La difesa dei dossi

Leggo su ‘L’Arena’, il quotidiano di Verona:
Sull’argomento è intervenuto anche Riccardo Delfanti, consigliere della settima circoscrizione per l’Ulivo [ed ex presidente della stessa circoscrizione, quindi direttamente coinvolto nella decisione di installare i dossi NdB], ma per difendere la sistemazione della strada sotto accusa.
«La zona è illuminata, c’è la segnaletica. Forse si possono mettere segnali lampeggianti, ma ricordiamoci che esiste una responsabilità personale diretta da parte di chi aziona acceleratore e freni del mezzo che guida.

Eh no, caro Delfanti, non ci siamo, questa non e’ la risposta che la cittadinanza, ed i familiari delle vittime prima, ed i motociclisti in genere poi, si aspettano, qui non si parla della donna che dopo un estorsione decide di azionare l’acceleratore e di non fermarsi all’alt dei Carabinieri, non si parla di gente che va a 200 km/h in mezzo al quartiere, stiamo parlando di persone che viaggiano normalmente, a velocita’ del tutto accettabili e se facciamo riferimento al primo deceduto, cui la perizia attribuiva una velocita’ di 62km/h, nemmeno da ritiro della patente essendo entro i 40km/h di scarto dal limite. Eppure questi sono morti.
Sul fatto che la zona poi sia illuminata, i due morti sono ad indicare quanto lo sia, infatti se la luce c’e’ nei due dossi centrali, non si puo’ dire lo stesso per i due esterni, proprio uno dei quali ha causato entrambi i decessi. Non solo, anche fossero illuminati sono assolutamente invisibili di sera, quando piove, con la nebbia, quando dopo pochi mesi la vernice gialla delle strisce sbiadisce.
Ne abbiamo parlato per un’ora al ricevimento del battesimo della nipote di un comune conoscente, lei ha avviato il discorso, e io le ho parlato dei rischi, di tutti i dubbi circa i 30 km/h e nemmeno lei mi sembrava cosi’ convinto del provvedimento che era stato emanato evidentemente per tenere buoni coloro che minacciavano di bloccare il nuovo ponte, provvedimento che ora si sente in obbligo di difendere altrimenti tutti si chiederebbero perche’ non e’ stato rimosso dopo il primo morto. Ebbene, ora riduciamo tutto ad uno ‘e’ chi guida ad avere il comando del gas, ed e’ lui a decidere se morire o meno’. Mi spiace, ma non condivido questo punto di vista che mi sembra incurante dello situazione esistente che si e’ venuta a creare con questi limiti assurdi, ma soprattutto dei sentimenti delle famiglie che hanno perso un loro caro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.