Doping e la gogna mediatica

I social media hanno sicuramente rivoluzionato molti ambiti, dal marketing, allo scambio di opinioni, alla diffusione delle informazioni. Gia’, la diffusione delle informazioni. Quanti, solo due o tre anni fa, andavano sul sito del CONI, della Federciclismo o di un qualsiasi Ente di Promozione Sportiva a controllare chi e perche’ era sospeso per doping ? Probabilmente qualche organizzatore per verificare che nell’elenco dei partecipanti a qualche gara non vi fossero dei sospesi, ma il grande pubblico conosceva l’atleta famoso sospeso perche’ apparso su un giornale sportivo, poi, dopo qualche tempo se ne sarebbero dimenticati.Il dopato di turno, dopo qualche mese sarebbe potuto benissimo andare in giro senza che nessuno ne ricordasse la faccia o il passato agonistico.
Oggi non e’ piu’ cosi’. La gogna mediatica e’ una pena accessoria che non viene inflitta dal giudice ma dalla gente, da chi e’ schifata da questi comportamenti. Cosi’ Schwazer e’ stato preso per i fondelli per la pubblicita’ del cioccolato, ne sono stati fatti fotomontaggi, twitter ha accolto migliaia di messaggi indignati, ma facebook con ancor maggior potenza ha ribadito il concetto a forza di ‘mi piace’ e di ‘condividi’: tutti nel giro di poche ore sapevano anche i dettagli della vicenda.
Pero’ non sono solo i grandi dopati, ora anche gli amatori, il ciclista della domenica che dovrebbe fare sport per il proprio benessere visto che non e’ un professionista, che vengono messi alla gogna, e la forza di facebook e’ terribile con la sua capacita’ di far conoscere le cose in maniera esponenziale a milioni di persone. E a nulla vale cancellare l’account, perche’ la gente parla lo stesso, le informazioni ed i link agli articoli girano, ed in brevissimo tempo non sono piu’ solo alcune decine di persone a visitare i siti del CONI ecc, ma decine di migliaia di persone, le stesse che magari prima pedalavano in gruppo con loro ignari magari che un paio di mesi prima erano stati radiati da un EPS e si erano iscritti con un altro. Ora tutti sanno per via diretta, indiretta tramite i social network o perche’ conoscono qualcuno che sa e ne parla in un’uscita d’allenamento.
Certo, c’e’ il diritto all’oblio, ma come fai a farlo valere in migliaia, decine di migliaia di teste che sanno ?
Ecco, prima di doparti pensaci, se non per la salute di cui non te ne frega niente, se non per i rischi legali che pensi non ti colpiranno mai, se non per la fedina penale che potrebbe sporcarsi ed impedirti di trovare un (gia’ raro) posto di lavoro, insomma…se non te ne frega niente di rovinarti la vita, pensa che tutti ne parleranno, migliaia, decine di migliaia di persone ne parleranno. E non ne parleranno certo bene. Tutto quello che hai fatto, la fatica che comunque ha richiesto essere dove sei arrivato…tutto sara’ spazzato via dall’onta. E perderai l’onore.
Non si è perduto niente quando ci resta l’onore. (Voltaire)

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