avevo voglia di fermarmi e tornare indietro, ma ormai sono in ballo e devo ballare: e’ strano quello che passa nella testa in quei momenti. Ora, sulla salita verso Fosse, soffro forse un po’ meno, le maglie di chi mi e’ attorno sono sempre, piu’ o meno, le stesse e cio’ e’ sintomatico del fatto che sono ormai tra gente del mio livello. Finisce la cronoscalata con un tempo di 40m49s, a riprova delle sensazioni visto che l’anno scorso l’avevo portata a termine in 35m37: un 13% perso per strada. Proseguo verso Fosse, poi Sant’Anna con qualche compagno casuale, poi di nuovo Fosse e giu’ a Peri: quest’anno non vedo nessuno piantato sul famigerato tornante a sinistra. Mentre scendo supero qualcuno e mi ritrovo da solo, al che mi chiedo cosa fare…o rallento e aspetto qualcuno o cerco di forzare un po’ per raggiungere chi e’ davanti perche’ arrivare in valle da soli non sarebbe per niente piacevole, ed infatti opto per la seconda opportunita’ e, raggiunti un paio di ciclisti tiro i remi in barca per gli ultimi due tornanti. In valle siamo un gruppetto, si parte di buona lena ma poi si inizia a tirare indietro…mi metto davanti e tiro io per l’ultima parte di SS12 ed il pezzo interno prima del bivio.
Bivio che, inesorabilmente, si avvicina. I dubbi invece che essersi diradati sono aumentati. Una grossa voce mi dice ‘molla li, gira a sinistra e porta a casa il medio’ ma una piu’ flebile mi dice ‘nelle gambe hai la Nove Colli, ricordi ? 210km invece di 140km e oltre 3800m di dislivello contro i 2800m di questa…ce la puoi fare’, ma nel mentre ho pensato ‘dietro di me non ce ne sono molti, e se mi trovo da solo a salire ? E se mi trovo da solo a scendere ? E nel tratto finale ? E se sforo il limite di tempo ?’. Ultime centinaia di metri, poche decine…cosa fare ? All’improvviso l’illuminazione: il tizio davanti a me gira inaspettatamente a destra, percorso lungo…decido cosi’ di seguirlo: se e’ qui con me non dev’essere molto piu’ forte in salita quindi non credo saro’ da solo, poi passati qualche centinaio di metri mi volto e vedo altri che si aggiungono a noi, lontani, e qualche dubbio scema.
Vorrei dire ‘i primi chilometri’, ma dovrei dire ‘le prime centinaia di metri’ piu’ propriamente, facciamo ‘il primo chilometro e mezzo’ passa abbastanza bene, riesco anche a chiacchierare con due del team Pinarello ed un altro e saliamo affiancati, piano piano, con l’ultimo o al massimo il penultimo rapporto, anche questa salita non molla mai e presenta nel tratto iniziale (i primi quattordici chilometri 😀 ) il pezzo piu’ impegnativo, poi ‘spiana’. In alcuni tratti si puo’ tirare il fiato ma non sono tantissimi, molte di piu’ sono le volte in cui il Garmin segnala un 11%/12% ma cosa posso fare se non pedalare ? Ogni tanto butto giu’ un paio di denti e mi alzo per qualche secondo per poi ritorare a sedermi. Vedo alcuni ciclisti con pettorale scendere e mi chiedo se abbiano ceduto (dubito) abbiano avuto dei problemi (voglio sperare) o siano saliti, passati sul tappeto del rilevamento e deciso di rientrare da questo versante che presenta un tratto in valle molto piu’ corto (spero di no). Passo qualcuno, mi fa impressione (postivamente) una ragazza con il viso affaticato ma estremamente determinato. Ad un certo punto vedo un cartello giallo ‘Ristoro 500m’ che mi lascia perplesso…il ristoro e’ in cima e manca piu’ di 500m…manca la casa con la fontana dove io e mio fratello ci fermammo, mancano i prati aperti con le mucche ma soprattutto…non sta spianando affatto…impossibile…eppure…’Ristoro 100m’ e poi ecco li, su un tornante ‘Ristoro volante’…azz…mi hanno fregato 🙂 si deve salire ancora…ed infatti dopo poco ecco il tornante con la casa piu’ fontanella e dopo un altro po’ gli spazi aperti, le mucche. Avvicino un altro paio di ciclisti che si lamentano e a cui dico ‘tranquilli, un tornante o due ed e’ finita’ e loro mi rispondono che sperano proprio abbia ragione, ed e’ cosi’: dopo piu’ di un’ora e mezza di salita ecco il parcheggio ed il ristoro. Sono bagnato fradicio ma non voglio fermarmi a mettere la mantellina antipioggia che ho portato, non ho freddo, e mi butto in discesa. Devo segnalare un due paesi, capannelli di persone che incitavano a gran voce: e’ stata un’emozione, tanto da averne il groppo in gola e se non fossi stato concentrato sulla strada forse mi sarei messo a piangere. Lo so, forse e’ eccessivo ma essere li, dopo tutta la fatica, dopo essere riuscito ad arrivare lassu’, ho pensato di meritarli e questi incitamenti me li sono presi tutti. Poi dei ragazzi che ti corrono appresso sulla strada gridando se gli regalavo una borraccia…mi sembra di rileggere i post su twitter dei Prof e dei loro passaggi con il giro d’Italia, ed ho sorriso. Sugli ultimi chilometri di discesa inizia a piovere, una pioggia leggera e non mi fermo a mettere la mantellina.
La strada spiana, usciamo da Mori e siamo in un gruppetto di almeno quattro ciclisti, poi ne raggiungiamo e recuperiamo altri. Tiriamo un po’ a testa, quando tocca a me decido di fare almeno un paio di chilometri, e mentre sono li che spingo controvento, un fenomeno mi scatta in faccia ad almeno 5km/h in piu’, al che mi infastidisco (mancano piu’ di 20km, che senso ha ?) e lo lascio davanti a tirare ma dopo poche centinaia di metri rallenta ma non si sposta, e se vuol stare li che ci rimanga, poi qualcuno passa e gli da il cambio ma io gli resto dietro, per me puo’ tirare lui anche fino all’arrivo visto che ci tiene. Questo personaggio in piu’ ha il brutto vizio di continuare a strappare: chi tira va via costante e lui accelera, poi rallenta e fa qualche metro di buco, poi chiude, poi lascia, e tutti noi dietro siamo costretti a fare lo stesso, quando poi il capofila si sposta accelera vistosamente (almeno per alcune decine di metri) ed il poveraccio che ha avuto il cambio si trova a dover accelerare invece di poter prendere posto in coda. Insomma…davvero uno che non sa stare in gruppo. Alla fine glielo urlo ‘vai via costante che non serve a niente continuare a scattare’ e credo l’abbia capita. Intanto la pioggia inizia a scendere copiosamente, son gia’ bagnato fradicio e la mantellina e’ al sicuro nella tasca della maglietta, non posso fermarmi per indossarla, perderei troppo tempo e resterei da solo. Arriva di nuovo il mio momento per tirare in prossimita’ del ricongiungimento con il medio, quando c’e’ un vero e proprio diluvio: in pochi istanti la strada e’ allagata, gocce enormi scendono e dal rumore che fanno sul casco devono esserci chicchi di grandine mescolati, non si vede nulla con gli occhiali pieni d’acqua e le gocce che si infilano tra lente e viso, ma testa bassa e menare, mancano cinque chilometri, ai meno tre la visibilita’ e’ praticmente nulla ed il compagno di gara che ho davanti rallenta vistosamente e si sposta a destra esclamando ‘ho bucato’, mi dispiace, successe anche a me il primo anno di bucare a un solo chilometro dall’arrivo, ma riuscii lo stesso a concludere senza fermarmi.
Intravedo la curva a destra dell’arrivo, la prendo assieme agli altri, non scatto perche’ inutile, affronto gli ultimi metri di salita e passo sotto l’arco del traguardo, bagnato fradicio, infreddolito ma contento: tempo ufficile 6h01m50s.70 in gnegnegnesima posizione, laggiu’ in fondo. Al riso party andro’ dopo aver messo la bici sull’auto sfruttando un momento di pausa del diluvio e cambiandomi in auto. Riso party ottimo.
Alla fine cosa dire ? Contentissimo, sebbene il tempo sulla cronoscalata sia indicativo di come sia la mia preparazione rispetto all’anno scorso (mi mancano tanti metri di dislivello causa l’inverno piovoso) vedo pero’ che con costanza e testa riesco comunque ad arrivare dove mi impongo. E ho messo in tasca anche questo lungo. Ora sotto con la Maratona delle Dolomiti, tra sole due settimane, che affrontero’ con lo stesso spirito di Nove Colli e Merckx: la inizio e ai bivi decidero’ dove andare.
Il pagellone:

Pacco gara 7: un sacco traforato da usare in lavatrice con i capi delicati contenente copriscarpe, berretto, calze, maarmellatina, wd40. Molte cose che uno ha gia’ ma che trovo sempre utili.
Organizzazione 10 e lode: nel tempo non si e’ mai smentita. Mai una sbavatura, sempre tutto perfetto. Probabilmente la migliore tra quelle cui ho partecipato.
Strade 7: a parte la strada che da Fumane sale a Sant’Anna effettivamente rovinata (ma facendola in salita non e’ un gran problema), il resto ha un manto che va dal sufficente all’ottimo nell’ultimo tratto della discesa, appena riasfaltato.
Sicurezza 8: quasi la perfezione. Sicuramente grazie all’ausilio dei militari lungo il percorso, ogni incrocio era presidiato da personale con bandiera e fischietto, le curve pericolose e gli angoli a rischio coperti da materassi o protezioni e personale che avvisava, questo anche con la pioggia e dopo sei ore di gara.
Voto finale 9: una granfondo che difficilmente puo’ migliorare e che ogni anno (questa e’ la mia terza partecipazione) sembra incredibile come riesca a riconfermare l’elevata qualita’
La mia gara 10: per come e’ iniziata, per quello che c’e’ stato nel mezzo, per come la testa ed il cuore l’abbiano avuta vinta, per l’ennesima volta, sulle gambe, per le emozioni di ricevere gli incitamenti, per aver portato a casa questo lungo. Per tutto questo mi do un 10 tondo tondo.
Dati Garmin
Dati Strava

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