Fatta la GF Damiano Cunego :)

Sono passati esattamente 2 mesi dal mio ultimo post in cui ho segnalato l’intenzione di prendere parte alla IV edizione della Gran Fondo Damiano Cunego, ed oggi ho realizzato questa che, per me, e’ una vera impresa πŸ™‚ Due mesi non sono moltissimi considerando che posso allenarmi, se va bene, una volta a settimana, per cui l’obiettivo di fare il corto era l’unico da poter mettere nel mirino. Vogliamo un po’ di cronaca ? Eccola πŸ™‚
La sera prima ho deciso di stare leggero con la cena, ma a causa di bibite contenenti caffeina (sostanza che ho praticamente eliminato dal consumo) e l’agitazione, ho passato la notte in bianco. Colazione con the e fette biscottate con marmellata e via agli ultimi, rapidi preparativi. Vado quindi verso la caserma Duca, sede della partenza, luogo fantastico per questo scopo che avevo potuto ammirare gia’ da pubblico della Lessinia Legend: spalti, transenne, gazebo ed in occasione delle Lesinia anche una copertura a riparazione dei biker dalla fitta e fredda pioggia. Il tempo, secondo le previsioni e’ incerto (cosa voglia dire…facile dare le previsioni cosi’… πŸ™‚ ), comunque uno sguardo al cielo ed all’ultimo minuto, gia’ in griglia (cicloturisti), decido di eliminare la zavorra della giacca impermeabile.
Pronti….VIA….no, non parto…partono gli altri sfilandomi a sinistra. Arrivato il momento di partire, il biker dietro di me se ne esc con un ‘Scusa…penso che tu abbia bucato’ – ‘Ma porc…’, cosi’, mentre tutti partono allegramente, io mi sposto oltre le transenne e mi metto a sostituire la camera d’aria. Comunque, grazie alla mia esperienza di meccanico ufficiale di me stesso ( πŸ™‚ ), la cambio nel tempo record di ‘non ne ho idea’ anche perche’ il fratellone mi ha dotato di bomboletta di azoto che non ho mai usato direttamente πŸ™‚ quindi c’e’ stato anche da impararne l’utilizzo. Comunque non ho perso tantissimo tempo. Pero’ rimane il dubbio: partire senza camera d’aria di scorta (e senza pompetta che eventualmente poteva essere utile avendo lo stesso le pezze TipTop) e rischiare di bucare e fermarsi in mezzo alle valli, oppure dare forfait ? ‘Ma il cuore e’ piu’ potente di una macchina, e la paura non lo fermera” suona la sigla del cartone ‘Grand Prix’ e quindi, sono partito. ‘Non ti preoccupare, vedrai che andare via in gruppo sara’ molto bello, e andrai anche piu’ veloce del solito’ mi disse il fratellone alla domanda se potessi portarmi via il lettore MP3 che sempre accompagna le mie uscite, ed in effetti, mi sono da subito trovato con il gruppo solito: me, me e me πŸ™‚
All’uscita dalla caserma c’era il rilevatore di passaggio per i tempi, passo e vedo che lo stanno smontando: alla mia domanda di informazioni mi viene risposto che ‘eehh…l’ora di partenza vale per tutti’ che ha sortito un ‘chetacaga’, speta almanco 5 minuti, o sbusa’…’. Allora via, con gomma gonfia a tre quarti, senza ricambio, da solo e con la quasi certezza di fare tutto per niente ai fini della classifica vista la mancanza del rilevamento.
Il resto della gara e’ andato via tranquillo, dopo circa 15 km ho iniziato a prendere qualcuno, poi sulla salita da Bellori a Cerro altri a gruppi, mi sono attaccato a due coppie per prendere il ritmo e via fino al ristoro. Stavolta non ho fatto la classica pausa relax (ovvero, arrivo morto e mi devo fermare) nel paese di Lughezzano, ma ho proseguito, al ristoro sosta di pochi secondi per la banana ed il bere, e su ancora.
Dopo il discesone di vari km, inizia la salita da Cancello a S. Rocco, affrontata dopo avere assunto la maggggica pozione di carbogel (mai provati prima): se abbiano avuto effetto non ne ho idea…sicuramente le gambe, per tutta la giornata, hanno girato meglio, quindi se l’andare su a ritmi migliori fosse merito della giornata o del prodotto non saprei dire. Tant’e’, a meta salita sento un vento scuotermi e dei treni passarmi a sinistra: io sono li che sto dando il 100% e quelli del giro medio hanno gia’ fatto la parte aggiuntiva e mi hanno raggiunto, salendo lungo la strada che si inerpica come motorini.
Terminata la seconda salita, rimane da affrontare quella che io definisco ‘La bastarda’. Arrivati in cima, dopo avere dato tutto, inizia la discesa verso Montorio e quindi all’arrivo, ma…dopo 600m di leggera discesa, c’e’ ancora un tratto in salita di circa 500/600m, salita leggera che pero’ in quel momento, fa un male cane, seguita da un falsopiano e poi altri 300m di leggera salita: una bastardata, appunto πŸ™‚
Sulla prima salita mi affianca un biker del medio che appoggia la mano sulla mia spalla e mi supplica ‘hai acqua ?’ purtroppo la mia borraccia di sola acqua e ‘ a secco…mi spiace…e pensare che la borraccia con i sali e i carboidrati e’ arrivata a casa con almeno 100cc di contenuto, ma quando gliel’ho proposta era gia’ andato per la sua strada.
Da li in poi sento una presenza alle mie spalle, dopo un po’ controllo e vedo la sagoma di un altro biker, ma la discesa incombe e non ci si puo’ distrarre: rapporto massimo, e giu’ a pedalare a tutta in discesa, sul filo dei 65/70 km/h in alcuni punti, ma questa presenza non molla, continuo a spingere come un dannato, le gambe che urlano, e sempre quest’ombra che mi segue. Speravo di lasciarlo indietro, invece niente da fare…
Terminata la discesa inizia il piano, cerco di tenere una buona andatura, 45 km/h aiutato un po’ dalla leggerissima discesa, poi la strada spiana definitivamente e torno ai canonici 35 km/h di quel tratto, e sempre sento incombere questo biker alle mie spalle. Complice il vento (contrario) e la stanchezza di trainarlo dopo 10 km gli grido ‘scusa, ma devo sempre tirare io ?’, questo mi risponde ‘ho 74 anni, vai vai…non senti che vento che c’e’ ? mi fa male, devo stare al coperto’, una sorriso si fa strada sulle labbra e mentre gli faccio segno con il pollice che va bene e che sto io davanti, continuo ad andare.
Non per molto…dopo un po’ sono costretto a calare ancora il rapporto e di conseguenza la velocita’ ‘ehi, non ce la faccio piu” grido a quello che oramai pare essere il mio capitano cui sto tirando la volata, ‘vai vai…dai che arriviamo prima delle 12…’, ma oramai, a 1500m dall’arrivo sono proprio finito, calo ancora e mi assesto sui 25 km/h, quando, sul rettilineo che immette alla caserma i due che mi seguivano si spostano e mi passano. Non importa, io ho fatto la mia strada πŸ™‚
Entro nella caserma, e passo il traguardo vittorioso: vittorioso sulla notte insonne, sulla foratura, sulla fatica, guardo il tempo: 2:38 circa, tempo (per me…) grandioso. Passo sul tappeto del cronometrista, e non sento il bip. Pazienza, io so cosa ho fatto ed il tempo me lo sono preso, se compaio nelle classifiche ufficiali o meno a questo punto non mi interessa, io la mia gara l’ho vinta.
Giusto per togliermi lo sfizio, vado a chiedere informazioni al banco crono, il cui tecnico mi dice che sa del problema iniziale e che ha preso comunque il tempo a mano. Ottimo πŸ™‚ Vedo il tempo che mi hanno messo: 2:58 e rotti…eh beh πŸ™‚ 20 minuti in piu’ πŸ™‚ forse era meglio nessun tempo πŸ™‚ Io sono convinto del mio 2:38, anche perche’ per l’occasione avevo due computer da bici.
Secondo il tempo ufficiale dovrei essere 71mo su 97 della categoria cicloturisti, ma so che con il mio tempo sono tra il 30mo ed il 32mo πŸ™‚ oppure attorno al 270mo assoluto del percordo medio. Niente male, sono proprio soddisfatto. πŸ™‚
Vedro’ ora con il mio mister, CT e preparatore (mio fratello) cosa posso tentare di fare in futuro πŸ™‚
Ovviamente un plauso va anche a lui: incerto fino all’ultimo se fare il lungo o ripiegare sul medio, alla fine ha osato la sfida piu’ impegnativa, nonostante la preparazione che un inverno pieno di week end piovosi non ha consentito di portare a livelli decenti. Il tempo di arrivo non conta, in questi casi, anche se a gambe ferme rimane la delusione, ma il solo portare a termine questi percorsi e’ un’impresa da incorniciare.
ALLA PROSSIMA πŸ™‚

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