Cicloturismo attorno ad Arco (TN)

Lo spunto me lo aveva dato l’amica di Facebook Emanuela, ancora molto tempo fa, per un giro in bici lungo il fiume Sarca, che dalle valli trentine ridiscende ad alimentare il lago di Garda. Dovendo passare un fine settimana nella città di Arco sono andato a spulciare la sua bacheca alla ricerca di informazioni come tracce e consigli, e così ho trovato un secondo giro interessante lungo la strada del Ponale, che sale da Riva del Garda al lago di Ledro, per cui due giorni e due giri in modalità cicloturismo.

Sabato 8 giugno 2019 – Ciclabile del Sarca

Parto da Verona non tanto presto quanto avrei voluto, per raggiungere Arco, mi sistemo rapidamente in hotel, sistemo la bici e parto. Finalmente, dopo una primavera stentata, la giornata è prettamente estiva, con un bel sole caldo. La città di Arco è ben dotata di ciclabili per cui imbocco quella che mi porta verso nord, a prendere quella che effettivamente affianca il Sarca, da li la ciclabile è su banchina isolata con due corsie, a volte un po’ troppo strette che possono diventare fonte di pericolo quando si incrociano ciclisti più sportiveggianti. La strada è comunque piacevole, il fondo perfetto ed il panorama accattivante, mentre si affiancano vigneti e coltivazione di frutta (credo fossero susine), si alternano saliscendi dolci che non offrono particolari problemi. Si procede in assoluta sicurezza e tranquillità, con l’unico punto degno di segnalazione in una rampa in cemento con una pendenza del 20% (a giudicare dal cartello) dopo circa 10.5km.
Arrivo a Sarche che ormai è ora di pranzo e mi sono approvvigionato in una bottega di prodotti tipici, uscendone con un ottimo panino con speck e formaggio che ho mangiato in un parchetto proprio dietro (basta girare attorno al caseggiato): potete anche fare ricarica di acqua.

Ripartito, dopo un po’ si inizia a costeggiare il lago di Toblino, con il suo caratteristico castello (Castel Toblino) che al momento era utilizzato per un matrimonio, con tanto di sposi intenti a farsi fotografare. Si può proseguire lungo il lungolago su una stretta ciclabile sterrata, ma molto caratteristica, con ponticelli in legno. Terminato il lago di Toblino e tenendo la sinistra in direzione S. Massenza, si inizia a costeggiare il lago omonimo, molto panoramico. Giunti al limite nord si passa in mezzo ad un bel parchetto, dove se si vuole ci si può riposare, in attesa della parte più impegnativa del giro, che è il ritorno: per i meno allenati o con bambini consiglio di rientrare per la stessa strada.

Subito abbandonato il parchetto iniziano alcune salite piuttosto impegnative, in particolare dopo 23.5km e 25km, con in mezzo un’illusoria discesa. C’è da dire però che la strada risulta comunque piacevole nella sua tranquillità, anche se il vento contrario rallenta un po’ la pedalata.

Proseguendo si arriva al lago di Cavedine, dove consiglio una sosta al centro vela che ci si trova sulla destra, anche perchè poi tocca l’ultima salitella di giornata, cambiando completamente paesaggio e trovandosi, in pochi colpi di pedale, in uno spazio quasi lunare, fatto di sassi di varie dimensioni e fattezze riempire completamente la vista, tanto da farmi pensare che “Morocche di Dro” derivi dal nostro dialettale “maroccoli” ovvero “sassi, pietre”, l’idea che mi sono fatto è che sia il frutto dei milioni di anni ed erosione con cui il ghiacciaio disegnò, a suo tempo, il lago di Garda.

Una volta che il percorso si ricongiunge con il tratto già attraversato all’andata, manca poco all’arrivo e non ci sono piu’ difficoltà da segnalare.

Facilità: prima parte, fino a nord del lago di S. Massenza facile, poi media difficoltà. Alla fine il giro completo comporta un certo dislivello.

Interesse: paesaggisticamente bello, molto vario lungo il percorso.

Fondo stradale: asfalto 100% a parte un breve tratto lungo il lago di S. Massenza.

Fattibilità: la prima parte è adatta a tutti, anche con bambini a patto di fare la salita in cemento al 20% a piedi, la seconda richiede un minimo di preparazione e sconsiglio se si hanno bambini.

Disponibilità rifornimenti: si passano paesi e luoghi abitati, per cui nessun problema.

Bici consigliata: vanno bene tutte, anche biciclette da città, purchè dotate di cambio.

La traccia:


Nota: a Pietramurata c’è un leggero errore, perchè la traccia originale portava in una strada dove adesso c’è un divieto d’accesso per le bici, seguire invece le indicazioni a terra ed i cartelli, oppure controllare preventivamente la traccia per tenere in considerazione questo cambio di percorso.

La galleria immagini:

Domenica 9 giugno 2019 – Strada del Ponale

Il giorno successivo parto abbastanza presto da Arco, in direzione Riva del Garda lungo una ciclabile che costeggia una strada trafficata, ma grazie alla separazione delle corsi il tutto si svolge in assoluta tranquillità, arrivati in città si deve fare attenzione, così come nel breve tratto di statale in uscita dalla città, ma la deviazione per iniziare la strada è dopo poche centinaia di metri quindi non presenta grossi problemi. Non sono necessari fanali o giubbino ad alta visibilità, perchè si abbandona la statale prima della galleria. Mettere il rapporto agile perchè si inizia con una salita ripida anche se per pochi metri.

Dopo dopo si passa dall’asfalto allo sterrato, ma è un fondo compatto anche se presenta dei sassi liberi, ma non è mai particolarmente problematico e si sale piuttosto agevolmente. La pendenza è pressochè costante e pedalabile e le gallerie offrono momenti di refrigerio nelle giornate accaldate com’era domenica, per cui ottime per una pausa. Gli scorci che si vedono del lago sono notevoli, ogni poche decine di metri viene voglia di fermarsi per una fotografia o per poggiare gli occhi su panorami che cambiano con il variare dell’altitudine e della posizione. Io ho trovato parecchia gente, e temo che con l’avanzare dell’estate la situazione non possa far altro che peggiorare, ma i cartelli indicano come i pedoni debbano stare a sinistra mentre i ciclisti a destra, tenendo a volte fisicamente separati i percorsi.

Arrivato alla fine della salita, con i suoi numerosi tornanti panoramici, c’è un bar ristorante, presso cui è possibile rifocillarsi se necessario, ma io ho proceduto. Terminata poco dopo la salita sterrata al 13mo km, si torna sulla statale asfaltata, piuttosto pericolosa vista l’alta velocità con cui giungono auto e moto, ma sono circa 400m dopo la si abbandona per riprendere lo sterrato che porta praticamente al lago di Ledro. Nella traccia c’è un errore, in quanto al km 14.4 ho preso per una salita asfaltata seguendo la traccia che avevo fatto, ma in realtà si può proseguire (basta controllare il ritorno). Si tratta di strada sterrata ma ben praticabile e solo verso la fine, quando diventa asfaltata si inerpica, uscendo da Pre di Ledro (dove c’è una fontana per riempire le borracce), su salite piuttosto ostiche per un paio di km, ad occhio attorno al 20%, fin quando si arriva in prossimità del lago.
Qui l’idea era di fare il giro del lago, 9.5km pianeggianti a dare ascolto alle cartine, ma il tempo è cambiato rapidamente passando da un sole cocente sulla salita a pioggia e freddo, per cui ho mangiato qualcosa al ristorante che si trova subito per poi rientrare lungo la stessa strada. La discesa non presenta difficoltà, ma attenzione ai pedoni con relativi bambini davanti e ciclisti scalmanati che arrivano da dietro.

Facilità: il percorso non presenta grosse difficoltà a parte il tratto finale che si può fare spingendo la bici, è comunque salita e richiede un minimo di preparazione, oppure l’uso di una bici elettrica. Sconsiglio di farlo in bici con bambini al seguito perchè il ritorno presenta dei pericoli dovuti alla conformazione della strada.

Interesse: molto bello e consigliato, ampi scorci a strapiompo sul lago e terrazze che consentono di fotografare i panorami, su Riva del Garda e la sponda veronese del lago.

Fondo stradale: la parte interessante è tutta sterrata, ma il fondo è buono e non presenta grosse insidie.

Fattibilità: la salita si può fare con un minimo di allenamento, ma se non volete dannarvi potete usare una e-bike. Il consiglio è di farla inizio primavera o autunno, in quanto poi il turismo aumenta notevolmente e con esso il traffico sulla salita, che può rendere meno piacevole l’ascesa e la discesa.

Disponibilità rifornimenti: non ci sono grossi problemi, alla fine della salita c’è un bar-ristorante con anche delle toilette a disposizione, salendo ancora si passa per Pra di Ledro c’è un minimarket (chiuso la domenica) e una fontana di acqua fresca.

Bici consigliata: consiglio vivamente una MTB, ho visto qualcuno con la bici da città me secondo me non è adatta.

La traccia:

La galleria immagini:

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