Granfondo Felice Gimondi 2018

Ci sono gare e gare: alcune vanno bene, altre meno bene, e questo l’ho imparato in questi anni. La Gimondi di quest’anno è stata una gara no.

Una settimana prima mio fratello mi avvisa che non se la sente di partecipare, volendo preparare la Nove Colli che sarebbe toccata dopo solo due settimane. Già questo ha dato un brutto colpo al mio morale. Comunque, cerco di guardare avanti e di prenderla come un allenamento: la corsa è bella, il percorso bellissimo con la Val Taleggio e l’anno precedente ne sono rimasto affascinato, certo è anche un percorso lungo e con parecchio dislivello per cui serve testa oltre alle gambe.

Quest’anno opto per la spedizione del pacco gara a casa, e devo dire che, nonostante abbia un costo ulteriore, è una gran comodità anche se mi piace l’atmosfera del pre gara.

Il sabato ho un pranzo a Mestre che mi impegna tutta la giornata.

La notte precedente della gara non chiudo occhio, rimango a girarmi nel letto, eppure non sono (o non credo di essere) agitato, il cuore batte regolarmente, eppure niente. Alle 4 del mattino mi alzo dal letto per andare in quel di Bergamo: la partenza è alle 7. Il viaggio è lungo affrontato da solo, ma arrivo nello stesso, comodo, parcheggio dell’anno prima, dotato di bagno “en plen air”, strategico quando la sveglia è così anticipata.

Il meteo è buono, c’è fresco ma il cielo è sereno, mi vesto estivo e raggiungo la griglia: ho una buona posizione con il mio pettorale numero 1000.

La partenza è come al solito piuttosto nervosa e veloce, ma non eccessivamente e riesco a guadagnare un po’ di posizioni, la prima salita, Colle dei Pasta, è dopo appena 8km circa e ci arriviamo con una quindicina di secondi di vantaggio rispetto al 2017. Appena inizia la salita mi cade la catena passando dal 50 al 34, il gruppo è numeroso e sono d’intralcio e pericolo, alzo il braccio indicando il problema e scarto a sinistra, rimetto la catena al suo posto ma devo aspettare che mi sfilino e si crei la condizione adatta per ripartire in sicurezza. Concludo comunque la salita con 30 secondi di ritardo rispetto al 2017, il che mi sorprende non poco (a posteriori) visto il tempo perso all’inizio, ma probabilmente il fatto di aver preso l’inizio del tratto più velocemente ha limitato il danno.

Il problema è che la testa comincia a perdere colpi: mi vedo superare da troppa gente e questo mi infastidisce. So che non dovrebbe, sono cosciente di essere solo uno dei tanti e dei lenti, però è una questione di orgoglio e non ci posso fare nulla.

Fatta la discesa, nel tratto successivo in falsopiano a salire che precede la prima vera salita di giornata, riesco a stare in un bel gruppo ma perdo già quasi un minuto, che sui 12 totali sono una bella percentuale.

Attacchiamo la salita del Gallo e sento già di essere stanco, di testa e di gambe. A dirla tutta ho pensato anche di girare la bici e tornare a Bergamo ma sarebbe stato uno smacco troppo grande, e mi sono convinto a proseguire, scegliendo in seguito quale percorso fare tra i tre disponibili, sapendo in cuor mio che l’idea del lungo sfumava, e con essa la preparazione per la Nove Colli. In molti mi superano, uno, due, tre…sono troppi, di nuovo l’orgoglio e la mancanza di voglia, uniti al sonno che inizia a farsi sentire mi fanno fare una gran fatica. Nonostante questo, alla fine salgo più veloce rispetto all’anno scorso, quasi 2 minuti di vantaggio e, sempre a posteriori, mi sembra incredibile per come mi sentivo.

Discesa veloce e poi si attacca la salita del Selvino. La salita è bella, 10km abbondanti, ed in alcuni punti impegnativa, ma mi metto del mio ritmo senza cercare di forzare visto che non ha molto senso nelle condizioni in cui sono, e poi anche volendo le gambe non ne vogliono sapere. Finisco la salita, in realtà con un buon tempo di 48:56, in ritardo di un minuto e mezzo circa rispetto al 2017: davvero inaspettato (ed incredibile).
Alla discesa mi aspetta il bivio tra corto e medio: opto per il primo, ingoiando un rospo enorme. E’ una sensazione che ho già provato ad una vecchia Cunego e ad una Nove Colli sotto la pioggia, ed il problema principale è nella testa.

Mi aggrego ad un gruppo, mi metto pure a tirare in testa tanta è la voglia di finirla e rientrare a casa.

Taglio il traguardo senza alcuna enfasi, fermo il Garmin, ritiro la medaglia di rito e fine.

Visto che sono in anticipo, mi fermo a guardare l’arrivo del medio sperando di vedere tagliare il traguardo vittoriosa Erika, che però ha fatto il corto ed è arrivata da un pezzo, classificandosi settima.

Prima di rientrare devo andare a pagare la spedizione dei pacchi gara e qui incontro Erika e Alessandro con i quali scambio due parole. Mi sposto verso l’auto, carico la bici e rientro senza nemmeno mangiare, tanta è la voglia di chiudere la giornata.

Che dire, le giornate no, come detto all’inizio, accadono, e questa è stata una di quelle, e se la testa non c’è non si va da nessuna parte. Col senno di poi credo che almeno il medio sarebbe stato alla mia portata ma avrebbe significato farmi una violenza che non avevo voglia di sopportare. In più le uscite della settimana successiva mi hanno fatto capire che, poco poco, ma la gamba c’è. La Nove Colli non appare più inavvicinabile come ho creduto nel pomeriggio di questa domenica.

Il pagellone

Strade 7: non ricordo grossi problemi, quindi strade buone

Presidi 6,5: sicuramente non come alla GF Liotto, però sufficienti

Pasta party NC: non posso dire nulla perchè non ho partecipato

Generale 7: riprendo più i ricordi dell’anno scorso, riassumendola come un’ottima granfondo, bene organizzata, su belle strade e bellissimi panorami. Sinceramente non la ricordavo così complicata, non so perchè avevo in mente salite molto più facili e solo il sabato prima, rileggendo il blog, mi sono tornate alla memoria alcune difficoltà ma in fin dei conti non esiste mai niente di facile nelle granfondo. O meglio, citando qualcuno più forte di me: “non esistono salite difficili, esiste solo il non essersi allenati abbastanza”

I dati di Strava

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